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DESASTER – Don’t Break The Oath

Grezzi e diretti. Sempre uguali a se stessi senza per forza essere ripetitivi. Così sono i Desaster, capaci nel corso di una carriera che ormai dura da un quarto di secolo di crearsi un following fedele, grazie a dischi sempre ricchi di potenza ed a live show strabordanti per energia. Il nuovo ‘The Oath Of An Iron Ritual’ suona old school già dal titolo, per loro che hanno fatto dell’old school e della tradizione metallica quasi una fede. Ecco la nostra breve chiacchierata con il vocalist Sataniac, che mostra di trovarsi più a suo agio con gli strumenti che non con le parole…

Dopo quasi 25 anni di black/thrash metal, cosa c’è di nuovo in casa Desaster?
“Non siamo una band nota per le novità. Facciamo quello che ci piace fare, nulla di più e nulla di diverso. Per il resto, tutto ok. ‘The Oath Of An Iron Ritual’  è un altro esempio di classico Desaster sound. Come sempre, abbiamo cercato di fare quello che sappiamo fare, e di farlo bene. Tutto qui.”

Desaster1-by-Thorsten-Fiolka

Si tratta di un disco nella vostra tradizione classica…
“Esatto. Come sempre abbiamo cercato di creare pezzi il più possibile diretti e memorizzabili. Non conosciamo altri modi per creare musica, almeno la musica che ci piace. Facciamo quello che ci piace, lo facciamo come ci piace farlo. Una differenza rispetto al passato recente è che abbiamo registrato il disco nella nostra sala prove a Coblenza, e questo ci ha permesso di essere ancora più tranquilli e rilassati. Una soluzione che si è rivelata perfetta…”

Avete anche avuto la collaborazione di Patrick W Engel per la produzione…
“I pezzi erano già stati scritti, per cui non possiamo dire che abbia avuto influenza sulla composizione in sè. Ma di certo Patrick ha portato un sacco di ottime idee sul suono, o anche sulle linee vocali, che in qualche caso sono state modificate rispetto alle idee di partenza.”

Il vostro approccio è decisamente tradizionale. Ma c’è spazio per innovare restando nei confini del genere che avete scelto?
“Non credo che saremmo i grado di fare qualcosa di differente. E forse non ci interessa nemmeno. Vogliamo scrivere belle canzoni, che restino in mente e che funzionino on stage. Alla fine, è l’unica cosa che ci interessa davvero. Non ci interessano nemmeno gli esperimenti, abbiamo una linea musicale e a questa linea vogliamo restare fedeli. Personalmente, ho altri due progetti assieme ai Desaster, dove posso provare a fare cose un po’ differenti. Ma cambiare radicalmente non mi interessa, come pure non mi interessa che i Desaster evolvano in qualcosa di differente.”

Riesci già a immaginare quali tra i pezzi del nuovo disco potrebbero diventare classici futuri in sede live?
“Abbiamo già suonato alcuni di questi pezzi nel corso degli show più recenti. In particolare ‘Damnatio Ad Bestias’, ‘Proclamation in Shadows’, ‘The Clerics Arcanum’ e ‘Conquer & Contaminate’. Le reazioni sono state buone, e credo che almeno l’opener del disco (‘Proclamation in Shadows’, nda) e ‘Damnatio Ad Bestias’ possano entrare in pianta stabile nella nostra setlist!”

In generale, possiamo dire che l’attività live è uno dei vostri evidenti punti di forza…
“Ci piace quello che facciamo, e ci piace molto suonare dal vivo. E’ una dimensione in cui ci sentiamo a nostro agio. Forse perché non lo possiamo fare spesso, ma trovarsi su un palco una o due volte al mese davanti a un pubblico che apprezza le tua canzoni è una sensazione splendida. Non siamo la migliore band dal punto di vista tecnico, ma di certo non è l’energia che ci manca, ed è ancora più sicuro che mettiamo in gioco tutto quello che abbiamo. Essere su un palco, interagire col pubblico, trasmettere quello che hai ma anche ricevere energia di ritorno, è l’esperienza migliore che un musicista possa sognare. Il resto, spostarsi per andare a suonare, aspettare, montare e smontare, è un male necessario. Ma suonare dal vivo ti ripaga di tutto.”

Siete soddisfatti del livello che i Desaster hanno raggiunto ne corso di tutti questi anni?
“Assolutamente sì. Non voglio dipendere economicamente dalla musica che scrivo. La nostra condizione è quella ideale. Siamo rispettati e abbiamo la possibilità di suonare in giro, ma nessuno ci spinge a cambiare la nostra musica. Non dobbiamo scendere a compromessi con nessuno, e possiamo fare quello che vogliamo. non potremmo chiedere di più.”

Ultima domanda, da sempre siete molto legati alla scena underground. cosa significa questo termine per voi?
“Semplice, l’underground è dove la gente suona col cuore, senza calcoli o compromessi. Puoi dirmi quello che vuoi, ma se la musica diventa un mezzo per vivere e guadagnare, i calcoli sono inevitabili. Se resta una passione, lì sì che dai quello che vuoi, senza nessun ragionamento in più!”

 

Discografia:
A Touch of Medieval Darkness (1996)
Hellfire’s Dominion (1998)
Tyrants of the Netherworld (2000)
Divine Blasphemies (2002)
Angelwhore (2005)
Satan’s Soldiers Syndicate (2007)
20 Years of Total Desaster (2009)
The Arts of Destruction (2012)
The Oath Of An Iron Ritual (2016)

Line-up:
Sataniac – voce
Infernal – chitarra
Odin – basso
Tormentor – batteria

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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