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ELECTROCUTION – Il male intrinseco del death metal

Mi ritrovo a intervistare una delle band che maggiormente colpì le mie giovani orecchie metallicamente estreme. Gli Electrocution dopo lo sfolgorante esordio (‘Inside The Unreal’ 1993) sono tornati nel 2014 con un album che ha dissetato i fan di tutto il mondo. Stanno per tornare, e noi di Loud and Proud ci siamo subito avventati come degli avvoltoi su una carcassa (che immagine death metal!). A metà intervista, in accordo con la band, ci siamo permessi di giocare con gli stilemi del death, subito supportati da una divertita band che, forte della propria preparazione ed esperienza può anche permettersi di rilassarsi e scherzare. Un intervista “corale” che ha preso la piega di una chiacchierata tra amici al bar. “Mario! Un Campari col bianco! Grazie.”
Ciao ragazzi, dopo il vostro ritorno ne è trascorso di tempo! Cos’è successo nel frattempo?
“(Mick) Ciao Alberto! Abbiamo solo messo a ferro e fuoco qualche palco in giro per lo stivale.”
“(Neil) Tre anni di palco da headliner o in apertura di grandissime band come: Cannibal Corpse, Napalm Death, Cattle Decapitation, Sodom, Dark Tranquillity, Demolition Hammer, Insomnium, Dark Funeral, Hail Of Bullets, Morgoth e molti, molti altri. Al momento ci siamo fermati per dedicarci al terzo album.”
“(Vellacifer) Non mi ci far pensare. L’attesa di tornare sul palco è snervante per me!”

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Ci avete fatto un regalo davvero inaspettato con la cover dei Death. Assolutamente ben riuscita! Pazzesco come qualsiasi band death metal dal forte tasso tecnico, prima o poi debba tributare il Maestro. Non trovate?
“(Mick) Chuck è un’icona per il Death Metal. Tutti abbiamo imparato dai Death. Per noi è stato naturale scegliere una loro cover da suonare live e dopo averla suonata sul palco per un paio di anni abbiamo deciso di registrarla in un video e dedicarla al 50simo compleanno di Chuck. ‘Flattening Of Emotions’ è probabilmente il brano Death Metal che preferisco in assoluto.”
“(Vellacifer) Sì, vero! Ricordo di essere stato io il primo a proporre quel brano. Fortunatamente Mick mi diede man forte e tutti furono entusiasti (e timorosi) per la scelta. Adoro quel brano. Ha una intro meravigliosa e la legnata che ti dà quando partono tutti gli altri è devastante. La risposta del pubblico dal vivo è impressionante.”
“(Mick) È l’unico brano che suoniamo senza metronomo e sicuramente questo fattore contribuisce a dargli quell’enfasi che riporta ai primordi. Dal vivo i fan l’adorano e pare proprio che anche il video sia piaciuto tantissimo.”
“(Vellacifer) Nella registrazione, senza quasi rendermene conto, mi sono trovato a rallentare molto in certe parti. Il risultato ci ha decisamente convinto e abbiamo scelto di tenerla così. L’ho registrata di getto e questo le ha dato la capacità di trasmettere il rispetto che abbiamo noi tutti per Chuck e i Death.”

Ci sono state rivoluzioni nella line-up davvero consistenti. Mick si dedicherà solo alla voce e l’unico confermato è Vellacifer alla batteria. Parlateci un po di questi stravolgimenti.
“(Mick) La reunion era nata per produrre un secondo album in studio. Non avevamo velleità di tornare sul palco. Successivamente però mi sono reso conto di voler portare avanti il progetto. Max ed Alex, sia per problemi logistici che di tempo materiale, hanno deciso di lasciare il testimone ad altri e questo mi ha permesso di reclutare nuovi elementi. Ci sono voluti tre anni per arrivare ad una nuova formazione stabile:
Vellacifer è un tritacarne alla batteria. Ma non è solo veloce, ha gusto e studia sempre soluzioni interessanti e non scontate. Neil Grotti, è un compositore e chitarrista ritmico da paura, si cimenta bene anche sulle soliste. Proviene da Neurasthenia ed è parte del progetto solista di Lehmann. Alessio Terzi è giovanissimo ma di grande tecnica e gusto. Ha una preparazione classica alle spalle e questo gli permette di sviluppare assoli che mi lasciano spesso a bocca aperta. Mat Lehmann proviene dai Neurasthenia ed è leader del suo progetto omonimo. Assieme a Neil è stato turnista di Blaze Bailey. Si tratta di un bassista tecnicamente preparatissimo ed eclettico. Questo gli permette di suonare con il sei corde fretless e di dare la giusta impronta alla nostra musica.”

