Il rapporto tra gli Epica e l’Italia è davvero speciale e non passa anno senza almeno un concerto della formazione olandese nel “bel paese”. Anche gli svizzeri Eluveitie sono ormai abitualmente dalle nostre parti, con una collaborazione storica proprio con l’Estragon Club di Bologna, location di questa interessantissima serata.
Gli svedesi Scar Symmetry sono chiamati ad aprire la serata davanti ad un pubblico che sta ancora affluendo all’interno del capiente club bolognese. La band scandinava non brilla di certo per originalità ed il death metal melodico proposto si stempera decisamente con prevedibile puntualità in prossimità di ogni chorus, dove sono le melodicissime vocals pulite a prendersi la scena. Il tratto distintivo del gruppo dal vivo è proprio l’uso massiccio di clean backing vocals nei ritornelli, a creare dei cori ai confini con il power metal in brani che restano sempre piuttosto tirati e trascinanti facendo sfoggio di buona tecnica. Le cose migliori arrivano quando i nostri dimostrano di poter spaziare anche in ambito prog come in ‘Chaosweaver’, che ci ricorda a tratti gli Arcturus più accessibili. La carica non manca, la sensazione di “nè carne nè pesce” neppure.
Agli attesissimi Eluveitie basta l’attacco della nuova ‘King’ doppiata dall’altrettanto carica ‘Nil’ per conquistare da subito il convinto supporto del caloroso pubblico radunatosi all’Estragon. Tra le formazioni di folk metal, quella svizzera è una di quelle che meglio riesce a incarnare, sia su disco che dal vivo, la passione per la propria terra d’origine. Il primo sensibile rallentamento della serata è proprio un omaggio alle Alpi con ‘Il Richiamo Dei Monti’ cantata nella sua apprezzata versione italiana. La sensazione è che gli Eluveitie mostrino il loro lato più interessante quando smettono di seguire per qualche minuto il solito canovaccio della fast song con il classico, ancorchè piacevolissimo, giro folk portante, per osare di più, ed ostentare fieramente il proprio lato più sperimentale, quello che sfrutta pienamente la presenza nella line-up di strumenti come il flauto, il violino ed il mandolino. La presenza in scaletta di molti brani veloci piuttosto accessibili racconta invece di una scelta diversa, quella di puntare sull’energia di pezzi come ‘From Darkness’ (sempre dall’ultimo disco ‘Origins’) e ‘Neverland’ per far scatenare un pubblico che mostra di gradire decisamente. Lo show, che ha messo in mostra un carismatico “Chrigel” Glanzmann nei growls in efficace contrasto con la voce melodica di Anna Murphy, ha il suo gran finale con le belle melodie di ‘Alesia’ ed il classic folk metal party della conclusiva ‘Inis Mona’.
Gli Epica raccolgono con entusiasmo il guanto di sfida lanciato dagli Eluveitie e già con le iniziali ‘The Second Stone’ e ‘The Essence Of Silence’ (brani dell’ultimo album ‘The Quantum Enigma’) confermano di attraversare un momento di grande forma anche dal vivo. La scaletta differisce da quella milanese proposta esattamente un anno prima all’Alcatraz per l’inclusione di ‘Sensorium’, ‘Martyr Of The Free Word’ e ‘Solitary Ground’. L’avvenenza di Simone Simons è abbinata ad uno straordinario talento vocale messo al servizio di composizioni complesse e per nulla banali. In ambito symphonic metal il gruppo olandese rappresenta ormai da molti anni uno degli acts di punta della scena ed anche se lo status attuale del gruppo, in grado di organizzare tour da headliner con cadenza annuale sembra calzare a pennello alla formazione, resta negli appassionati della band la speranza di vedere questi abili musicisti in grado di fare la transizione da club ad arene che in passato è riuscita brillantemente in questo genere soltanto ai Nightwish. Gli Epica, attualmente, suonano forse troppo prog ed ostici per fare breccia tra un pubblico più ampio, sfornassero delle nuove ‘Cry For The Moon’ (sempre splendida dal vivo) forse avrebbero più chances di fare il grande salto (e se lo meriterebbero) ma in fondo ci piacciono anche così, con la cattiveria e la foga tipicamente death metal nell’approccio vocale del chitarrista fondatore Mark Jansen sempre in bella evidenza. Ai brani più compatti e brevi già citati poc’anzi gli Epica alternano brani magniloquenti, epici e lunghi come ‘Design Your Universe’ e la conclusiva ‘Consign To Oblivion’. Virtualmente gli olandesi sono una macchina quasi perfetta anche dal vivo. Non hanno il carisma strabordante dei più grandi nomi del metal e non hanno inventato un genere, ma lo hanno perfezionato in modo mirabile.

Testo di Massimo Incerti Guidotti

Luca Bernasconi

Luca Bernasconi

Classe 1972, fotografo professionista rock-metal di matrice prettamente “old school”.
Come fotografo, ho collaborato con Metallus.it, Truemetal.it, Metal Hammer Italia e dal 2005 al 2015 sono stato fotografo ufficiale di Metal Maniac.
Il mio sito personale: www.lucabernasconi.com
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