Loud AlbumsOver the Top

DEEP PURPLE – ‘inFinite’

Quando una band di questa caratura annuncia l’uscita dell’ennesimo album inizia puntuale la carrellata delle speculazioni, positive o negative che siano. A questo giro, fin dal primo singolo, si è ben capito di essere in attesa di un lavoro per cui leccarsi i baffi. La band ha fatto di nuovo squadra con il leggendario produttore Bob Ezrin per il seguito di ‘Now What?!’ e, ancora una volta, è stata una collaborazione vincente. La voce robotica di Ian Gillan fa la sua entrata in modo epico su ‘Time For Bedlam’, uno dei singoli che ci hanno ingolositi per qualche mese, insieme a ‘All I Got Is You’. ‘Hip Boots’ ha tutte le carte in regola per essere uno dei brani classici della Mark II (così come successivamente ‘Get Me Outta Here’) ma, al tempo stesso, fa l’occhiolino ai Led Zeppelin di ‘Houses Of The Holy’. ‘The Surprising’ è uno dei brani più peculiari dell’album: inizia sui toni di una ballad, si sviluppa in momenti che ricordano ‘Perfect Strangers’ e, infine, si apre su una sognante parte strumentale dove Steve Morse gioca un po’ con atmosfere prog che ricordano molto David Gilmour, Steve Hackett e Neal Morse. Questo full-lenght ha scritto “Steve Morse” da tutte le parti e il suo stile “southern” si scatena una volta per tutte su ‘Johnny’s Band’ (il cui riff sembra letteralmente uscito da un album di The Allman Brothers Band o dei Doobie Brothers) e ‘On Top Of the World’. Altro brano più “anomalo” e moderno è ‘Birds Of Prey’, che quasi pare una canzone scritta dai Rival Sons per loro. In chiusura un curioso cadeau: introdotta dallo shuffle di Ian Paice, il piano di Don Airey, e l’armonica di Ian Gillan, una spiritosa cover di ‘Roadhouse Blues’ dei The Doors, in cui Ian Gillan si diverte a recitare il personaggio del cantante bel tenebroso e all’urlo di “Hey Stevie, what’s up!” dà il via libera ancora una volta allo squisito lavoro chitarristico di Steve Morse. InFinite è uno di quegli album che non dà un pugno in pancia al primo ascolto, bensì si lascia scoprire poco a poco, come un’ affascinante donna d’altri tempi. Dopo gli scivoloni della prima decade degli anni Duemila, finalmente i Deep Purple sono tornati in carreggiata con album degni di poter essere annoverati insieme a quelli che hanno fatto la loro storia.

Tracklist:
01. Time For Bedlam
02. Hip Boots
03. All I Got Is You
04. One Night In Vegas
05. Get Me Outta Here
06. The Surprising
07. Johnny’s Band
08. On Top Of The World
09. Birds Of Prey
10. Roadhouse Blues

Line-up:
Ian Gillan – voce
Steve Morse – chitarra
Don Airey – tastiere
Roger Glover – basso
Ian Paice – batteria

Editor's Rating

Giulia Mascheroni

Giulia Mascheroni

"I know I don't belong/And there's nothing I can do/I was born too late/And I'll never be like you" potrebbe essere la summa della mia adolescenza solitaria, passata ad imparare a memoria album, biografie e testi.
Dal 2013 vivo a Londra e, a parte sopravvivere, tutta la mia vita ruota attorno alla musica dal vivo, dalle vecchie glorie del passato alle band più underground.
Dal 2014 collaboro con Rock Hard Italia e Classic Rock Lifestyle e la mia missione personale è cercare di far scoprire anche al pubblico italiano cosa è "in" o "out" da queste parti.
Nel tempo libero suono la batteria, ma questa è tutta un'altra storia.

Post precedente

MAYHEM – Il report del concerto @ Live Club, Trezzo Sull'Adda (Mi) – 06.04.2017

Post successivo

WARRANT - Ascolta 'Devil Dancer' dal nuovo album 'Louder, Harder, Faster'