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DENNER / SHERMANN – Evil has no Boundaries

‘Masters Of Evil’, debutto sulla lunga distanza firmato DENNER/SHERMANN, era uno dei dischi più attesi di questa annata metallica. Per il culto che da sempre accompagna i Mercyful Fate, e per la qualità dell’EP d’esordio ‘Satan’s Tomb’. SANDRO BUTI ha raccolto le parole di MICHAEL DENNER, uno dei due mastermind del progetto…

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Si è fatto un gran parlare di questa collaborazione fin dalle sue prima mosse, ed è stato un piacere per tutti i metaller della prima ora – e non solo loro – scoprire che la qualità sarebbe stata ancora una volta elevata. E la differenza tra l’EP e il disco è marginale, anche perchè i pezzi sono nati più o meno in contemporanea…
“Avevamo tutti i pezzi pronti più o meno allo stesso tempo, solo dovevamo dare a Sean il tempo di scrivere i testi di tutte le canzoni. E volevamo comunque riprovarle e registrarle insieme, in modo da rafforzare il feeling di un album compatto, che volevamo trasmettere con questo disco e con questa band. L’unica differenza se vuoi, è che su questi pezzi abbiamo avuto più tempo per lavorare, e quindi gli arrangiamenti sono stati ancora più curati.”

Come è nato un titolo come ‘Masters Of Evil’, del tutto in linea col vostro passato?
“E’ vero, anche se non c’è stato un ragionamento in questo senso. E’ stato Sean a occuparsi di tutti i testi, e quindi anche dei titoli. Questo è quello che ci sembrava più adatto a rappresentare l’album.”

A proposito di album, il disco presenta otto tracce, che potrebbero fare quattro per lato, se pensassimo al caro vecchio vinile…
“Questa è stata una mia idea. Sai che io ho un negozio di dischi a Copenhagen, ultimamente sto vendendo sempre più vinile rispetto agli altri formati, e mi piaceva l’idea di trattare il disco come un vinile. E ovviamente il disco uscirà anche in vinile!”

Come ai vecchi tempi dei Mercyful Fate, è il lavoro delle chitarre a rendere davvero unica la vostra musica. Cos’è che unisce te e Hank?
“Chissà, magari è telepatia. Ci siamo sempre trovati alla grande, anche ai tempi dei vecchi Mercyful Fate. Io so esattamente cosa lui vuole da me, e sicuramente funziona così anche il contrario. E’ il miglior compagno musicale che abbia mai avuto, senza dubbio. Ormai sono trentacinque anni che suoniamo insieme, con le interruzioni del caso. Hank è molto creativo, io rifinisco. Se mi passi il paragone, lui è il caffè, io sono il latte e lo zucchero.”

Anche diversi pezzi ricordano apertamente i vecchi Mercyful Fate. E’ una cosa naturale, o avete cercato appositamente di ricreare quel sound?
“Un po’ entrambe le cose. Nel senso che abbiamo scritto e arrangiato come facevamo allora, che poi è il modo in cuij io Hank abbiamo sempre lavorato. Ma ci abbiamo messo anche quello che siamo oggi, che dipende dai venti anni che ognuno di noi ha passato su altri progetti.”

Un pezzo che spicca rispetto al resto del disco è ‘The Baroness’…
“E’ forse un brano più profondo, con i suoi cambi di tempo e passaggi melodici tra un riff heavy e l’altro. E’ di sicuro un pezzo che va ascoltato più di una volta per poterlo apprezzare, ma anche per questo ricorda magari certe cose che facevamo negli anni Ottanta, che è di sicuro una cosa cool.”

Un altro elemento di forza del disco è la voce di Sean Peck. E’ quello che vi immaginavate quando avete iniziato a lavorare insieme?
“Sicuramente sì. Sul disco ha piazzato una performance incredibile. E’ esattamente il tipo di cantante che amo, con una grande ampiezza e una splendida voce come dono di natura. E’ chiaro che tutti lo paragonano a King Diamond, se non altro perché canta con noi. E i punti di contatto non mancano, a cominciare dal fatto che entrambi cantano su tonalità alte. Ed entrambi sono capaci di scrivere grandi testi, tra pura fantasia e amore per l’horror e la fantascienza, come me del resto. Le differenze più grandi sono l’approccio satanico che King Diamond aveva all’inizio e il desiderio di Sean di farsi vedere, rispetto allo status consolidato di King Diamond.”

Sapevi che con i Cage, Sean aveva registrato una canzone chiamata ‘King Diamond’?
“Lo sapevo sì. Mio figlio l’aveva trovata su Internet e me l’aveva fatta sentire. bel pezzo, e soprattutto ottima prestazione vocale, secondo me.”

Ricordi come siete entrati in contatto con lui?
“A dire il vero è lui che è entrato in contatto con noi. Aveva letto in giro che ci saremmo ritrovati e che volevamo iniziare una nuova avventura. Ci ha scritto dicendo che sarebbe stato il cantante ideale. Ci ha incuriosito, anche perché i video che abbiamo trovato erano di qualità molto alta. L’abbiamo provato, e aveva ragione. Era il cantante che faceva per noi, e lo sta dimostrando in ogni momento.”

Quanto è difficile quando scrivete nuovo materiale, non restare troppo vicini ai vecchi Mercyful Fate?
“A dire il vero è una cosa che ci viene molto naturale. Scriviamo quello che ci viene, senza preoccuparci troppo se assomiglia o no ai Mercyful Fate. Certo, ricorda che Hank Shermann aveva scritto  il novanta per cento dei classici del passato, quindi qualche somiglianza è più o meno naturale.”

L’hai accennato prima, tu a Copenhagen gestisci un negozio di dischi. Quanto spesso ti vengono a trovare i vecchi fan della band?
“Quasi ogni giorno! Ed è sempre una bella esperienza, perché ti raccontano che cosa ha significato per loro la band, e cosa vuol dire ancora. Spesso sono vecchi fan del passato, ma ci sono anche ragazzi giovani, che ai tempi non erano ancora nati. E’ bello perché ti dà una prospettiva differente, ti permette di pensare al passato ed al presente, a volte anche al futuro.”

Avete recentemente suonato allo scorso Headbangers Open Air tedesco…
“E’ andata molto bene. Il concerto è stato buono, l’organizzazione anche. E il pubblico ha mostrato di apprezzare. Un po’ di nervosismo c’era, ovviamente, ma eravamo convinti di poter fare bene. Assieme ai pezzi nuovi, abbiamo suonato anche quattro classici dei Mercyful Fat: ‘Evil’, ‘Curse Of The Pharaos’, ‘Black Funeral’ e ‘Desecration of Souls’.”

Che tipo di contatto avete ora con King Diamond? Ha commentato in qualche modo questo vostro progetto?
“Ci sentiamo in modo abbastanza regolare, anche se capita molto raramente di vedersi. In fondo, lui abita in Texas, io qui a Copenhagen. Sa del progetto ovviamente, immagino abbia anche ascoltato qualcosa, ma non ne abbiamo parlato in modo approfondito. Puoi chiederlo a lui alla prima occasione, se vuoi…”

Lo farò, non dubitare…

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Line-up:
Michael Denner – chitarra
Hank Shermann – chitarra
Sean Peck – voce
Snowy Shaw – batteria
Marc Grabowski – basso

Discografia:
Satan’s Tomb (2015)
Masters Of Evil (2016)

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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