Quando uscirà il prossimo disco? Regalate ai lettori di LAP qualche succosa anticipazione?
“(Mick) Il nuovo album uscirà nel 2018 e l’idea è quella di farlo uscire a primavera.”
“(Neil) Stiamo tirando fuori l’anima più nera di Electrocution.”
“(Mick) Sicuramente grazie soprattutto alla presenza di un cultore dell’old school come Neil, i riff e gli arrangiamenti sanno di anni novanta! Ci stiamo trascinando nell’inferno del Death Metal primordiale pur cercando di mantenere una produzione di alto livello.”
“(Neil) Sì, la produzione che stiamo ottenendo nel mio studio è il risultato di una ricerca di squadra, per ottenere le giuste sonorità che possano far risaltare al massimo ogni strumento e allo stesso tempo risultare un’unità sonora che trasmetta la brutalità e il male intrinseco del Death Metal.”
“(Alessio) Neil è in grado di studiare riff pazzeschi, per cui poi studiare gli arrangiamenti risulta molto naturale e divertente. A volte mi trovo a dover pensare assoli su ritmiche assurde che mi stimolano davvero tanto!”
“(Vellacifer) La stile di Neil si sente e io lo adoro perché prima di tutto è un fan, come me del resto. Il pubblico ne sarà felice! Sarà devastante.”

Credo che il metal sia un genere temporalmente trasversale, unisce generazioni di musicisti e di ascoltatori. Ne è un esempio l’ingresso in formazione del giovanissimo Alessio Terzi.
“(Mick) Nella nostra band effettivamente sono presenti ben 3 generazioni di musicisti. Questo dimostra proprio ciò che affermi: il VERO metal non ha età e NON è una moda.”
“(Vellacifer) Incredibile come un ragazzo di 22 anni possa essere cresciuto conoscendo ed apprezzando band Old School.”

Alessio, sei il più giovane della band, e la tue età mi porta a pensare che il tuo background sia forse un po diverso dagli altri membri della band. Me ne puoi parlare?
“(Alessio) La mia passione per la musica è nata quando avevo 11 anni con l’hard rock, tant’è vero che gli AC/DC erano i miei idoli indiscussi. Vedere Angus Young scatenarsi sul palco mi ha motivato a cambiare strumento e passare dal pianoforte alla chitarra. Con il tempo i miei gusti si sono evoluti e sono passato a generi sempre più pesanti. Il mio amore per il Death è relativamente recente e sto continuando a scoprire il genere tutt’ora. Anche grazie agli altri membri di Electrocution che mi consigliano quei dischi che hanno comprato quando erano ancora giovani (risate; ndA).”

Conoscevi già il gruppo?
“(Alessio) No, ho saputo che cercavano un chitarrista tramite una condivisione su facebook. Per curiosità ho ascoltato i loro brani sul web ed essendomi piaciuti molto mi è sembrata una buona idea offrirmi per occupare il posto vacante.”

