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DUSIUS – ‘Memory Of A Man’

Per chi scrive, chiunque si fregi della definizione “viking metal” deve essere per lo meno nato sopra a una latitudine di 54° 33′ 35″N. Malgrado lo sforzo di riconoscere loro una certa energia e un’ottima produzione, la scontatezza di alcune soluzioni, l’utilizzo di strumenti e melodie lontane dal vero background territoriale dei sette musicisti impediscono di apprezzare al meglio questo lavoro che – seppur genuino nelle intenzioni – risulta troppo barocco e confuso. Se non fossi stata obbligata ad ascoltare l’album nella sua completezza per doveri redazionali, mi sarei fermata alla prima canzone, pensando fosse un gruppo demenziale. Altro punto a sfavore, la pronuncia agghiacciante dell’inglese: se nelle parti growl la cosa non si nota, nelle parti pulite e melodiche la erre arrotata e vari difettucci qua e là sono veramente troppo evidenti: perché non provare ad utilizzare la propria lingua madre, magari utilizzando tematiche più vicine alle proprie origini culturali? La band ha buone idee, spalmate però su tredici tracce: tredici canzoni sono tante anche per un album dei Finntroll, figuriamoci per una band italiana che cerca di inserirsi in un ambiente fin troppo saturo e sputtanato. Molto interessanti le parti più oscure e “cattive” mentre per quanto riguarda il frangente più power e Rhapsody-oriented la sensazione è quella di un “vorrei ma non posso” causata dalla mancanza di originalità e di mezzi, fondamentali se si vogliono adottare determinate soluzioni. I sette (dico sette) ragazzi emiliani – in un futuro non troppo lontano – faranno sicuramente ancora parlare di loro, cresceranno e troveranno la loro personalissima strada.

Tracklist:
01. Funeral March
02. Slainte
03. Desecrate
04. The Rage Of Gods
05. Worried
06. One More Pain
07. Dear Elle
08. Dead-End Cave
09. Hope
10. The Betrayal
11. Coldsong
12. Funeral March II

Line-up:
High – voce
Rocco – chitarra
Kra – chitarra
Alle “Il Malvagio” – tastiere
Davide – flauto, cornamusa, hurdy-gurdy
Paso – basso, voce
Fab – batteria

Editor's Rating

Mara Cappelletto

Mara Cappelletto

Il mio nome è quello del demone del sesto cielo dei buddhisti e può essere tradotto dal sanscrito come morte e pestilenza... in alcune lingue indoeuropee la Mara è un incubo. A casa giravano vinili di prog italiano e straniero, ma anche AC/DC, Litfiba, Pino Daniele e Ivan Graziani. Ho passato l’adolescenza, quella triste e solitaria, ascoltando punk e ska. Iniziata al power metal a 16 anni dal mio migliore amico che trafugava dalla macchina di sua sorella Halloween, Savatage e lacca per capelli, poco dopo ho scoperto il magico mondo del death e del thrash e ben presto, sono approdata al black, genere che da allora mi ha sempre accompagnato. Non esco mai senza la mia macchina fotografica e senza lo smartphone. Non è difficile incontrarmi in giro per i boschi del centro Italia. Ho collaborato con diverse webzine sia in veste di fotografa che di recens… rice? Recensitora? Recensitrice? Vabbe, ci siamo capiti.

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