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ESCLAVITUD – Rumbo Al Paraìso

Tenerife non sarà la capitale mondiale del metal, ma è spesso fucina di ottime e valide band. Prendiamo gli Esclavitud per esempio… Il loro ‘Return To Eden’ (qui recensito) ha scosso questa calma e placida estate, grazie ad un mix accattivante e riuscito di prog e heavy classico. Un sound internazionale che avvicina la musica degli Esclavitud a quanto fatto dai padrini del genere.
Il bassista Ramón ci ha quindi parlato del nuovo lavoro targato Esclavitud, della scena canaria e di altre cosette molto interessanti che troverete man mano che vi immergerete in questa intervista. Buon viaggio!
“(Ramón) Un piacere poter parlare con voi. Siamo molto felici di vedere le frontiere aprirsi per la nostra musica. Gli Esclavitud sono una rock band delle Isole Canarie, attiva da 21 anni e con tre dischi già registrati. Stiamo presentando il nuovo ‘Return To Eden’ con una nuova formazione. A Alex Guerra (chitarra), Mauro Martín (batteria) e Ramón Cebrían al basso si è infatti aggiunto da poco il nuovo cantante Marc Quee.”

Esclavitud 1

‘Return To Eden’ è un disco magistrale, un lavoro che mescola heavy e prog metal, senza tralasciare altre influenze. Chi si occupa del songwriting nella band?
“Al momento di comporre ci affidiamo alla collaborazione tra tutti i membri del gruppo. Il processo di songwriting si realizza al 90% in sala prove. Qualcuno porta un’idea, un riff o una melodia per esempio, e tutti collaboriamo con idee e arrangiamenti. E’ un lavoro d’insieme che ci fa sentire tutti partecipi e crediamo fermamente che porti ricchezza alla nostra musica.”

Le lyrics del nuovo album trattano un argomento comune…
“Esatto. Il disco è concettuale dal punto di vista lirico. Partiamo dall’idea del profondo degrado dell’umanità, di quanto siamo lontani da quello che molte correnti di pensiero si sono sempre auspicate: raggiungere una società libera, giusta e senza distinzioni, in equilibrio con ciò che ci circonda. Viviamo in una distopia, nel lato oscuro dell’utopia. Utilizziamo l’analogia con l’Eden per ritrarre questo momento dell’umanità in cui ci si libera dei poteri concreti che ci governano e che ci tengono ancorati a un mondo crudele e ingiusto, per arrivare a quella società libera di cui ti parlavo poc’anzi. Abbiamo costruito così una narrazione in prima persona della storia di un viaggio, un viaggio di comprensione, impegno e azione finalizzati alla libertà dell’umanità.”

Molto interessante! Come va dalle vostre parti? E’ difficile per una band Canaria emergere a livello continentale e suonare fuori da Tenerife e dalle altre isole?
“Mah, è una situazione simile a quella vissuta da altre band spagnole, con l’aggiunta però della nostra lontananza dal continente. Siamo a 2000 km dall’Europa e ciò implica un grande investimento di tempo e denaro per le band e i promoter. Arrivano degli aiuti dal Governo Autonomo delle Canarie, che mitigano un attimo la situazione, però non è la stessa cosa per una band canaria prendere un aereo (con tutti i problemi logistici che ne conseguono) rispetto a un gruppo peninsulare che può salire con gli strumenti su di un furgone e andare a suonare, per esempio, a Madrid, Roma o Torino. E’ un handicap molto grande per le band canarie che si può superare con organizzazione, voglia e professionalità. Inoltre ci sono pochi locali per suonare anche qua da noi. Riguardo alla scena ti posso assicurare che le band canarie non hanno nulla che invidiare a band di tutto il mondo. Ascoltate gruppi come Underground Kombustible, An Endless Path, The Raxman, The Zeronaut, Disoomnia, Neomaniac e tanti altri che non vorremmo dimenticare… o classici come Guerrilla Urbana o Krull… c’è un sacco di talento!!!”

Tra l’altro sono molte le band spagnole che scelgono di cantare in castigliano. Cosa vi ha spinto a cantare in inglese? Cercate magari un sound e un pubblico più internazionali?
“Beh, è stato un processo così semplice e naturale… Marc ha sempre cantato in inglese. Ci ha proposto di provare a vedere come uscivano i brani del nuovo album cantati in inglese e in 2 minuti ci siamo convinti del fatto che fosse la scelta giusta. Da quanto abbiamo sentito Marc cantare la title-track abbiamo realizzato che quella fosse la strada giusta da seguire. Era incredibile! A dire il vero già dalla nascita della band avevamo pensato di cantare in inglese, però decidemmo diversamente dopo l’arrivo del vecchio cantante Adrián, concentrandoci su dei brani scritti in castigliano.”

Ci sarà un tour per promuovere il disco nuovo?
“Stiamo provando a organizzarlo con tutte le nostre forze. Vorremo girare la Spagna in autunno-inverno, visitando i vari club. C’è la possibilità di suonare all’estero per la prima volta, forse in Francia. La prossima estate proveremo a suonare in qualche festival nella Penisola Iberica. Ovviamente ci piacerebbe suonare in Italia…qualche proposta?”

Speriamo di vedervi presto dalle nostre parti! Tornando al vostro sound, come definireste il vostro stile? Più orientato al prog o al metal classico?
“Ci piace parlare di “stile Esclavitud”. Siamo eclettici perché abbiamo un ampio ventaglio di influenze. Dagli Opeth ai Supertramp, Motörhead o Kiss, Iron Maiden o Death, Rush, Dream Theater, Toto… ci piace il rock, ci piace il jazz, la musica classica… ci piace la MUSICA! Noi proviamo a fare ciò negli Esclavitud, a fare la nostra musica. Ci definiscono heavy, prog-rock… non ci importa l’etichetta. Siamo quello che siamo: una band di musica creativa senza etichette.”

Esclavitud 3

Perfetto! Grazie mille per questa interessante chiacchierata!
“Grazie a voi per il tempo che ci avete concesso e per il vostro appoggio. Speriamo di visitare l’Italia per condividere con voi la nostra musica. Sarebbe un sogno che si avvera per noi!”

Discografia:
‘Involución’ – 2006
‘Condenados Al Paraíso’ – 2011
‘Return To Eden’ – 2017

Line-up:
Marc Quee – voce
Alexis Guerra – chitarra
Ramón Cebrián – basso
Mauro Martín – batteria

Martino Brambilla Pisoni

Martino Brambilla Pisoni

Amante del metal e del rock fin da bambino (cresciuto a pane e Litfiba da mio fratello), della montagna, del Milan ed ovviamente della Spagna. Nel mio piccolo alfiere del metal spagnolo in Italia, faccio la spola tra Lecco e Madrid per poter assistere ai numerosi concerti delle band iberiche che da quasi 40 anni infiammano con il loro metal dannatamente classico il suolo spagnolo.

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