Vellacifer, è ormai da tempo che io e te ci sentiamo regolarmente e posso considerarti un amico. Non sei una persona statica, immobile e congelata nelle tue idee. Sei un uomo dalla mente molto aperta e disposto ad imparare e crescere ogni giorno. Questo aspetto si rispecchia anche nel tuo drumming? Insomma non mi sembri il classico mitragliatore privo di dinamica e sentimento.
“(Vellacifer) Grazie Alberto, tra noi c’è affinità, lo si deduce dal fatto che entrambi abbiamo lo stesso hair stylist (maledetto! Ndr). Hai colto in pieno: non sono lo stereotipo del batterista death metal tutto doppia cassa a manetta a blast beat come se non ci fosse un domani. Mi piace molto evolvermi esplorando altri generi. Sono stato sempre spinto dall’istinto, spinto da quello che la musica mi trasmette, appagando così la mia sete di metallo con un drumming incisivo e potente ma, al tempo stesso, studiato per dare il corretto risalto alle varie parti del brano. La velocità estrema, senza variazioni di tempo, può rendere il pezzo statico e paradossalmente meno potente.”

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Alex ha abbandonato la band per i crescenti impegni, ma mi pare di aver capito che comunque rimarrà come una sorta di “presenza” nella vita della band. Parteciperà in qualche modo a dei progetti futuri?
“(Mick) Ormai sono anni che si è trasferito a Los Angeles per cui, continuare con la band sarebbe stato un po’ difficile. Alex ed io abbiamo un legame di amicizia che risale al 1990 e quindi, anche se uscito dalla band, rimane comunque un riferimento per me. Sarà sicuramente ospite nell’album e, chissà che nel futuro non si possa organizzare con lui ancora qualcosa. Ma al momento non abbiamo progetti in mente se non quello di andarlo a trovare il prima possibile.”

Gli Electrocution provengono dalla scena death italiana della prima ora. Eravate voi, i Sadist, i Detestor, gli Antopofagus e davvero pochi altri. Nel nostro immaginario collettivo formavate una sorta di scena al pari di quella floridiana. Era davvero così? C’era collaborazione, o tutto si riduceva ad una guerra di bottoni, in cui le poche band lottavano tra loro per poter raccogliere i consensi dei fan più estremi?
“(Mick) Ho già sentito discorsi simili, ma noi non ci sentivamo propriamente parte di una scena “italiana”. Eravamo tutti parte di una rete ben più grande. Non ci sentivamo in guerra con nessuno anche se, effettivamente, altri si sentivano in guerra con noi. Dalla reunion gli hater si sono manifestati nuovamente e questo mi rende orgoglioso! Significa che stiamo facendo un buon lavoro! Stiamo comunque cercando di costruire la giusta collaborazione per rendere più forte la scena Italiana e dare valore alle band che valgono davvero, per conquistare finalmente il posto che meritano! Una cosa che dovrebbero capire i molti invidiosi che popolano la scena.”

Quali sono le band death metal tricolore che, a vostro avviso, non hanno raccolto quanto meritavano?
“(Vellacifer) Purtroppo posso dire che fin dagli anni 90 l’essere Italiano sia stato penalizzante. Paradossalmente c’era e c’è ancora, seppure in forma ridotta, una sorta di mafia.”
“(Mick) Alcuni gruppi della scena Italiana meriterebbero tanto di più di ciò che hanno ottenuto, ma non mi sento di nominare band in particolare.”
“(Vellacifer) Molti sono stati messi da parte e non considerati, perché Italiani.”
“(Mick) Noi stessi fummo penalizzati parecchio nei confronti delle etichette estere, ma le cose stanno cambiando, perché la musica delle band nostrane esce dai confini grazie ad internet.”

E quali sono invece (sputiamo i nomi!) le band straniere (sempre in ambito death) che hanno goduto di una sorta di aurea di mistica sopravvalutazione?
“(Vellacifer) Napalm Death? Lo dico piano però!”
“(Mick) Nooo. Non sono d’accordo. Poi non mi sento di sparare nomi in negativo. I gusti sono gusti e poi il pubblico giudica per conto suo.”

