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DODECAHEDRON – ‘Kwintessens’

Quanto sembrano lontani i tempi in cui il black metal era uno stile di vita, una rivoluzione, un qualcosa tra un movimento politico (anche se tra i suoi membri e maggiori esponenti si trovavano parimenti affiliati a movimenti destroidi e filosofi di sinistra) ed una (anti)religione. Ora il black è diventato quello che doveva (ma non voleva?) essere: un genere musicale, uno stile, un modo di suonare, un influenza. Ecco allora che i Dodecahedron presentano la loro creatura dalle molte facce (leggi: influenze) dove il black metal è solo uno dei tanti lati di questo solido platonico. Sono portatori sani di grande tecnica strumentale i Nostri, grazie alla quale possono permettersi di parlare un modo forbito, aulico, elevato, disponendo appunto di un vocabolario musicale quasi illimitato. Echi jazz sono ben udibili in ‘Tetrahedron – The Culling Of The Unwanted From The Earth’ , un brano dove il latrato black sovrasta un maelstrom di note. Un post (apocalyptic?) black metal, dove death, ritmi marziali mutuati dall’industrial e blackened doom sulfureo e trasversale, si fondono in modo intelligente, armonico, regolare come il dodecaedro. Punti di riferimento assoluto i Deathspell Omega ed il sottovalutatissimo (ma da riscoprire) ‘Ordo Ad Chao’ (ormai “vecchio” di 10 anni) dei Mayhem, dove appunto si sperimenta per disorientare, si disorienta per poi colpire e lasciare un segno indelebile nella mente dell’ascoltatore. Arpeggi misticamente onirici – in ‘Hexahedron – Tilling The Human Soil’ – si alternano a barocche fughe black metal, confondendoci così tanto, da darci l’effimera impressione di percepire delle melodie…inesistenti. Si sconfina nel post metal più dark e riflessivo con ‘Interlude’, che chiosa con massicci riff di derivazione death metal. Nerissima la bella ‘Harbringer’, dove le voci si fanno lontane, distanti come maledizioni udite durante il sonno, mentre il brano si destruttura e ricostruisce partendo dalla solidissima sezione ritmica, con un basso ben in evidenza ed un batterista che usa le proprie bacchette come pennelli su tela, dipingendo un landscape epicamente funereo, prima del caos controllato che attraverso sinistre atmosfere ed accordi dissonanti chiuderà il brano. Si passa dall’alienazione mentale di un brano come ‘An Ill-Defined Air Of Otherness’ al rumorismo effettato di ‘Finale’, prima della conclusiva ‘The Death Of Your Body’, brano di una malignità davvero annichilente. Un disco che ci succhia energia ed attenzione e che ci obbliga a guardare uno specchio che riflette la stessa luce in modi completamente differenti.

Tracklist:
01. Prelude
02. Tetrahedron – The Culling Of The Unwanted From The Earth
03. Hexahedron – Tilling The Human Soil
04. Interlude
05. Octahedron – Harbinger
06. Dodecahedron – An Ill-Defined Air Of Otherness
07. Finale
08. Icosahedron – The Death Of Your Body

Line-up:
M. Eikenaar – voce
M. Nienhuis – chitarra
J. Bonis – chitarra, synth
Y. Terwisscha van Scheltinga – basso
J. Barendregt – batteria

Editor's Rating

Alberto Biffi

Alberto Biffi

Alla tenera età di 11 anni fui folgorato sulla via di Damasco da una voce divina e soprannaturale (Bruce Dickinson), che mi guidò sulla retta via del Signore (R.J. Dio). Da allora ho vagato nel mondo metal cercando la mia giusta collocazione; dapprima come groupie (ma dovetti rinunciare presto, troppo brutto e peloso), poi come musicista coinvolto in innumerevoli progetti nell'area rock lombarda ed infine come umile scribacchino digital-musicale. Già redattore per Truemetal.it, Italiadimetallo.it, Metalitalia.com, Suonidistortimagazine.it ed altre innumerevoli realtà minori ma sempre e comunque professionali ed appassionanti, mi accingo ad iniziare questa nuova entusiasmate avventura con loudandproud.it.

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