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EUROPE – ‘Walk The Earth’

La gente paga per venire a vederti live e per ascoltare sempre e solo quella canzone, lamentandosi di brani magistrali colpevoli solo di non essere stati scritti nel 1986 e di non essere finiti in quel fatidico album, contentente appunto quella canzone. La gente oggi ti considera ancora un fenomeno da stadio, una comparsa all’interno della storia del rock, quel rock fatto di capelloni e aderenti vestiti di pelle sprigionanti ormoni. La gente beh, si dovrebbe un attimo fermare e pensare: “Ok, ma in trentacinque anni di attività avranno registrato qualche altro disco no? Avranno scritto altre canzoni che non inizino con una tastiera da tormentone?” Eh, sarebbe finalmente il caso di dare per certa la qualità di cinque bravissimi musicisti svedesi che da ormai trentun’anni si portano sulle spalle quella pesante croce, capace di divorare qualsiasi altra dimostrazione di squisità abilità e di ricercatezza musicale. Fortunatamente chi ha fame di conoscenza ha saputo scavalcare il muro della mediocrità e guardare dall’altra parte, in quel giardino dorato in cui aleggiano gli spiriti dei grandi, di coloro che negli anni Settanta hanno gettato le basi del più raffinato hard rock di classe. Ed ecco che come un dono portato dalla cicogna del rock arriva a farci visita questo ‘Walk The Earth’, nuovissimo lavoro targato Europe – sì, se non si fosse capito stavamo parlando proprio di loro – e sentito omaggio alla vecchia scuola, mai paga di insegnare a fare musica anche a quasi cinquant’anni di distanza. Deep Purple, Uriah Heep (!), Black Sabbath, David Bowie (!!) e Thin Lizzy (!!!) sono le influenze che si fanno largo tra i dieci brani della nuova fatica europiana registrata, guarda un po’, ai giusto un pelo conosciuti Abbey Road Studios. Nomi mica male, eh? Che senso ha dimostrare ancora qualcosa, soprattutto dopo aver venduto milioni e milioni di copie in giro per l’Universo? Che senso avrebbe gettare in pasto ai fan gli avanzi di quello che ormai è stato e mai più tornerà? I due signori Tempest e Norum se ne sbattono, se ne fregano di chi ha ancora le loro foto incollate sulle pagine del diario in mezzo a quelle dei Duran Duran e di Sandy Marton. Andate da Michaeli a chiedere se vi suona ancora quelle solite note di sempre (sì, dai proprio quelle…) invece di lasciarsi andare tra oscure ed opprimenti trame che ci mostrano il lato più dark degli Europe. E il motore ritmico? Con un Haugland che pesta come non mai, seguito a ruota dall’incessante metronomo Levén è dura poter anche solo pensare a quello che ormai è solo un fantasma pop, un riflesso di quello che i mass media ai tempi volevano. Niente sterili track by track, solo un consiglio, un invito a dare (più di) un ascolto alla title-track, all’affascinante ‘Pictures’ – eccolo qui Bowie! – alla vivace e diretta ‘Kingdom United’ e alla trascinata e avvolgente ‘Turn To Dust’ e vi sarete fatti un’idea di quanto elegante sia la musica degli Europe nel 2017. Prima di concludere una precisazione: non rinneghiamo quanto fatto dal gruppo nel suo passato più “sotto i riflettori” eh, chiariamo… Solamente vogliamo dare una scossa agli intorpiditi ascoltatori che riducono una carriera di tutto rispetto a un album e una canzone soli. Peace & Love amici!

Tracklist:
01. Walk The Earth
02. The Siege
03. Kingdom United
04. Pictures
05. Election Day
06. Wolves
07. GTO
08. Haze
09. Whenever You’re Ready
10. Turn To Dust

Line-up:
Joey Tempest – voce
John Norum – chitarra
John Levén – basso
Mic Michaeli – tastiere
Ian Haugland – batteria

Editor's Rating

Martino Brambilla Pisoni

Martino Brambilla Pisoni

Amante del metal e del rock fin da bambino (cresciuto a pane e Litfiba da mio fratello), della montagna, del Milan ed ovviamente della Spagna. Nel mio piccolo alfiere del metal spagnolo in Italia, faccio la spola tra Lecco e Madrid per poter assistere ai numerosi concerti delle band iberiche che da quasi 40 anni infiammano con il loro metal dannatamente classico il suolo spagnolo.

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