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EMPYREAN THRONE – ‘Chaosborne’

1996, esce in tutte le sale cinematografiche il film ‘Dal Tramonto All’Alba’, diretto da Robert Rodriguez su una sceneggiatura concepita da Robert Kurtzman e Quentin Tarantino. Quale fu peculiarità di quella pellicola? Un incipit assolutamente pulp, di qualità, di quel pulp tarantiniano che tiene incollati allo schermo con dialoghi serrati e scene da pugni nello stomaco. Il film poi, colpo di scena, si trasformerà in modo fluido ma improvviso in uno splatter horror da lasciare annichiliti. In poche parole, veniamo “ingannati”, presi per mano e portati da un genere a un altro con una naturalezza e maestria da lasciarci attoniti. Lo fanno anche gli Empyrean Throne, band black metal (ma poi vedremo quanto questo termine sia, nel loro caso, castrante) statunitense. Arrivano da Lake Forest (che nome black!), California, e sono prodotti e mixati da Mick Kenney (Anaal Nathrakh). I Nostri esordiscono con dei brani che sono assolutamente e inconfutabilmente ascrivibili ad un black metal sinfonico, con moltissimi rimandi ai più noti Cradle Of Filth e Dimmu Borgir. Un brano come ‘The Twilight Order’ lascia pochi dubbi e nonostante il flavour orientale, delle chitarre soliste classicamente metal e un mood death metal, anche il secondo brano (‘Sed Nomini Tuo Da Gloriam’) può essere inquadrato come un pezzo black, epico e magniloquente. Con ‘Usurping The Obsidian God’ le cose iniziano a complicarsi: un sound più aperto, spaziale, con tastiere che assurgono a ruolo di protagoniste, una parte sinfonica che ripudia ogni strumento elettrico, con degli archi che prendono tutto il palcoscenico, dipingendo un paesaggio oscuro e distante. ‘Usurping The Obsidian God’ si avvicina al black unico e affascinante dei Covenant di ‘Nexus Polaris’ (1998, Nuclear Blast Records). Suoni perfetti, freddi ma non inumani, per un black metal che ci fa viaggiare nel tempo, quando la musica del diavolo era terreno fertile per ogni tipo di sperimentazione, perché in fondo, si dice che Lucifero ami la libertà. La componente death metal si fa preponderante con ‘The Devouring Mark’, con un sound che spesso ricorda Nile e Behemoth, con quei suoni marziali, epici, magniloquenti. La voce è ancora più simile a quella di Popeye, clonando praticamente l’impostazione di Nagash in brani ormai storici come ‘The Sulphur Feast’. ‘From The Mouth Ov The Black Icons’ è maligna, con archi onnipresenti a suonare un sottofondo incisivo ma non invadente. Qui l’epicità si fa sfrontata, con parti di voce pulita ed evocativa, cori portentosi e un sound generale che inizia a traghettarci (come detto) verso altri lidi. Da questi punto della tracklist in poi la mutazione è ormai a uno stadio troppo avanzato per essere fermata, con le chitarre soliste sempre più melodiche, arrangiamenti enormi e cambi di tempo inaspettati ma desiderati. Voci declamatorie che spesso ricordano proprio gli Anaal Nathrakh, cori che ci aspetteremmo in band viking death, e strumenti acustici in gran quantità. Si arriva a sfociare anche nel folk e questo con una liquidità e naturalezza tali che chi vi scrive si è trovato più di una volta a controllare il suo iPod, convinto di aver erroneamente premuto il pulsante di skip e ritrovarsi a sentire un altra band. Pazzeschi. La titletrack con i suoi 7 minuti è forse il pezzo più rappresentativo di questa mutazione spontanea, al punto che ascoltandola immediatamente dopo il primo brano, sfido chiunque a intuire che siano la stessa band. Il tutto però funziona se il disco viene preso non solo nella sua interezza ma anche se ascoltato nell’esatta successione dei brani. Un vero viaggio musicale. Violoncelli, tuoni, tamburi e tanto folk nella pagana ‘Haereticus Stellarum Part I’, prima di tornare al blackened death metal cinematografico di ‘Haereticus Stellarum Part II’. Addirittura dei gabbiani e una voce poetica e dolce ci accoglie nell’ultima traccia ‘Follow The Plaguelord Part II: The Harbinger Ov Pestilence’ dove i Dimmu Borgir si incontrano con il classic metal ottantiano. Che dire? Un disco sul quale, viste le premesse, non avrei puntato 1 centesimo, si è invece rivelato come una delle uscite più interessanti che siano passate in redazione negli ultimi mesi. C’è tanta carne al fuoco, ma tutto gira alla perfezione, senza indugiare in barocche esagerazioni o palesi forzature. Come diceva Guido Angeli: “provare per credere”.

Tracklist:
01. The Twilight Order
02. Sed Nomini Tuo Da Gloriam
03. Usurping The Obsidian God
04. And None Shall Rise
05. The Devouring Mark
06. From The Mouth Ov The Black Icons
07. Stormrite Ascension
08. Chaosborne
09. Haereticus Stellarum Part I
10. Haereticus Stellarum Part II
11. Follow The Plaguelord Part II: The Harbinger Ov Pestilence

Line-up:
Andrew Knudsen – voce
Mike Brennan – chitarra
Spencer Strange – chitarra
Grey – basso
Leviathan – batteria

Editor's Rating

Alberto Biffi

Alberto Biffi

Alla tenera età di 11 anni fui folgorato sulla via di Damasco da una voce divina e soprannaturale (Bruce Dickinson), che mi guidò sulla retta via del Signore (R.J. Dio). Da allora ho vagato nel mondo metal cercando la mia giusta collocazione; dapprima come groupie (ma dovetti rinunciare presto, troppo brutto e peloso), poi come musicista coinvolto in innumerevoli progetti nell'area rock lombarda ed infine come umile scribacchino digital-musicale. Già redattore per Truemetal.it, Italiadimetallo.it, Metalitalia.com, Suonidistortimagazine.it ed altre innumerevoli realtà minori ma sempre e comunque professionali ed appassionanti, mi accingo ad iniziare questa nuova entusiasmate avventura con loudandproud.it.

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