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DEAD LORD – Lords Of Chaos

L’ombra dei Thin Lizzy accompagna da sempre la storia dei Dead Lord. Fin dal debutto ‘Goodbye Repentance’, la band svedese non ha fatto mistero della grande influenza sul proprio sound da parte dei rocker irlandesi. Il nuovo ‘In Ignorance We Trust’ (che abbiamo recensito qui) amplia un po’ il tiro musicale aprendosi a nuovi riferimenti, senza perdere in qualità. Riusciamo ad intercettare il riccioluto leader della band, Hakim Krim, in una pausa del tour con i connazionali Night…

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“Sta andando molto bene, anche le reazioni ai pezzi nuovi sono buone. Il disco è uscito da poco, non ci aspettavamo che li conoscessero, ma li ascoltano e ci applaudono. Finora non ci hanno tirato nulla, forse vuol dire che siamo andando bene…”

Quali pezzi nuovi state proponendo?
“Quelli che vanno meglio sono quelli più diretti, come ‘Kill The All’ e ‘Reruns’, ma anche quelli un po’ più strani come ‘The Glitch’ sembrano funzionare. E’ una bella sensazione quando suoni per la prima volta dei pezzi davanti al tuo pubblico e le cose funzionano.”

Giusto ‘The Glitch’, forse è l’esempio calzante di quanto questo nuovo album sia più vario dei precedenti…
“Non ho mai pensato di voler fare tre dischi uno uguale all’altro. Ogni disco deve rappresentare un aspetto diverso della band, perché la band deve crescere tra un disco e l’altro. ‘The Glitch’ è un pezzo strano anche per noi, nasce da un’idea di Olle che ha portato questa melodia, e da qui siamo partiti per costruire un brano intero. Anche le mie linee vocali sono diverse dal solito, perché il punto di partenza lo era. Il testo l’ho scritto da solo, in una sera, dopo una prova con gli altri ragazzi. Il giorno dopo hanno trovato il testo pronto!”

Possiamo dire che ‘In Ignorance We Trust’ sia un disco più rilassato rispetto ai suoi predecessori?
“Penso di sì, se non altro perché i punti di riferimento sono più vari. Non c’è stato nessun calcolo o nessuna decisione preliminare, solo sono usciti pezzi per certi versi più melodici, come le due ballate o la stessa ‘The Glitch’. Ma ci sono anche un paio di pezzi molto diretti, come ‘Kill Them All’ e ‘Darker Times’. Di certo è un disco vario.”

Può essere rappresentativo della direzione futura della band?
“Non per forza, ogni disco è una storia a sé stante. Come non abbiamo fatto nessun calcolo stavolta, non credo che ne faremo per il prossimo disco. Uscirà come si sentirà la band in quel momento, senza grossi pensieri attorno. Chissà, magari sarà un disco death metal… O forse no!”

Da dove arriva un titolo come ‘In Ignorance We Trust’?
“Nasce dal motto degli Stati Uniti, ‘In God We Trust’. E dall’osservazione del mondo in cui viviamo, dove ormai chiunque può esprimere un’opinione su tutto, soprattutto se non ne sa nulla. L’ignoranza regna ovunque, senza più confini. Non c’è bisogno di dimostrare nulla, basta esporre una tesi fondata su nulla e si trova sempre qualcuno che la sostenga. Le prese di posizione di Trump ad esempio, ma gli esempi sono mille. Viviamo in un mondo dominato dall’ignoranza purtroppo. E visto che di solito scrivo di cose che mi fanno arrabbiare, questo mi sembrava un tema molto calzante, oltre che attuale.”

E’ un tema che ricorre all’interno del disco?
“Più di una volta, sì. Anche se è trattato in modo esplicito in ‘Ignorance’. Mi piace cercare di dire cose sensate nei miei testi, non limitarmi ai classici cliché del rock’n’roll. A volte uso delle metafore, mi piace molto quando i testi non sono evidenti al primo ascolto, ma possono essere interpretati in più modi. Di solito i testi al primo momento più oscuri sono quelli che ti lasciano qualcosa, e parlo da ascoltatore.”

Il paragone coi Thin Lizzy in passato per voi era d’obbligo. Questo modo di scrivere testi ha qualcosa a che vedere co quello storico di Phil Lynott?
“Dovrei dirti di no, perché di certo io non sono all’altezza delle sue parole. Lui era un poeta, io sono un musicista che mette delle parole su pezzi musicali. La prima cosa è inserire bene il testo sulla musica, fare sì che suoni bene. Poi cerco di dare un senso compiuto al testo, magari inserendo qualche spunto non banale. Magari non a tutti interessa allo stesso modo, ma credo che un pezzo sia più completo se ha anche un testo interessante, e io cerco di darglielo.”

Abbiamo iniziato parlando di concerti, torniamo sul tema in chiusura. Quando vale per voi l’aspetto live rispetto a tutto il resto?
“E’ quello più importante, senza dubbio. Credo che per chiunque formi una band il sogno sia stare sul palco a portare i propri pezzi ai fan, E comunque è quello che vale per noi. Un disco è il pretesto per un tour, non viceversa. Andare in giro, con i suoi lati positivi e negativi, è l’aspetto migliore del far parte di una band. Visiti nuovi posti, conosci gente nuova, incontri i fan di persona… In parole povere ti diverti, perché fai quello che ami, ed è l’esperienza che tiene uniti i Dead Lord, e come noi tante altre band.”

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Discografia:
Goodbye Repentance (2013)
Heads Held High (2015)
In Ignorance We Trust (2017)

Line-up:
Hakim Krim – voce, chitarra
Olle Hedenström – chitarra
Martin Nordin – basso
Adam Lindmark – batteria

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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