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EX DEO – ‘The Immortal Wars’

Lo sbaglio da non fare con gli Ex Deo è quello di porsi verso la loro musica come potrebbe fare un norvegese di fronte ad una band di Orio al Serio che si proclama Viking Black Metal. “Con il sangue romano, con l’onore dell’aquila, siamo figli di Romolo, un sogno, un brivido, sempre con te, fino alla fine dei tempi, Ave Roma!”: con questo grido degno della curva Nord durante il Derby, l’italo-canadese Maurizio Iacono ci incita su ‘The Roman’, primo singolo estratto da ‘The Immortal Wars’. A parte il fatto che essere laziali (nel senso della Lazio) non rende automaticamente romani, anzi… (ma evitiamo paragoni calcistici e focalizziamo sulla musica), ‘The Immortal Wars’ è incentrato sulla seconda guerra punica tra i Romani, alla cui testa c’era Publio Cornelio Scipione detto l’Africano, e i Cartaginesi, guidati da Annibale Barca. Finì 3-0 per la Roma: 1500 le perdite romane contro le 24.000 puniche, con un bottino di guerra pari a 15000 prigionieri e 11 elefanti. Per un italiano – per non parlare di un laziale (stavolta nel senso della regione) – potrebbe risultare ridicolo che un gruppo canadese basi tutti i suoi concept su roba che come esci di casa ti si staglia davanti ricordandoti quando eri somaro a scuola; resta il fatto che il nostro Maurizione, fiero delle sue origini italiche e profondo conoscitore della storia di Roma, è capace di rendere la fierezza e la potenza delle legioni romane, la violenza delle battaglie e la solennità della vittoria. Le orchestrazioni vicine a un certo symphonic metal prettamente italiano affidate a Clemens Wijers, lo scream pulito e comprensibile, il doppio pedale mai invadente e le feroci chitarre death, avvicinati a strumenti e melodie dall’aura cinematografica rendono questo album una piccola oasi nel deserto alla quale abbeverarsi prima di partire alla distruzione di Cartagine. Dopo una prima parte in cui si punta l’obiettivo su Annibale e sulla sua impresa, il breve interludio ‘Suavetauriia’, degno di un colossal degli anni ’50 segna il cambio di prospettiva verso il punto di vista del generale romano incaricato di fermare la brutale avanzata dei cartaginesi sui loro elefanti. Si potrebbe azzardare a riconoscere una certa somiglianza con alcune soluzioni tipiche degli Avenged Sevenfold, mentre per quanto riguarda la produzione e la “prepotenza” verrebbe da accostarli agli Amon Amarth. ‘The Immortal War’ è molto simile al precedente ‘Caligvla’ senza però avere tracce memorabili né la sua stessa potenza. Certo non un passo indietro, ma comunque ci si sarebbe aspettata un’ulteriore crescita in termini di grandezza: ci sono anche qui orchestrazioni sontuose e riff trascinanti che riescono a evocare immagini di armature scintillanti al sole e stendardi svolazzanti ma manca quel quid che poteva far parlare di evoluzione. “I am the general you cannot kill” grida Iacono su “Ad Victoriam (Battle of Zama)” con la sua vociona grezza ci incita a partecipare all’ultima battaglia e a correre verso la vittoria: e chi siamo noi per disobbedire al richiamo di Roma?

Tracklist:
01. The Rise Of Hannibal
02. Hispania (The Siege of Saguntum)
03. Crossing Of The Alps
04. Suavetaurilia (Intermezzo)
05. Cato Major: Carthago Delenda Est!
06. Ad Victoriam (The Battle of Zama)
07. The Spoils Of War
08. The Roman

Line-up:
Maurizio Iacono – voce
Stéphane Barbe – chitarra
Jean-Francois Dagenais – chitarra
Dano Apekian – basso
Jonathan Leduc – tastiere
Max Duhamel – batteria

 

Editor's Rating

Mara Cappelletto

Mara Cappelletto

Il mio nome è quello del demone del sesto cielo dei buddhisti e può essere tradotto dal sanscrito come morte e pestilenza... in alcune lingue indoeuropee la Mara è un incubo. A casa giravano vinili di prog italiano e straniero, ma anche AC/DC, Litfiba, Pino Daniele e Ivan Graziani. Ho passato l’adolescenza, quella triste e solitaria, ascoltando punk e ska. Iniziata al power metal a 16 anni dal mio migliore amico che trafugava dalla macchina di sua sorella Halloween, Savatage e lacca per capelli, poco dopo ho scoperto il magico mondo del death e del thrash e ben presto, sono approdata al black, genere che da allora mi ha sempre accompagnato. Non esco mai senza la mia macchina fotografica e senza lo smartphone. Non è difficile incontrarmi in giro per i boschi del centro Italia. Ho collaborato con diverse webzine sia in veste di fotografa che di recens… rice? Recensitora? Recensitrice? Vabbe, ci siamo capiti.

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