Loud Reports

EVERGREY – Il report del concerto @ Legend Club, Milano – 24.09.2017

Qualcuno dica agli Evergrey che non solo ora vedrò “sempre grigio”, ma forse vedrò “per sempre il buio”, visto che evidentemente pensavano di suonare su un palco degno del Wacken Oper Air. La band di Göteborg ha infatti allestito sul piccolo palco del Legend Club il suo personale impianto luci, che ha “spara-flashato” (cit.) gli astanti per tutta la sera in modo fastidioso e a volte insopportabile. Ok, chiuso l’ufficio sinistri di fantozziana memoria, possiamo parlare di quanto il sottoscritto si sia emozionato. ‘The Storm Within’ non solo resta per chi vi scrive uno dei migliori dischi degli ultimi anni, ma anche il terzo articolo pubblicato per Loud and Proud. Ne vado fiero. Gli Evergrey suonano un progressive malinconico che coinvolte l’anima e la fa danzare sotto una pioggia di lacrime. Rewind: torniamo indietro. Il locale si riempie lentamente ma in modo costante, e se durante l’esibizione dei bravissimi Subliminal Fear, tanto precisi sui propri strumenti quanto visibilmente emozionati, si ha già un buon numero di persone, si arriverà ad una importante affluenza con i greci Need. I pugliesi tengono il palco con maestria e consumata esperienza e nonostante sia la prima volta a Milano riescono a conquistarla già dai primi brani. La loro musica virerebbe in modo preoccupante verso un deathcore scontato se non fosse per i loro arrangiamenti ricercati, l’approccio della chitarra di Doddo Murgolo (ai confini con un certo industrial) e sopratutto per l’incredibile amalgama delle due voci. Carmine Cristallo è dotato di un ugola d’oro e un ottima estensione ma è la sua intonazione disumana a colpire nel segno. Menzione anche per Savino Dicanosa, un cantante che sa come calcare le assi di un palco con il suo growling moderno e devastante. Promossi a pieni voti! Dalla Puglia alla Grecia con i Need che catalizzano l’attenzione di tutti con il loro riuscito incrocio tra Fates Warning, Nevermore, Tool e Leprous. Il pubblico non si vuole perdere nemmeno un passaggio strumentale di questa splendida band, con un Jon al microfono davvero bravo nel districarsi nel dedalo di partiture varie e coinvolgenti. Ravaya alla chitarra inserisce anche passaggi di ellenica musica folk, che ben si amalgamano con la proposta del gruppo. Un altro centro per questa sera che parte decisamente bene. Gli Evergrey salgono sul palco e quando nel fumo vediamo stagliarsi l’imponente figura di Tom Englund non possiamo che iniziare ad applaudire. La band suona divinamente e sopratutto può attingere a una serie di canzoni davvero bellissime, emozionanti. Emozione sarà la parola d’ordine della serata, con ragazzi emozionati che cantano ogni parola di ogni canzone, con musicisti emozionati e divertiti nel suonare i propri brani per un pubblico mai così vicino e intimo e sopratutto le emozioni che la voce di Tom riesce a smuovere ogni volta che si avvicina al microfono. Henrik Danhage sciorina una serie di chitarre da brivido (una più bella dell’altra) nel corso della serata e si renderà protagonista di assoli tanto tecnici quanto sentiti e suonati con lo stomaco e con il cuore. Virtuosismi anche per un carichissimo Joahn Niemann al basso, che riesce a eseguire fill rapidissimi incastonandoli in partiture calde e viscerali. ‘Distance’, ‘Black Undertown’, ‘A New Dawn’, ‘The Grand Collapse’ sono solo una parte dei bellissimi brani che la band suona per noi, concentrata, attenta a guardare le espressioni dei presenti, cercando continuamente un interazione che non può che far vivere di vita propria dei brani così empatici. Si spengono le luci sul palco (per fortuna) e si accendono quelle del Legend. Noi contenti e commossi, ci infiliamo i nostri occhiali da sole e condotti dai nostri cani guida torniamo verso le nostre case con molte diottrie in meno ma tanta felice malinconia in più.

Foto di Luca Bernasconi

Alberto Biffi

Alberto Biffi

Alla tenera età di 11 anni fui folgorato sulla via di Damasco da una voce divina e soprannaturale (Bruce Dickinson), che mi guidò sulla retta via del Signore (R.J. Dio). Da allora ho vagato nel mondo metal cercando la mia giusta collocazione; dapprima come groupie (ma dovetti rinunciare presto, troppo brutto e peloso), poi come musicista coinvolto in innumerevoli progetti nell'area rock lombarda ed infine come umile scribacchino digital-musicale. Già redattore per Truemetal.it, Italiadimetallo.it, Metalitalia.com, Suonidistortimagazine.it ed altre innumerevoli realtà minori ma sempre e comunque professionali ed appassionanti, mi accingo ad iniziare questa nuova entusiasmate avventura con loudandproud.it.

Post precedente

CHURCH OF VOID - 'Church Of Void'

Post successivo

TARCHON FIST - Lontani dall'estinzione