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DISTANT PAST – ‘Rise Of The Fallen’

Quindici anni di carriera, un paio di full-length e altrettanti demo alle spalle. Questa in estrema sintesi la carriera dei Distant Past prima di questo ‘Rise Of The Fallen’. Album sicuramente importante per la band svizzera, perché il primo a uscire con il supporto di una label ufficiale – la sempre più prolifica Pure Steel. Nella band ritroviamo un paio di volti noti, Jvo Julmy e Adriano Troiano già negli Emerald. E proprio degli Emerald i Distant Past riprendono pregi e difetti: i primi nella scelta di un heavy metal di scuola tradizionale, lontano da trend e suggestioni epiche, true o melodiche che siano; i secondi nell’incapacità di essere costantemente convincenti nel songwriting, allineando una manciata di pezzi gradevoli sì, ma sostanzialmente privi di mordente. Le dieci tracce che compongono ‘Rise Of The Fallen’ scorrono via piacevoli, a tratti ben costruite soprattutto a livello strumentale, ma praticamente mai riescono a lasciare un segno durevole, complice l’anonima prestazione vocale di Julmy – peraltro non troppo aiutato dall’ospite Thomas Winkler dei Gloryhammer. Dal punto di vista testuale, si parla di un concept piuttosto articolato dedicato all’eterna lotta tra bene e male. Musicalmente, ci sono echi di Helloween, ma anche di Maiden ed Iced Earth – diversi passaggi di chitarra suonano piuttosto cupi – ma il punto debole restano linee melodiche non esattamente memorabili. Ci sono eccezioni, come l’opener ‘Masters Of Duality’ o la tirata ‘Heroes Die’, ma sono appunto eccezioni. Il resto di ‘Rise Of The Fallen’ alla fine non dispiace, ma resta fatalmente nel limbo nel “nè bene nè male”. Vale lo stesso l’acquisto? A voi la scelta…

 

Tracklist:
1. Masters of Duality
2. Die As One
3. End of the World
4. Ark of the Saviour
5. Scriptural Truth
6. Redemption
7. The Road to Golgotha
8. Heroes Die
9. The Ascension
10. By the Light of the Morning Star

Line-up:
Jvo Julmy – voce
Christof Schafer – chitarra
Alain Curty – chitarra
Adriano Troiano – basso
Al Spicher -batteria

Editor's Rating

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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