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DIĜIR GIDIM– ‘I Thought There Was The Sun Awaiting My Awakening’

‘I Thought There Was The Sun Awaiting My Awakening’ è un album con molto spirito e poca anima. Quattro brani, ostici, pesanti, lunghi più di dieci minuti ognuno per un totale di quarantasette minuti di voli pindarici. Partendo dal sound di Blut Aus Nord e Deathspell Omega, i Digir Gidim spossano l’ascoltatore con dissonanze, grida, blast beat, tremolo picking, cori magniloquenti come da manuale del giovane black metaller: tutti elementi che se dosati in maniera intelligente avrebbero potuto essere i punti forti nell’album ma, dilatati e raffazzonati come sono, riducono il tutto ad un amalgama di noia e speranza che presto finisca tutto. Il nichilismo di cui il nostro amato Black si nutre prende veramente significato durante l’ascolto e, più che la definizione di “occult black metal” la band si meriterebbe la nomina di “suicide instigation black metal”. Le idee ci sono, la tecnica pure ma, come amiamo dire qui a Loud and Proud, “la potenza è nulla senza il controllo” e il debutto dei Diĝir Gidim, duo formato nel 2014 dai misteriosissimi Utanapistim Ziusudra e Lalartu, è come una Ferrari portata a 30 Km/h su una strada di campagna. Una produzione leggermente più naturale e curata avrebbe di certo giovato all’ascolto, come pure un maggiore self-control nella composizione dei pezzi che sembrano diluiti appositamente per farci entrare i lunghissimi testi. Probabilmente sapranno stupirci con le future produzioni ma devono ancora definire bene un percorso facendo attenzione anche agli eventuali fruitori della loro musica piuttosto che solo ed esclusivamente al proprio estro.

Tracklist:
01.The Revelation of the Wandering
02.Conversing with the Ethereal
03.The Glow Inside the Shell
04.The Eye Looks Through the Veils of Unconsciousness

Line-up:
Lalartu – voce
Utanapištim Ziusudra – tutti gli strumenti

Editor's Rating

Mara Cappelletto

Mara Cappelletto

Il mio nome è quello del demone del sesto cielo dei buddhisti e può essere tradotto dal sanscrito come morte e pestilenza... in alcune lingue indoeuropee la Mara è un incubo. A casa giravano vinili di prog italiano e straniero, ma anche AC/DC, Litfiba, Pino Daniele e Ivan Graziani. Ho passato l’adolescenza, quella triste e solitaria, ascoltando punk e ska. Iniziata al power metal a 16 anni dal mio migliore amico che trafugava dalla macchina di sua sorella Halloween, Savatage e lacca per capelli, poco dopo ho scoperto il magico mondo del death e del thrash e ben presto, sono approdata al black, genere che da allora mi ha sempre accompagnato. Non esco mai senza la mia macchina fotografica e senza lo smartphone. Non è difficile incontrarmi in giro per i boschi del centro Italia. Ho collaborato con diverse webzine sia in veste di fotografa che di recens… rice? Recensitora? Recensitrice? Vabbe, ci siamo capiti.

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