Loud Reports

DEEP PURPLE – Il report del concerto @ Mediolanum Forum, Assago (MI) – 26.06.2017

Mediolanum Forum di Assago pieno anche se non imballato, a ospitare il saluto delle scene dei Deep Purple, che con ‘InFinite’ giungono alla teraa e ultima data italiana del Long Goodbye Tour. Il compito di aprire le danze tocca a Tyler Bryant & The Shakedown: ho parlato di questo gruppo dopo una – quasi – deserta serata milanese al Tunnel, un anno fa. Mi avevano colpito la grinta, il batterista itinerante (smonta la cassa si fa un giro per il palco) e un chitarrista che mi ricordava qualcuno: Graham Whitford è il figlio di Brad degli Aerosmith. Buona grinta, stranisce sempre un po’ sentire giovani ragazzi suonare rock da ‘anziani’, buona la risposta di un pubblico in paziente attesa. Senza nulla togliere al quartetto di Nashville, Tennessee, mi chiedo perché non abbiamo fatto aprire il concreto ai Rustless

I Deep Purple Mark VIII (se si conta la parentesi Satriani) salgono sul palco con ‘Time For Bedlam‘, primo di quattro pezzi tratti dal loro ultimo (sic) lavoro, ‘InFinite’. Dietro le loro spalle torreggia un iceberg con le  faccione scolpite in stile Monte Rushmore (chiara autocitazione dell’album  del 1970 In Rock). Nel pubblico si contano almeno quattro generazioni di fan, a testimoniare l’affetto sempiterno che si prova per loro e la mancanza di età di questa musica. Ian Gillan si pone con un moderno Frank Sinatra, sarà per il capello molto sale e poco pepe, sarà per la stazza, un po’ meno per la voce… ma ne parliamo più avanti. Suonano ‘Fireball’ e ‘Bloodsucker’ in maniera egregia, ma quando arrivano a ‘Strange Kind Of Woman’ risulta ovvio che  Gillan non è esattamente quello di un tempo. Iniziano i suoi andirivieni nel backstage che lasciano – forse – troppo spazio alle tastiere di Don Airey che, per carità, bravo è bravo, ma alla lunga un po’ le frantuma. Sempre dal nuovo album ‘InFinite’ la frizzante ‘Johnny’s Band’ (andate a vedervi il divertente video),’The Surprising’ e ‘Birds Of Prey’ inframezzate da ‘Uncommon Man’ e da una ‘Lazy’ introdotta da uno strabordante Airey con Gillan che saltella tirandosi su i pantaloni e fa tenerezza quando abbozza un duello voce/chitarra come una volta. Applausi a scena aperta quando Gillan sfodera una armonica a bocca e insegue i compari nella parte strumentale. Dopo ‘Hell To Pay’ è il momento dell'(ufficiale)assolo di tastiere: una decina di minuti in cui il buon Don tra un jazz, un organo da chiesa e una sgroppata cacofonica non dimentica la famosissima aria del ‘Rigoletto’ di Verdi e il ‘vincerò’ di Puccini. Dopo ‘Perfect Strangers’ arriva col botto ‘Space Truckin’, naturale preludio all’inevitabile ‘Smoke On The Water’, che chiude il concerto con la pelle d’oca, gli occhi umidi, i cori dell’intero Forum e i – miei – ricordi di quando i due Ian mi hanno raccontato – in decenni diversi – la propria versione di quell’incredibile avventura sul lago di Ginevra. Bella l’idea di usare ritagli della stampa dell’epoca sugli schermi del fondo (anche se potevano sprecarsi a inventare qualcosina in più al posto che mandare in loop la stessa animazione).
Dopo la pausa di rigore, assistiamo al solito siparietto di Ian Paice, 69 anni domani e unico membro originale dal 1968, che rientra con asciugamano e bicchiere e fa un brindisi in onore del pubblico, per poi sedersi dietro alle pelli e lanciare “Peter Gunn”, colonna sonora di un famoso telefilm della fine degli anni ’50, reso celeberrimo dai Blues Brothers, che i Deep Purple usano in medley con “Hush”. Arriva il momento di Glover che sfodera un assolo di basso di tutto rispetto, contrappuntato dalla batteria di Paice, prima di essere nuovamente raggiunti da Steve Morse e soci per chiudere in bellezza con i cori di “Black Night”.

Tutto sommato un bel concerto che, pur con tutti i suoi limiti, ci fa salutare degnamente un’altra band storica che se ne va.

Deep Purple - the long goodbye tour

Foto di Sandro Buti

 

Luca Fassina

Luca Fassina

Sono un giornalista musicale dal 1989, quando ho fatto parte della redazione che ha creato Hard! Nel 2006 ho iniziato a scrivere per Metal Maniac, dal 2012 scrivo per Classic Rock. Ho scritto la biografia dei Vanadium e curato quella della Strana Officina (Crac Edizioni). Per la Tsunami Edizioni ho scritto "On Stage, Back Stage", "100 Rock Ballad selezionate da Marco Garavelli", "Headbang '80" con P.G. Brunelli e tradotto la biografia di Marky Ramone, "Punk Rock Blitzkrieg".

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