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EXECRATION – ‘Return To The Void’

Un ritorno al vuoto, una copertina che evoca i Grandi Antichi, divinità siderali, una dimensione ultra-terrena descritta dal poeta di Sanaa, capitale dello Yemen, vissuto nell’VIII secolo d.C. e che fece misteriosi pellegrinaggi fra le rovine di Babilonia e le catacombe segrete di Memphis. Trascorse dieci anni in completa solitudine nel grande deserto dell’Arabia Meridionale, il Raba El Khaliyeh, o… “spazio vuoto”. Appunto. Ma tutto questo non è mai esistito, lo sappiamo. Il Necronomicon (Al Azif), l’arabo pazzo Abdul Alhazred… tutte invenzioni di Lovecraft. Forse. Sta di fatto che tanti si ispirano a quell’universo, che inquieta, che attira, che rappresenta tutte le nostre ancestrali paure. Il death metal se ne ciba da decenni (pensate solo a al nome d’arte che si è scelto George Michel Emmanuel III: Trey Azagthoth), qual’ ora voglia prendersi una vacanza dalle solite bestemmie e liriche riguardanti smembramenti. Gli Execration ci proiettano musicalmente tra le braccia (tentacoli) di Cthulhu (addirittura i Metallica scrissero uno storico pezzo ispirandosi a lui). Il primo brano inizia con un chitarre armonizzate, suoni spaziali, distanti, per poi sbatterci in faccia un death metal fottutamente old school, nerissimo, inquietante, glaciale. Bei riff per un up-tempo diretto e ficcante, dove sentiamo anche un urlo in falsetto che ricorda tanto Ihsahn (che a sua volta sembra tanto King Diamond, nonostante nelle interviste dica che i suoi sporadici acuti siano ispirati a Rob Halford. Bhe, gli riesce male, ma non diteglielo). ‘Hammers Of Vulcan’ inizia con un altro, interessante riff, supportato da un pattern di batteria cucito in modo sartoriale sulla chitarra. Arpeggi, voce graffiante, grande atmosfera. Se gli Emperor suonassero death metal, suonerebbero così. ‘Nekrocosm’ è un sali-scendi emozionale tra death metal ed arpeggi ai limiti del black metal, con una batteria costantemente all’attacco per un pezzo dal mood metallicamente nero. Tecnicamente i norvegesi (aaaaah! Ora si spiega tutto!) sono sicuramente ottimi, ma non usano queste sicurezza nei propri mezzi per sbatterla in faccia al primo che passa, ma ne sono solo consapevoli, sapendo di poter usare molte più sfumature di nero. ‘Cephalic Transmissions’ è l’ennesimo cancello varcato il quale ci troviamo in un altra dimensione. Melodie oscure, cavalcate death metal, arpeggi (ancora) e voce distruttiva. Altro centro per un brano che usa le percussioni e le lunghe note delle chitarre distorte per creare un lisergico landscape lunare. Un finale da sentire in cuffia, tra assoli, riff azzeccati e un lavoro incredibile svolto dietro il drum kit da un ispiratissimo Cato Syversrud, un drummer che “suona” e non percuote. Breve intermezzo tra effetti liquidi di chitarre lontane (‘Blood Moon Eclipse’) e si riparte forse con il brano più black metal della tracklist: ‘Unicursal Horrorscope’, un pezzo epico e magniloquente, un monolite nero, spaziale, dove un break interessante lascia largo spazio a suoni alieni e al basso di Jonas Helgemo, prima di ripartire con un black metal furibondo sino alla fine del brano, dove passiamo nuovamente – in coda – ad un death metal epico e marziale. Traccia potentissima! Altro piccolo inquietante divertissement con ‘Through The Oculus’ e siamo pronti per la title-track. ‘Return To The Void’ è old school, lo è fino al midollo, ma rivestita di un qualcosa che non è di questa terra, con un dinamismo e una fantasia ritmica che lascia inebetiti. Voci (quasi) pulite, declamatorie, lontane, come se le sentissimo evocate durante un rito, sovrastano l’incessante martellare della batteria, mentre le chitarre si dividono sapientemente tra arpeggi e riff. Ancora black metal comunque… così… tanto per dirvelo, black metal fino a un finale thrash che come dicono i giovani: “ci sta tutto”. Headbanging assicurato per questo stacco tra i più memorabili del disco, in cui gli Emperor si fondono con gli Exodus sotto gli occhi e le orecchie dei Morbus Chron. Sono proprio gli autori di ‘Sweven’ uno degli “appigli” che potrei usare per descrivervi il sound degli Execration, ma questo disco signori, questo ‘Return To The Void’ è molto più nero e pesante. Molto. E si suona ancora alla grande con la bellissima ‘Det Uransakelige Dyp’, canzone posta in chiusura e che non so perché mi ricorda qualcosa dei Sadist di ‘Tribe’. Basso in primissimo piano, voci doppiate, drumming forsennato, una voce pulita straniante che fa a pugni con un growling bassissimo e infernale. La traccia termine su un tappeto di organo, tanto inaspettato quando perfetto nell’accompagnare una spaventosa voce sussurrata. Cosa dire di questo bellissimo ‘Return To The Void’? Che ha tutto quello che un amante dell’estremo potrebbe desiderare: tecnica strumentale, sinistre melodie, epicità, malvagia poesia, potenza. Mi piace credere che il Necronomicon esista e questa, credetemi, è la perfetta colonna sonora per la sua lettura.

“Che non è morto quello che può giacere eterno,
e con strani eoni persino la morte può morire”.
H.P. Lovecraft, ‘La città senza nome’, 1921.

Tracklist:
01. Eternal Recurrence
02. Hammers Of Vulcan
03. Nekrocosm
04. Cephalic Transmissions
05. Blood Moon Eclipse
06. Unicursal Horrorscope
07. Through The Oculus
08. Return To The Void
09. Det Uransakelige Dyp

Line-up:
Christian Johansen – voce, chitarra
Jørgen Maristuen – voce, chitarra
Jonas Helgemo – basso
Cato Syversrud – batteria

 

Editor's Rating

Alberto Biffi

Alberto Biffi

Alla tenera età di 11 anni fui folgorato sulla via di Damasco da una voce divina e soprannaturale (Bruce Dickinson), che mi guidò sulla retta via del Signore (R.J. Dio). Da allora ho vagato nel mondo metal cercando la mia giusta collocazione; dapprima come groupie (ma dovetti rinunciare presto, troppo brutto e peloso), poi come musicista coinvolto in innumerevoli progetti nell'area rock lombarda ed infine come umile scribacchino digital-musicale. Già redattore per Truemetal.it, Italiadimetallo.it, Metalitalia.com, Suonidistortimagazine.it ed altre innumerevoli realtà minori ma sempre e comunque professionali ed appassionanti, mi accingo ad iniziare questa nuova entusiasmate avventura con loudandproud.it.

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