Mick, cosa ricordi dei primi passi degli Electro? C’era la consapevolezza di far parte di una sorta di team di “pionieri”? Insomma, sarebbe stato molto più facile per voi imitare i Maiden, o i Black Sabbath. Eravamo in Italia, non in Svezia o Florida.
“(Mick) Non ne avevamo assolutamente idea. Eravamo completamente affascinati da questo genere ed adoravamo (e adoriamo tuttora) il death metal della Florida, ma non solo. Adoravamo Sepultura, Slayer, Death, Deicide, Obituary, Pestilence, Entombed, ecc. Volevamo suonare come i grandi e non ci chiedevamo molto cosa stessero facendo gli altri in Italia. Andavamo dritti come dei treni. Convinti. Impegnatissimi ogni giorno, settimana dopo settimana lavoravamo alla nostra musica e sognavamo di essere come loro. Eravamo dei teenager e, secondo me, avevamo la giusta forma mentis del musicista. Eravamo mente e corpo per la band. Se vuoi ottenere qualcosa devi essere concentrato al 100% su quello che fai. Ora stiamo finalmente ritrovando una alchimia simile e sono convinto che i fan lo stiano già percependo.”

Da qui, ci divertiamo con i ragazzi degli “Electro”, sfottendo bonariamente coloro che, rivolgendosi a musicisti e/o fan del death metal, fanno da sempre le solite, stupide domande.

Insomma, intendiamoci, il death metal è solo rumore… soprattutto quello più tecnico è solo un’accozzaglia di riff che posti su una tablatura suonano come un codice binario: 1-0-0-0-0-1-1-00-1.
“(Alessio) Beh, sono uno studente di Informatica ed in quanto tale il codice binario mi affascina. Direi che non c’è genere musicale più adatto per me!”
“(Mick) Sì ma c’è anche il vomito, le budella e non dimenticare l’ignoranza che regna sovrana, percepibile osservando l’head banging. Nel technical poi, sono ignoranti uguale, ma fanno finta di saperne e sparano riff strani che sembrano roba da musicisti bravi, ma non se ne accorge nessuno, perché appunto siamo tutti gnucchi (risate, Ndr.).”
“(Vellacifer) Esattamente! Poi con quella voce orribile che rutta tutto il tempo ti fa capire che qualche patologia si è insinuata dentro le nostre menti. Pare che dietro quel codice binario ci siano alieni come Galati e Bilia provenienti dalle galassie più profonde. La NASA indaga… “
“(Mick) Indaga, ma coi guanti: che c’è del putridume.”

Per non parlare poi dei testi. Nemmeno un film horror polacco di serie Z si abbasserebbe a scrivere idiozie simili.
“(Mick) Strano perché solitamente copio i dialoghi di horror di serie A! Comunque i miei testi sono volutamente incomprensibili, così rimescolo le carte e nessuno ci capisce nulla. Tanto chi se li legge i testi death metal? Gli Obituary ce l’hanno insegnato e noi abbiamo imparato!”

Senza offesa, ma per me la musica è ben altra, voglio dire… Eros Ramazzotti, Claudio Baglioni, Max Pezzali (Martino Brambilla Pison, leggi! Ndr.). Quelli sono brani che puoi cantare sotto la doccia, con i pezzi death metal come faccio? Dovrei prima mangiare una impepata di cozze e berci mezzo litro di birra, poi respirare ed emettere un rutto portentoso. Ecco, forse mi avvicinerei al vostro cantato.
“(Mick) Noi scriviamo musica come Ramazzotti, Baglioni e Pezzali, mescolata tutta insieme ed il risultato sono le nostre canzoni. Se tu non riesci a cantarla sotto la doccia è un problema tuo. Io riesco benissimo e con il reverbero naturale del bagno viene una figatona! Con i problemi al fegato, il medico mi ha detto di smetterla con birra e cozze, per cui ora solo lemon soda e cavoletti di Bruxelles e, non credevo, il risultato dei rutti è ancora migliore: più sgranati e vomitevoli. In alcuni punti delle nuove registrazioni puoi sentire gli schizzi dei pezzettoni che colpiscono il microfono. Molto più gore!”

Anche la batteria è un piatto martellare. Vogliamo mettere con il jazz? La dinamica, il tocco.
“(Vellacifer) Mi chiedo chi sia io per contraddirti! Direi che il jazz sia la risposta alle preghiere che tutta l’umanità ha fatto nei secoli. Cambi di tempo repentini, potenza totale e riff così devastanti che caro amico metallaro levati proprio.”

