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DEVIL – ‘To The Gallows’

Questo terzo album dei Devil si inserisce nell’ormai affollatissima scena doom metal contemporanea. Fortunatamente, come ci è capitato di constatare molto di frequente ultimamente, la release è l’ennesimo disco da consigliare per gli amanti di questo genere musicale, a patto che non si cerchi da un disco doom la massima profondità o le sonorità più dilatate. I Devil, infatti, appartengono a quella cerchia di bands che punta alla riscoperta degli anni ’70 grazie ad un songwriting basato sì sul riffing delle chitarre ma con un dinamismo ben superiore alla media, come dimostrato dalla presenza qua e là anche di elementi di matrice punk. L’approccio vocale di Joakim Trangsrud è estremamente melodico e catchy, con la tecnica del doppiaggio delle vocals in bella evidenza. Controcanti e cori sono presenti qua e là a personalizzare un pò la proposta sonora della formazione norvegese, e se da un lato questi contribuiscono a dare un’impronta un po’ folk a pezzi come ‘Dead Body Arise’, l’effetto è anche quello di donare maggior calore ad un sound poco votato a quell’atmosfera malinconica da cuore solitario tipica di molti doom acts. L’iniziale title track ai primi ascolti mi era parsa un pochino forzata, con i suoi cori ripetuti alla Girlschool abbinati a gran bei riffs di chitarra, in pratica un classic metal che poteva essere stato scritto nel bel mezzo della NWOBHM. Va meglio con ‘Trenches’, dove le melodie vocali mi sembrano scorrere più naturalmente o con ‘Regulators’ che sembra un estratto dei ‘Cathedral’ dell’era ‘The Carnival Bizarre’.Niente male anche ‘Reapers’s Shadow’, un brano che come altri ci ricorda i sottovalutatissimi e storici Witchfinder General o anche dei loro credibili eredi come gli ancor più tecnici Kadavar. Tra le migliori cose del disco va citata anche ‘Peasants And Pitchforks’, che presenta un notevole lavoro sulle lead e backing vocals e soprattutto la conclusiva ‘Cemetary Still’. Il brano, che sembra prendere inizialmente la direzione del doom lento e dilatato, si trasforma subito in un uptempo con vocals intense e pervase da un sottile senso di disperazione che ne fanno una sorta di epico ponte tra i Black Sabbath ed i Grand Magus. Da segnalare anche la bella cover realizzata da Kim Holm. Arrivati alla soglia del fatidico terzo album, i Devil non deludono.
 
Tracklist:
01. To The Gallows
02. Trenches
03. Dead Body Arise
04. Regulators
05. Reaper’s Shadow
06. Peasants & Pitchforks
07. Jumping Off The Edge Of Time
08. David & Goliath
09. Cemetary Still
 
Line-up:
Stian Fossum – chitarre
Kai Wanderås – chitarre
Ronny Østli – batteria
Thomas Ljosaak – basso
Joakim Trangsrud – voce
 

Editor's Rating

Massimo Incerti Guidotti

Massimo Incerti Guidotti

Ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: tre incarnazioni del Sabba Nero in altrettante decadi, il canto di un Dio tra Paradiso (Perduto) ed Inferno, i fiordi ed i Kamelot in Norvegia, lo Sweden Rock Festival, il Fato Misericordioso ed il Re Diamante, il sognante David Gilmour a Pompei, i Metal Gods in Polonia, uno straziante Placido Domingo alla Scala. Sono stato sommerso dal fango in Svizzera per il 'Big 4'... ma sono ancora qui. E tutti quei momenti non andranno mai perduti nel tempo, perchè: "All I Want, All I Get, Let It Be Captured In My Heart".
Modenese, metallaro, milanista, nonostante tutte le sue nefandezze, amo la vita e la possibilità che l'arte (a 360°: in primis cinema, letteratura e fumetti) mi offre di viaggiare con la mente sprigionando la mia fantasia. Basta un disco o un concerto per sentirsi in Finlandia sotto una nevicata, anche se il paese più affascinante e variopinto del mondo rimane la nostra Italia. Doom on!

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