Talks

DELIRIUM X TREMENS – Sentieri di Malinconia

Abbiamo avuto l’opportunità di scambiare due chiacchiere col bassista Matteo “Pondro” De Mori, che ci ha presentato dettagliatamente l’ultimo lavoro ‘Troi’ e con il quale abbiamo affrontato argomenti tra i più svariati. Buona lettura!
Innanzitutto vi volevo fare i complimenti per il nuovo album – OVER THE TOP su Loudandproud.itqui la nostra recensione – e chiederti qual è stato il processo compositivo (musicale e soprattutto lirico) che ha portato alla creazione di ‘Troi’ e della sua storia. Chi si occupa principalmente dei testi?
“(Matteo “Pondro” De Mori) Ciao Martino! Prima di tutto grazie mille per le tue belle parole e per la recensione del nostro nuovo album ‘Troi’. Per noi è un onore essere stati disco Over The Top sul vostro web magazine. ‘Troi’ nasce come continuazione del nostro precedente full length album ‘Belo Dunum – Echoes From The Past’, uscito nel 2011 sempre per Punishment 18 Records. Il processo compositivo questa volta ha richiesto uno sforzo ancora maggiore rispetto al passato, perché abbiamo voluto curare tutti gli arrangiamenti e le parti strumentali nei minimi dettagli al fine di mettere in musica quelle che erano le idee sviluppate nei testi, che questa volta oltre a narrare fatti realmente accaduti e leggende del nostro territorio, hanno anche un taglio più malinconico e profondo, se così vogliamo dire… A livello di scrittura dei testi abbiamo lavorato io e – soprattutto – Ciardo (voce) che questa volta si è occupato di molte delle lyrics dell’album. Ci piace documentarci molto prima di approcciarci alla scrittura dei testi, onde evitare errori storici e magari risultare banali agli occhi di chi li leggerà. I testi sono una parte fondamentale per il nostro concept e proprio per questo nel booklet del disco li abbiamo messi nuovamente in inglese e italiano, in modo che chiunque possa immergersi completamente nel nostro album.”

deliriumxtremens-2016

Avete in programma un tour per promuovere al meglio il vostro nuovo lavoro?
“Al momento stiamo pianificando date singole, in particolare stiamo valutando una location adatta a Belluno per presentare il disco nella nostra città, visto che proprio della nostra terra natia parliamo nel disco, anche se attualmente la cosa non sembra semplice. Vogliamo portare on stage uno spettacolo non solo musicale, ma anche visivo (con l’aiuto di una compagnia teatrale) e quindi la location deve essere di dimensioni adeguate e non è molto semplice. Dicevo che comunque stiamo pianificando altre date per ora singole, in quanto abbiamo tutti impegni personali e familiari che difficilmente si conciliano con la parola tour, anche se ci muoveremo sicuramente in questo senso nei prossimi mesi.”

Quali sono le band che maggiormente vi hanno influenzato o che più semplicemente ascoltate nel tempo libero?
“Abbiamo tutti noi gusti molto eterogenei all’interno della band che vanno dal metal classico al black metal, passando per il thrash e il death: tutti generi fondamentali per la nostra “formazione” musicale. Non dimentichiamo poi la musica popolare ed i cori di montagna, che fanno parte del nostro background da sempre. Nominare una o più band sarebbe riduttivo, abbiamo tutti passato i 35 anni e quindi di dischi e band ne abbiamo ascoltati a palate negli ultimi 20 anni.”

E’ stato difficile far convivere due passioni (a prima vista così distanti tra loro) come il metal estremo ed il folklore della vostra terra d’origine e delle vostre montagne?
“Inizialmente (già ai tempi di ‘Belo Dunum’), il fatto di inserire nel nostro contesto – prettamente death metal – elementi di musica locale e del folklore popolare sembrava una sfida un po’ azzardata, ma in fase di composizione il tutto è nato in modo molto semplice e fluido: il risultato finale ha stupito per certi versi anche noi stessi! Non possiamo dire sia stato semplice, ma sicuramente è stato stimolante… il risultato finale ci ha appagato in modo incredibile. La cosa ancora più soddisfacente è stata che il pubblico ha accolto benissimo la nostra proposta, dandoci ulteriori soddisfazioni e stimoli per proseguire su questa via.”

Ritornando alla domanda precedente: quanto peso hanno le storie, le leggende e le tradizioni del bellunese e delle Dolimiti nella musica dei Delirium X Tremens?
“Tornando alla prima domanda che riguardava i testi, gli avvenimenti storici e le leggende delle nostre terre, posso dire che sono parte fondamentale della nostra musica e delle nostre vite stesse. Le Dolomiti sono le montagne che ci circondano ogni giorno e dalle quali traiamo ispirazione sempre. Direi che senza di esse e degli aspetti a loro legati, la musica dei Delirium X Tremens non sarebbe quella che puoi ascoltare in ‘Troi’.”

