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DØDSENGEL – ‘Interequinox’

A cinque anni dal magnificente e pesante mattone ‘Imperator’, i Dødsengel tornano con il full length ‘Interequinox’, un album di puro Black Metal eclettico e teatrale quanto basta per destare fin da subito l’attenzione dell’ascoltatore. In perfetto equilibrio tra vecchio e nuovo, tra scuola norvegese e influenze care a tutti quei gruppi provenienti dal mediterraneo – per non parlare delle strizzate d’occhio alla scena americana – gli “angeli della morte” ci propongono un lavoro appassionato e coinvolgente, alleggerito di tutti quei fronzoli che nell’album precedente non avevano fatto altro che rendere l’ascolto un’agonia di 150 minuti circa. Stavolta invece le melodie coinvolgenti, l’ipnotico lavoro delle chitarre e l’inconfondibile e camaleontica voce di Kark fanno sì che dalla prima all’ultima traccia non si senta mai la stanchezza. Per quanto riguarda il lato compositivo, i cambi sono dietro a ogni angolo: rimandi alla psichedelia anni ’70 cedono il passo a più moderni suoni dronici, riff di chitarra in puro stile TNBM si accostano a linee vocali che ricordano i Rotting Christ; spingendosi in territori che nessuno si sarebbe immaginato. È proprio lo stupore che la fa da padrone durante tutto l’ascolto: niente è mai come ci aspettiamo che sia. Anche se ci sarà chi storcerà il naso (come al solito) inneggiando a un imbastardimento del genere o lamentandosi per questo o per quel motivo, Interequinox è un un’esperienza intensa, drammatica, imprevedibile, epica e merita assolutamente di essere annoverato tra i migliori album di questa prima parte del 2017.

Tracklist:
01. Pangenetor
02. Prince Of Ashes
03. Værens Korsvei
04. Emerald Earth
05. Opaque
06. Illusions
07. Palindrome
08. Ved Alltings Ende
09. Rubedo
10. Gloria In Excelsis Deo
11. Panphage

Line-up:
Kark – voce, chitarra, basso
Malach Adonal – batteria

 

 

Editor's Rating

Mara Cappelletto

Mara Cappelletto

Il mio nome è quello del demone del sesto cielo dei buddhisti e può essere tradotto dal sanscrito come morte e pestilenza... in alcune lingue indoeuropee la Mara è un incubo. A casa giravano vinili di prog italiano e straniero, ma anche AC/DC, Litfiba, Pino Daniele e Ivan Graziani. Ho passato l’adolescenza, quella triste e solitaria, ascoltando punk e ska. Iniziata al power metal a 16 anni dal mio migliore amico che trafugava dalla macchina di sua sorella Halloween, Savatage e lacca per capelli, poco dopo ho scoperto il magico mondo del death e del thrash e ben presto, sono approdata al black, genere che da allora mi ha sempre accompagnato. Non esco mai senza la mia macchina fotografica e senza lo smartphone. Non è difficile incontrarmi in giro per i boschi del centro Italia. Ho collaborato con diverse webzine sia in veste di fotografa che di recens… rice? Recensitora? Recensitrice? Vabbe, ci siamo capiti.

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