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ELOY – ‘The Vision, The Sword And The Pyre – Part I’

Per Frank Bornemann, Giovanna d’Arco dev’essere una specie di ossessione. Già in passato, il leader storico degli Eloy aveva dedicato alla leggendaria giovane condottiera francese che aveva guidato la rivolta contro gli inglesi nel quindicesimo secolo, più di un tributo musicale. E da tempo aveva rilevato l’intenzione di creare un intero concept album su di lei. Questo momento è finalmente arrivato, e ‘The Vision, The Sword and The Pyre’ è la prima parte – il sottotitolo lascia intendere – di questo concept. E ripercorre fedelmente la storia di Giovanna, anzi Jeanne d’Arc, dalla sua nascita fino alla liberazione di Orleans dalle armate inglesi, passando per il richiamo divino e per il giuramento di castità prestato dalla giovane guerriera. Bornemann ha studiato a lungo la storia di Jeanne, si è documentato ed ha tirato fuori un concept esaustivo e suggestivo dal punto di vista testuale. E l’aspetto musicale? E’ stato curato allo stesso modo, come da tradizione Eloy. Bornemann è un perfezionista e si sente: il disco ha un forte sapore concettuale, testi e musica sono un tutt’uno, e non mancano parti parlate a congiungere tra loro le vicende di Jeanne. Queste parti però non appesantiscono il disco, tutt’altro. ‘The Vision, The Sword and The Pyre’ si snoda tra atmosfere sospese, passaggi quasi da soundtrack e momenti di squisito progressive rock moderno. Sì perché, nonostante l’età sua e della band, Bornemann ha saputo creare un’opera tanto profonda quanto musicalmente avvincente e per certi versi immediata. Ci sono momenti addirittura trascinanti, come nel potenziale anthem new prog ‘The Prophecy’, oppure in ‘The Sword’, dove una maestosa parte corale riprende le melodie di ‘Company Of Angels’, dall’ormai lontano ‘The Tides Return Forever’ del 1994. Al netto del fatto che a 72 anni suonati Frank Bornemann è ancora più che credibile nel ruolo di cantante, oltre che in quello di musicista e soprattutto compositore, l’uso dei cori e l’alternanza di voci differenti sono elementi ricorrenti del disco, oltre che una costante nella produzione più recente degli Eloy. Che a un certo punto si ricordano di essere stati definiti per anni la versione tedesca dei Pink Floyd e piazzano con ‘Why?’ un brano dalle sonorità dilatate che sa tanto di ‘Time’ e di altri classici dell’epoca d’oro della formazione inglese. E’ sempre difficile presentare un disco dal carattere concettuale così marcato, ma possiamo certo dire che Frank Bornemann e i suoi Eloy fanno del tutto onore al nome e alla storia della band, oltre che del movimento prog in generale, senza limitarsi a un omaggio sterile del passato. ‘The Vision, The Sword and The Pyre’ è un disco intenso e affascinante, oltre che un viaggio di grande suggestione nella storia e nella leggenda.

Tracklist:
01. The Age Of The Hundred Years’ War
02. Domremy On The 6th Of January 1412
03. Early Signs… From A Longed For Miracle
04. Autumn 1428 At Home
05. The Call
06. Vaucouleurs
07. The Ride By Night… Towards The Predestined Fate
08. Chinon
09. The Prophecy
10. The Sword
11. Orléans
12. Les Tourelles
13. Why?

Line-up:
Fank Bornemann – voce, chitarra
Hannes Folberth – tastiere
Michael Gerlach – tastiere
Klaus-Peter Matziol – basso
Bodo Schopf – batteria

Editor's Rating

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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