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DECREPIT BIRTH – ‘Axis Mundi’

Dopo sette anni tornano tra noi i Decrepit Birth, portando un bastimento carico di Italia e dubbi. Questo nuovissimo ‘Axis Mundi’ infatti, viene mixato dal sempre più attivo Stefano Morabito nel suo 16th Cellar Studio, con un risultato però (maledizione) un po troppo “plastificato” e iper processato. Niente male direte voi, perché in fondo i Decrepit Birth suonano un tecnicissimo death metal di stampo schuldineriano, e un suono chirurgico “ci sta dentro”. Già. Parlavamo di dubbi? La band di Santa Cruz ha subito una trasformazione curiosa: da farfalla dai mille colori a bruco. La band, inutile ricordarlo, è sempre e solo stata guidata da Sotelo e Robinson, con l’aggiunta di “comprimari” più o meno noti. Il problema però è che dopo un capolavoro come ‘Polarity’, in cui i fan di Death, Pestilence e Atheist avevano gridato al miracolo, qualcosa dev’essere successo. Bhe, oggettivamente in sette anni di cose ne possono accadere diverse. Cambio di line-up innanzitutto, con Sam ‘Samus’ Paulicelli (ex-Goatwhore) alla batteria e Sean Martinez (ex-Rings Of Saturn, ex-Decapitated) al basso. Sezione ritmica di gran pregio, non c’è che dire. Le premesse per un capolavoro c’erano tutte, peccato che i Nostri hanno deciso di suonare “solo” brutal death. Un death metal americano fino al midollo, diretto, compatto, in cui i tecnicismi sono finezze sottilmente inoculate sotto pelle, dentro il DNA di strutture palesemente più lineari. Perché? Dio quanto amavamo i vecchi Decrepit Birth, con i gesti sciamanici di un primordiale ed esoterico Bill Robinson che accompagnavano il suo growl (prestato anche ai Suffocation), in netta contrapposizione con la musica fredda, tecnica e “moderna” dei suoi compagni strumentisti. Insomma per essere puntigliosi i Nostri suonavano un death metal progressivo e ora un brutal death tecnico. Non sono esattamente la stessa cosa. Quindi li puniamo per aver cambiato genere? Chiudendoci a riccio nella nostra ipocrisia, sperando che degli artisti non cambino di una virgola nell’arco di sette lunghi anni? Assolutamente no. Stiamo bassi con il voto perché il disco – a questo punto – si mette in competizione con altri pesi massimi davanti ai quali non può pretendere di spiccare. Che senso hanno poi, ben tre cover? Spiegatemi. No davvero. In sette anni non avete accumulato del materiale vostro? Delle idee? Davvero dovete arrivare (ripetiamo) dopo sette anni, con dodici brani, tre dei quali non sono vostri? ‘Orion’ dei Metallica avrebbe potuto essere argilla nelle vostre abili mani, amici miei. Avreste potuto “jammarci” all’infinito e farne una versione da infarto invece che riproporla fedelmente sino all’ultima nota, fino all’ultimo colpo di grancassa. ‘Desperate Cry’ palesa i limiti di un Robinson che qui si mette (da solo) alle corde di un ring che non gli appartiene. Strumentalmente identica alla versione originale (‘Arise’, 1991, Roadrunner Records)… assolo compreso. Perché? E perché dopo un disco (quasi) interamente all’ombra dei maestri Suffocation, vediamo anche di farne una cover, con una ‘Infecting The Crypts’ anche lei proveniente dalla Roadrunner del 1991 (con il disco ‘Effigy Of The Forgotten’)? Troppe domande per quello che poteva essere un grande ritorno. Non mancano episodi memorabili, lo ammettiamo, con una bellissima ‘Epigenetic Triplicity’ e la strumentale ‘Embryogenesis’, ma non bastano per farci cadere dalla sedia. I Nostri si meritano comunque la sufficienza ma stiamo parlando dei Decrepit Birth e per noi questo ‘Axis Mundi’ è un grosso punto di domanda.

Tracklist:
01. Vortex Of Infinity… Axis Mundi
02. Spirit Guide
03. The Sacred Geometry
04. Hieroglyphic
05. Trascendental Paradox
06. Mirror Of Humanity
07. Ascendant
08. Epigenetic Triplicity
09. Embryogenesis
10. Orion
11. Desperate Cry
12. Infecting The Crypts

Line-up:
Bill Robinson – voce
Matt Sotelo – chitarra
Sean Martinez – basso
Sam Paulicelli – batteria

Editor's Rating

Alberto Biffi

Alberto Biffi

Alla tenera età di 11 anni fui folgorato sulla via di Damasco da una voce divina e soprannaturale (Bruce Dickinson), che mi guidò sulla retta via del Signore (R.J. Dio). Da allora ho vagato nel mondo metal cercando la mia giusta collocazione; dapprima come groupie (ma dovetti rinunciare presto, troppo brutto e peloso), poi come musicista coinvolto in innumerevoli progetti nell'area rock lombarda ed infine come umile scribacchino digital-musicale. Già redattore per Truemetal.it, Italiadimetallo.it, Metalitalia.com, Suonidistortimagazine.it ed altre innumerevoli realtà minori ma sempre e comunque professionali ed appassionanti, mi accingo ad iniziare questa nuova entusiasmate avventura con loudandproud.it.

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