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EVIL INVADERS – ‘Feed Me Violence’

Torna a bruciare la nera fiamma dello speed metal con l’atteso ritorno dei belgi Evil Invaders, band che negli ultimi anni ha saputo fare suo un genere ben radicato nei primissimi anni Ottanta e plasmarlo in modo che anche i fan dell’ultima ora potessero bere dalle sue mefitiche fonti. ‘Feed Me Violence’ arriva dopo l’ottimo full-lenght ‘Pulses Of Pleasure’ ed una manciata di EP che hanno permesso al gruppo di farsi conoscere in ogni anfratto del globo terracqueo, conquistato a suon di sanguinosi e rumorosi live. Se non siete mai riusciti a vedere gli Evil Invaders dal vivo vi consigliamo vivamente di salire in macchina e di recarvi ad uno dei loro prossimi show – anche se non sono per ora previste date in Italia, vabeh – per farvi spettinare e squarciare dal loro sound contundente e riproposto alla perfezione grazie ad una enorme tecnica esecutiva. Torniamo a ‘Feed Me Violence’ però, disco che ci consegna una band sempre infervorata e sclerotica, ma più matura rispetto a un paio di anni fa. Vediamo di fare chiarezza su quanto appena detto. La nuova fatica discografica non si discosta di molto dal debutto sulla lunga durata del 2015, ma è percepibile qua e là qualche indizio o artefatto che smaschera il lento ed inesorabile scorrere del tempo. Il sound si è fatto più omogeneo e impattante, si sente che i Nostri ormai sanno ciò che vogliono e, soprattutto, come ottenerlo. E se già in ‘Pulses Of Pleasure’ emergeva qua e là qualche ispirato solo – che spiccava come un pinnacolo all’interno dell’infernale magma sonoro – in ‘Feed Me Violence’ intravediamo un gusto melodico che trova sfogo nei continui duelli chitarristici e nelle spettacolari armonie che spezzano la valanga di velocità che ci travolge ogni volta che parte uno dei letali brani contenuti in esso. Come se non bastasse ecco che gli Evil Invaders danno sfoggio anche della loro nefasta abilità di creare atmosfere sinistre e stagnanti grazie ad arpeggi claustrofobici e vomitati direttamente dalle profondità dello Stige, senza che il flavour melodico di cui parlavamo prima venga messo disgraziatamente in disparte (‘Oblivion’ e la conclusiva ‘Among The Depths Of Sanity’). La voce schizoide di Joe ed una copertina che ci sogneremo ogni notte per i prossimi mesi sono poi le esplosive ciliegine sulla torta che danno all’insieme quel qualcosa in più. Fate vostro questo album, ora, subito, prima che questi quattro incazzati belgi vengano a prendervi a calci sulle gengive direttamente a casa vostra.

Tracklist:
01. Mental Penitentiary
02. As Life Slowly Fades
03. Suspended Reanimation
04. Broken Dreams In Isolation
05. Feed Me Violence
06. Oblivion
07. Shades Of Solitude
08. Anger Within
09. Among The Depths Of Sanity

Line-up:
Joe – voce/chitarra
Max – chitarra
Joeri – basso
Senne – batteria

Editor's Rating

Martino Brambilla Pisoni

Martino Brambilla Pisoni

Amante del metal e del rock fin da bambino (cresciuto a pane e Litfiba da mio fratello), della montagna, del Milan ed ovviamente della Spagna. Nel mio piccolo alfiere del metal spagnolo in Italia, faccio la spola tra Lecco e Madrid per poter assistere ai numerosi concerti delle band iberiche che da quasi 40 anni infiammano con il loro metal dannatamente classico il suolo spagnolo.

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