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EPICA – ‘The Solace System’

Odio parlar male di un’uscita discografica, e se questa viene realizzata da una band verso la quale nutro una sincera stima odio anche solo non parlarne bene. Ma odio ancor di più dire le bugie, proprio non ce la faccio, la considero una forma di tradimento, in primis di ciò in cui credo. Tra le cose in cui credo c’è anche una semplicissima teoria. Se mi ritrovo ad ascoltare lo stesso EP formato da sei tracce per quattro volte consecutive e per la maggior parte del tempo mi trovo a scuotere la testa, beh allora c’è qualcosa che non va. No, gli Epica non sono impazziti, suonano ancora il symphonic metal che li ha portati ad un meritato successo, ma questa release mi ha fatto capire chiaramente quanto sia sottile il filo sul quale l’equilibrista circense cammina. L’equilibrista qui è il compositore di symphonic metal (e negli Epica ce ne sono ben cinque), colui che deve trovare con cura certosina il mix perfetto tra le orchestrazioni, le parti ritmiche, i riffs, le melodie vocali delle diverse voci soliste ed i cori. E non è un lavoro semplice. A volte basta che anche solo uno di questi elementi strida e.. e ci vuole un attimo per cadere giù. La fortuna degli Epica è che qui sotto ci sia una bella rete. Questo è “solo” un EP, e la band, dopo aver infilato un filotto di album maiuscoli, aveva quasi un fisiologico diritto di sfornare una release non all’altezza di tutti i platters che l’hanno preceduta. La sensazione è che gli Epica siano stati troppo sicuri del loro talento pubblicando queste sei tracce di brani che non erano state inserite, a ragione, nell’ultimo disco, il pregevole ‘The Holographic Principle’ (per il quale il sottoscritto aveva già scritto l’entusiastica recensione e l’intervista relativa su queste stesse pagine). Questi pezzi non sono baciati dalla stessa ispirazione di quelli dell’album o non ci sembrano dotati della stessa coesione (vedi l’iniziale titletrack). Le varie parti musicali, le vocals, le chitarre ritmiche e le orchestrazioni, per lunghi tratti sembrano troppo slegate tra di loro perché il tutto non risulti, invece che un’armonioso mix, un’accozzaglia di sezioni strumentali o melodie, ancorché del tutto piacevoli se prese singolarmente. Forse vi chiederete il perché, allora, di un voto comunque non insufficiente come il 65, una sufficienza abbondante. Beh, perché in fondo gli Epica rimangono comunque gli Epica, la tecnica degli olandesi rimane ineccepibile (in particolare alcuni assoli di Isaac Delahaye), così come la produzione potente ed equilibrata. E poi qualcosa di valido c’è anche qui, innanzitutto un pezzo veramente bello come la ballad chitarristica ‘Immortal Melancholy’ (dal testo tristissimo e già sentita in versione pianistica), dove la voce di Simone Simons ci intrattiene con dolcezza con il mero accompagnamento delle chitarre, e basta a non far affondare la barca insieme alla potente ‘Wheel Of Destiny’ e ad una ‘Architect Of Life’ che con qualche ritocco avrebbe potuto essere più entusiasmante. Questa volta gli Epica hanno imbarcato un sacco di acqua, volete scommettere che la prossima volta il Capitano Mark Jansen li metterà tutti in riga?

Tracklist:
1. The Solace System
2. Fight Your Demons
3. Architect Of Light
4. Wheel Of Destiny
5. Immortal Melancholy
6. Decoded Poetry

Line-up:
Mark Jansen – chitarra ritmica, growls/screams
Coen Janssen – tastiere, sintetizzatore, piano
Simone Simons – voce
Ariën van Weesenbeek – batteria,
Isaac Delahaye – chitarra solista, backing vocals
Rob van der Loo – basso

Editor's Rating

Massimo Incerti Guidotti

Massimo Incerti Guidotti

Ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: tre incarnazioni del Sabba Nero in altrettante decadi, il canto di un Dio tra Paradiso (Perduto) ed Inferno, i fiordi ed i Kamelot in Norvegia, lo Sweden Rock Festival, il Fato Misericordioso ed il Re Diamante, il sognante David Gilmour a Pompei, i Metal Gods in Polonia, uno straziante Placido Domingo alla Scala. Sono stato sommerso dal fango in Svizzera per il 'Big 4'... ma sono ancora qui. E tutti quei momenti non andranno mai perduti nel tempo, perchè: "All I Want, All I Get, Let It Be Captured In My Heart".
Modenese, metallaro, milanista, nonostante tutte le sue nefandezze, amo la vita e la possibilità che l'arte (a 360°: in primis cinema, letteratura e fumetti) mi offre di viaggiare con la mente sprigionando la mia fantasia. Basta un disco o un concerto per sentirsi in Finlandia sotto una nevicata, anche se il paese più affascinante e variopinto del mondo rimane la nostra Italia. Doom on!

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