Spesso le nuove generazioni tendono a dimenticarsi di avvenimenti storici e tragedie che hanno segnato per sempre un’epoca o addirittura la storia di un paese. Mi riferisco alle due guerre mondiali, nelle quali molti giovani persero la vita combattendo tra le trincee o tra i boschi di tutta Europa o – ritornando ad un discorso più territoriale – alla tragedia del Vajont.
Quanto è importante la memoria storica, trasmessa nel vostro caso attraverso il metal, in questa epoca fatta di apparenze, mode e futilità?
“Hai centrato il punto: uno dei nostri obiettivi con ‘Belo Dunum’ prima e con ‘Troi’ adesso è quello di tenere viva la memoria delle storie e dei valori che ci hanno tramandato i nostri nonni e che essi stessi hanno imparato dai loro genitori nelle lunghe serate intorno al fuoco (il “larin” in bellunese) nell’unica stanza riscaldata delle vecchie case di una volta. Oggigiorno tutto passa troppo in fretta e non parlo solo degli oggetti o delle mode, ma anche del valore che si dà alle cose. Un giorno una cosa sembra fondamentale ed il giorno dopo ci si è già dimenticati della sua esistenza e questo soprattutto per quanto riguarda i valori fondamentali della vita. Inoltre riteniamo sia importantissimo non dimenticare quello che la storia ha da insegnarci, perché solo grazie a ciò si possono evitare gli errori del passato.”

delirium-foto

Nel booklet del precedente lavoro ‘Belo Dunum’ è presente un brano dedicato alle montagne estratto da un libro dello scrittore friulano Mauro Corona, altro grande ambasciatore della cultura dolomitica. Avete mai pensato ad una collaborazione diretta con lui, magari per raggiungere una fetta di pubblico più ampia e non per forza legata alla musica metal?
“La poesia che trovi nelle pagine centrali del booklet di ‘Belo Dunum’ non è un estratto di un libro di Mauro, ma una poesia scritta di suo pugno proprio per noi e per il nostro album. Conosciamo Mauro da anni grazie all’amicizia che abbiamo con le figlie e apprezziamo molto il suo lavoro sia come scrittore che come scultore… ma per il momento la nostra collaborazione si ferma a quella piccola poesia che puoi leggere in ‘Belo Dunum’ ed a qualche bicchiere bevuto assieme. In futuro chissà… potrebbe nascere qualcosa di diverso, ma non siamo soliti cercare certe collaborazioni ad “hoc”. Il tutto è nato in maniera molto naturale e quindi per ora rimane circoscritto a quell’episodio.”

Vorrei tornare un attimo alla tragedia del Vajont ed alle conseguenze che ha avuto sul territorio, soprattutto sulla vita degli abitanti di città come Longarone o dei paesi che si affacciano sulle rive dello scomparso bacino artificiale. Secondo te questo annunciato disastro – in cui persero la vita duemila persone – ci ha insegnato qualcosa? Mi spiego meglio: l’uomo, specialmente quando va ad interferire con il corso della natura pagandone poi il prezzo, impara dai propri errori o è sempre e solo accecato dal denaro e dagli interessi personali?
“Il disastro del Vajont è una delle pagine più nere della storia italiana (non solo bellunese) dal dopoguerra in poi e parlare di disgrazia sarebbe negare la storia in sé. La S.A.D.E. (società elettrica nazionale che seguiva il progetto) aveva tutti gli elementi in mano per fermarsi: i segnali che il monte Toc sarebbe franato c’erano tutti… bastava guardare il monte per capire che si sarebbe spaccato, bastava ascoltare la gente che in quei luoghi viveva da sempre. Ma l’ambizione di aver costruito la diga ad arco più grande del mondo e la fame di soldi, misero tutto ciò in secondo piano facendo sperare che la montagna scivolasse dolcemente nell’invaso. Purtroppo sappiamo tutti che così non andò e ancora oggi si commemora la morte di oltre 2000 persone. Ci si dimentica troppo in fretta anche dei morti e delle tragedie: l’uomo continua a fare e costruire quello che vuole, senza seguire gli equilibri dettati dalla natura. Un esempio sono le sempre più frequenti alluvioni di questi ultimi anni… ogni autunno, da qualche parte in Italia, si sente parlare di esondazioni di fiumi dopo due giorni di pioggia e non è normale questa cosa! Non si può deviare il corso di un fiume per fare una casa, bisogna fare la casa in un altro posto! Piangere dopo non serve a nulla, ma sembra che non siamo in grado di imparare e ogni volta che questo succede ci troviamo da capo a piangere morti e tragedie che, con un po’ di lungimiranza, si sarebbero potute evitare… ma a comandare è sempre e comunque il dio denaro. Tutto questo è molto molto triste, ma sembra che sia una spirale senza fine. La natura non fa mai nulla a caso, ma piuttosto che conviverci, l’uomo sta provando a schiavizzarla a suo piacimento anche se prima o poi il conto si dovrà pagare…”

Grazie per il tempo concesso a loudandproud.it e un grande in bocca al lupo per il futuro, sperando sia ricco di soddisfazioni e soprese. A presto!
“Grazie a te Martino e a tutta la redazione di Loud And Proud. E ricordate: non c’è un alito di vento che non abbia una storia da raccontare… basta saper ascoltare.”

Martino Brambilla Pisoni

Martino Brambilla Pisoni

Amante del metal e del rock fin da bambino (cresciuto a pane e Litfiba da mio fratello), della montagna, del Milan ed ovviamente della Spagna. Nel mio piccolo alfiere del metal spagnolo in Italia, faccio la spola tra Lecco e Madrid per poter assistere ai numerosi concerti delle band iberiche che da quasi 40 anni infiammano con il loro metal dannatamente classico il suolo spagnolo.

Post precedente

TEAM ROCK - In amministrazione controllata: 73 dipendenti a casa senza liquidazione

Post successivo

STEVE HACKETT - Il nuovo album 'The Night Siren' a marzo 2017