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DER WEG EINER FREIHEIT – ‘Finisterre’

Lungo è il cammino che i cinque “piccoli” tedeschi hanno fatto dal 2009 quando uscì il loro primo demo omonimo, un percorso irto di ostacoli proprio come lo è la strada verso la libertà a cui fanno riferimento nel loro nome: una visione, un modo di portare avanti il loro progetto senza mai scendere a compromessi.  Quarto album della band fondata da Nikita Kamprad e Tobias Jaschinsky e secondo sotto Season Of Mist, ‘Finisterre’ ( che è possibile ascoltare in streaming qui) è un lavoro maturo, complesso e cesellato nel minimo dettaglio. Le danze si aprono con un passo dal libro  ‘Die Wand’ (The Wall) dell’autrice austriaca Marlen Haushofer, letto in modo tremendamente emozionale dalla zia dello stesso Nikita Kamprad per poi lasciare subito il passo ad ‘Aufbruch’ (partenza), il brano più veloce e rabbioso dell’album, e probabilmente di tutta la discografia dei Der Weg Einer Freiheit: l’aggressività di Unstille (2012) viene mitigata dalle sperimentazioni di Stellar (2016) trovando finalmente il giusto equilibrio, probabilmente grazie anche alla maturità raggiunta in ambito compositivo.  ‘Ein Letzter Tanz’ (l’ultimo ballo) è una composizione di quattordici minuti, complessa e coinvolgente nel suo altalenare lugubri melodie di chitarra a intricate dinamiche. Il cuore dell’album è composto dal dittico ‘Skepsis’: la prima parte un pezzo strumentale, intenso ed emozionale, mentre la seconda si sviluppa su un terreno più aggressivo attraverso l’inserimento della voce, straziata e allo stesso tempo impetuosa, pur mantenendo inserimenti melodici epici e desolati che crescono fino alla chiusa che tocca le corde più doom dell’anima della band.  Per ‘Skepsis Part II’ è stato anche prodotto un lyric video, creato da Max Löffler, illustratore e graphic-designer e amico di vecchia data della band a cui va anche il merito per la cover-art. Molta filosofia e molta letteratura compongono l’immaginario da cui la band prende spunto e ‘Finisterre’, ultimo brano dell’album non è da meno: ispirato dai lavori di Herman Hesse, in particolare da ‘Il Lupo Della Steppa’, è in un certo senso il pezzo con più sfumature black dei cinque,  con il suo approccio sporco e old school che però, proprio a metà, si scioglie in un’ evocativa melodia di violino che torna ad essere mescolata nel calderone insieme ad un malvagio blast beat e a chitarre furiose per poi spegnersi definitivamente come una ninna nanna, quasi a voler cullare l’ascoltatore dopo tutti le emozioni che lo hanno sconvolto fino a questo momento.  Un lavoro non superiore ( ma nemmeno inferiore) al suo predecessore ‘Stellar’, la cui strada evolutiva sta portando la band a una crescita musicale che li renderà sicuramente una presenza importante nel post black  anche al di fuori dei confini della loro terra.

Tracklist:
01. Aufbruch
02. Ein Letzter Tanz
03. Skepsis Part I
04. Skepsis Part II
05. Finisterre

Line-up:
Nikita Kamprad: voce, chitarra
Sascha Rissling: chitarra
Nico Ziska: basso
Tobias Schuler: batteria

Editor's Rating

Mara Cappelletto

Mara Cappelletto

Il mio nome è quello del demone del sesto cielo dei buddhisti e può essere tradotto dal sanscrito come morte e pestilenza... in alcune lingue indoeuropee la Mara è un incubo. A casa giravano vinili di prog italiano e straniero, ma anche AC/DC, Litfiba, Pino Daniele e Ivan Graziani. Ho passato l’adolescenza, quella triste e solitaria, ascoltando punk e ska. Iniziata al power metal a 16 anni dal mio migliore amico che trafugava dalla macchina di sua sorella Halloween, Savatage e lacca per capelli, poco dopo ho scoperto il magico mondo del death e del thrash e ben presto, sono approdata al black, genere che da allora mi ha sempre accompagnato. Non esco mai senza la mia macchina fotografica e senza lo smartphone. Non è difficile incontrarmi in giro per i boschi del centro Italia. Ho collaborato con diverse webzine sia in veste di fotografa che di recens… rice? Recensitora? Recensitrice? Vabbe, ci siamo capiti.

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