Guardiamoci nelle palle degli occhi… suonate death metal perché non avete studiato musica e non sapete suonare i vostri strumenti, vero?
“(Vellacifer) Mah, io sinceramente so leggere a malapena l’italiano, aiutandomi con il dito sulle parole, figurati se abbia mai potuto studiare la musica… ma va là! Sinceramente quando si parla di suonare death metal è chiaro a tutti che non occorre studiare ed allenarsi. Cosa fai, studi per essere un bravo musicista e poi ti metti a fare un bordello simile? Ma dai su. Io colpisco a caso e questo è il massimo che posso fare. Neil non sa nemmeno cos’è una chitarra, Alessio è convinto che sia una tromba e Lehmann suona il basso come faceva Repetto degli 883.”
“(Alessio) Queste affermazioni sono solo frutto di un fraintendimento: in realtà ho studiato musica moltissimo, solo che non ci ho capito niente!

Torniamo seri… quali sono stati i risultati ottenuti con il vostro comeback di 3 anni fa? Vi aspettavate reazioni differenti?
“(Vellacifer) La Reunion è stata accolta alla grande dal pubblico, soprattutto sotto il palco! ‘Metaphysincarnation’ ha avuto delle recensioni mostruose in tutto il mondo. Il Lavoro di Alex Guadagnoli in fase di scrittura è stato incredibile! Il pubblico ha avuto ciò che ci aveva chiesto e sono orgoglioso di averne fatto parte.”
“(Mick) Sinceramente non sapevo cosa aspettarmi. Quello che ho fatto l’ho fatto per il piacere di fare musica, indipendentemente dalle reazioni. Le reazioni sono state buone: meglio così. Poi i gusti del pubblico sono imprevedibili e non mi ci metto nemmeno a cercare di capirli. Per cui la musica che facciamo deve prima di tutto, soddisfare noi. Per esempio, non sono soddisfatto del mio growl in ‘Metaphysincarnation’, ma a molti piace tanto. Nel prossimo album invece sta uscendo proprio come piace a me!”

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Insisto: indiscrezioni sul prossimo disco? Quali sono le aspettative che riponete su di esso? Posso immaginare che nei prossimi festival estivi sarete presenti in modo massivo. Sbaglio?
“(Mick) Vorrei poterti dare qualche anticipazione gustosa, ma anche noi stiamo aspettando alcune conferme e non mi sento ancora di poter svelare nulla. Posso però dirti che l’argomento dei testi sarà legato alla mente umana ed alle sue mille sfaccettature. Per quest’inverno abbiamo in programma di fare uscire uno o due video sui brani nuovi… non vedo l’ora! Stiamo lavorando per i live del 2018 e contiamo di partecipare ai festival estivi.”

Ragazzi, grazie per il vostro tempo!
“(Tutti) Grazie mille a te e a tutti i lettori di Loud and Proud. Ci vedremo nuovamente live!”

Discografia:
Inside The Unreal (1993)
Metaphysincarnatio (2014)

Line-up:
Mick – voce
Neil Grotti – chitarra
Alessio Terzi – chitarra
Mat Lehmann – bassoBasso
Vellacifer – batteria

Alberto Biffi

Alberto Biffi

Alla tenera età di 11 anni fui folgorato sulla via di Damasco da una voce divina e soprannaturale (Bruce Dickinson), che mi guidò sulla retta via del Signore (R.J. Dio). Da allora ho vagato nel mondo metal cercando la mia giusta collocazione; dapprima come groupie (ma dovetti rinunciare presto, troppo brutto e peloso), poi come musicista coinvolto in innumerevoli progetti nell'area rock lombarda ed infine come umile scribacchino digital-musicale. Già redattore per Truemetal.it, Italiadimetallo.it, Metalitalia.com, Suonidistortimagazine.it ed altre innumerevoli realtà minori ma sempre e comunque professionali ed appassionanti, mi accingo ad iniziare questa nuova entusiasmate avventura con loudandproud.it.

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