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ETERNAL IDOL – Il report del concerto @ Rock Town, Cordenons (PN) – 21.01.2017

Si dice che la prima volta non si scorda mai e sebbene lo show del 21 gennaio non sia stato il primo per nessuno dei musicisti che sono saliti sul palco del Rock Town di Cordenons, la serata resterà negli annali come il primo concerto in assoluto degli Eternal Idol.

Il gruppo, contraddistinto dalla fusione vocale degli stili di Fabio Lione e Giorgia Colleluori, ha appena dato alle stampe il debut ‘The Unrevealed Secret’ che sta ricevendo pareri favorevoli da parte di critica e pubblico e la serata funge quindi da release party per amici e fan. Quando i cinque musicisti fanno il loro ingresso sul palco, il bel locale a pochi passi da Pordenone è già pieno e ‘Evil Tears’ ci fa subito apprezzare come la coesione tra i due cantanti sia buona anche dal vivo, nonostante sia stato possibile eseguire solo una sessione di prove in preparazione della serata. Le attenzioni sono ovviamente rivolte al Fabio nazionale che svolge con la consueta classe il proprio compito, regalando a tutti i presenti la sua calorosa interpretazione. L’interazione con Giorgia non si limita all’aspetto sonoro, ma si estende anche a giochi di sguardi, a volte più dolci, a volte di sfida, in funzione dei brani presentati. C’era curiosità per vedere se la giovanissima cantante di Monfalcone fosse in grado di riproporre con la stessa precisione dell’album il proprio stile personale e multiforme e la risposta è sostanzialmente positiva. Se si è notata qualche imprecisione la causa va principalmente ricercata nella generosità con cui Giorgia ha interpretato il proprio ruolo on stage e siamo sicuri che man mano che l’esperienza dal vivo aumenterà, la cantante sarà in grado di gestirsi al meglio, incanalando le proprie energie nella giusta direzione. ‘Beyond’ e specialmente ‘Awaken In Orion’ sono state semplicemente spettacolari per il trasporto con cui Giorgia ha interpretato i brani. Durante la serata sono stati presentati tutti i brani del debut anche se sono stati suonati in un ordine diverso rispetto all’album e inframezzati da alcune canzoni tratte dagli ultimi due album degli Hollow Haze, tra cui ‘Life Has No Meaning’ e la conclusiva ‘No Rest For The Angels’. Si è trattato di uno show molto diretto, senza spazio per inutili assoli presentati solo per guadagnare del tempo. Questo approccio senza fronzoli ha riguardato anche il dialogo con il pubblico che è stato limitato allo stretto necessario. Se la dinamicità garantita dalla febbrile performance dei due cantanti non è stata replicata dagli altri componenti della band è stato probabilmente dovuto alle dimensioni piuttosto contenute del palco. Nick Savio, l’anello di congiunzione tra Hollow Haze e Eternal Idol, è rimasto relegato sulla zona destra del palco, perfetto in tutte le sue parti, da quelle di accompagnamento ai taglienti assoli, ma quasi mai ‘al centro’ dell’azione. Discorso analogo per Andrea Buratto che ha martellato il suo basso con la consueta precisione dal lato opposto del palco, restandosene sempre in secondo piano. Un discorso a parte va invece fatto per Camillo Colleluori che dopo essersene rimasto per un’ora e mezza sepolto dietro all’immenso drum kit e aver rischiato l’esaurimento fisico durante la tellurica ‘Hall Of Sins’, a fine concerto ha voluto ringraziare di persona il caloroso pubblico per il sostegno, conscio e orgoglioso del fatto che questo progetto ha trovato compimento anche grazie al supporto dei tanti presenti.

In conclusione un debutto che è stato impreziosito dalla complicità dei due cantanti e dalla complementarità delle loro voci. Molti dei brani sembrano scritti apposta per essere suonati dal vivo, con delle melodie avvincenti e dei ritornelli azzeccati. Bisogna lavorare un po’ sullo stage acting e sul coinvolgimento del pubblico, ma il tempo gioca sicuramente a favore degli Eternal Idol anche perché oltre alla validità del materiale musicale possono contare su musicisti dalla grande tecnica. Per chi volesse vedere la band dal vivo, ci sarà un mini tour spagnolo di quattro date nella prima metà di febbraio e poi alcune serate a Vercelli, Milano e Mantova.

Testo e foto Roman Owar

Roman Owar

Roman Owar

La folgorazione, non proprio spontanea, ebbe luogo sui campi di basket dei Ricreatori di Trieste negli anni ’80, quando chi non ascoltava Priest, Maiden e Saxon era automaticamente fuori dal gruppo. Negli anni tante cose sono cambiate, ma non l’amore per il metal tradizionale che mi ha spinto ad avvicinarmi alla carta stampata nel nuovo millennio, prima sulle colonne di Flash e successivamente su Metal Maniac. Credo fortemente nell’ispirazione divina di Kai Hansen e Michael Kiske, non ho mai avuto demoni al di fuori di King Diamond e mi permetto un’unica divagazione dalla “via classica” ovvero il progressive metal. Non capisco perché chi mi conosce sostiene che io non sia obiettivo a proposito dei Kamelot.

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