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DARK FOREST – The Past is still Alive

Con ‘Beyond The Veil’ i DARK FOREST hanno realizzato quello che sarà uno dei dischi dell’anno. La band inglese ci offre un personale mix di heavy metal classico con marcate influenze folk, che risulta assolutamente personale oltre che davvero convincente. E che i ragazzi ci sappiano fare anche dal vivo l’hanno dimostrato in più occasioni, in particolare in diversi festival sul vecchio continente. SANDRO BUTI ha intercettato per noi il vocalist JOSH WINNARD.

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Iniziamo parlando di cosa c’è dietro al velo… Perchè avete scelto questo titolo per il disco?
“(Josh Winnard)  E’ stato Christian a proporre questo titolo. Nasce dal suo interesse verso le tradizioni popolari e in generale verso tutto ciò che è soprannaturale. Nella sostanza, è l’idea dell’esistenza di altri mondi paralleli, che si sposa perfettamente con l’intero disco perché sono diverse la canzoni in qualche modo legate a questo tema.”

‘Beyond The Veil’ è un concept album quindi? A quali temi è dedicato?
“Non è un concept nel senso classico del termine. I testi parlano di argomenti differenti, ma ci sono temi che ricorrono più di una volta. Uno dei più importanti è il folklore, il tema delle tradizioni. ‘The Undying Flame’ è ispirato alla storia di Lancillotto e Ginevra del ciclo di re Artù, e ‘The Wild Hunt’ parla di una leggenda scozzese, nello specifico della Unseelie Court. L’ultimo pezzo del disco, ‘The Lore of the Land’ è dedicato all’idea stessa delle leggende tradizionali, viste come archetipi che raccontano agli uomini chi siamo e da dove arriviamo. Poi, sul disco ci sono anche altri temi come il paganesimo, il sovrannaturale e la magia naturale.”

Quali sono le principali differenze musicali rispetto a ‘The Awakening’?
“Credo che ‘Beyond the Veil’ sia molto più positivo rispetto a ‘The Awakening’ che aveva atmosfere probabilmente un po’ più cupe. C’erano anche pezzi e passaggi vivaci e positivi su ‘The Awakening’, ma credo che nel suo complesso ‘Beyond the Veil’ sia più vario, più ritmato e generalmente più energico.”

Avete lavorato in modo diverso rispetto al passato sulle composizioni?
“A livello di songwriting, un po’ sì. ‘The Awakening’ era già pronto quando io e Pat siamo entrati nella band, e questa volta abbiamo avuto la possibilità di dare il, nostro contributo. Pat ha scritto molte parti e tutta la musica di ‘The Wild Hunt’, io ho aggiunto un po’ di melodie qui e là. Quando siamo entrati in studio abbiamo lavorato più o meno come avevamo fatto su ‘The Awakening’; siamo tornati all’Hellfire III studio  per lavorare con Ajeet Gill, che ancora una volta ha fatto un ottimo lavoro. E’ stato differente il volume di lavoro che abbiamo dovuto fare in studio. Siamo stati molto sotto pressione, e alla fine ci siamo trovati a lavorare sedici ore al giorno per finire tutto in tempo. Pat e Christian sono addirittura dovuti tornare in studio dopo un paio di settimane per finire le parti soliste! In questo senso è stato diverso, perché stavolta abbiamo avuto molto di più da fare. E’ stato un gran lavoro, ma siamo davvero soddisfatti dei risultati, e anche le giornate da sedici ore alla fine si sono ripagate!”

Il disco conferma in pieno il forte legame che avete con la vostra terra…
“Deriva dalla profonda ammirazione che abbiamo della nostra tradizione, che penso che ognuno dovrebbe in qualche modo avere. Christian in particolare è molto legato alla storia e alle tradizioni britanniche e, visto che è lui a occuparsi dei testi, questo esce spesso nelle canzoni.”

Ma potrebbe essere calzante per voi la definizione di folk metal band?
“Sinceramente non descriverei i Dark Forest come una folk metal band, anche se la band ha sicuramente delle fotti influenze folk. Ci sono punti di contatto tra la nostra musica e molto folk metal, soprattutto a livello di melodie chitarristiche. Molte folk metal band però hanno voce ruvida e strumenti aggiuntivi come i violini, mentre noi preferiamo stare su vocals pulite e la classica strumentazione di chitarre, basso e batteria. Detto questo, su ‘Beyond The Veil’ c’è un solo di flauto e ci sono parti di tastiere! Alla fine la gente cerca di metterci in una determinata categoria: siamo stato definiti folk metal, power metal, heavy metal tradizionale e altro ancora… La verità che i Dark Forest sono un po’ di tutto, solo da qualche parte tra tutte queste categorie. Come band, non ci interessa più di tanto rientrare in una di queste categorie, e tendiamo a definirci semplicente heavy metal.”

Quanto influenza la vostra musica il fatto di essere inglesi, e più in generale britannici?
“In un certo senso, molto. Come ti dicevo prima, la nostra storia è importante per noi, e tra le nostre influenze c’è sicuramente il folk inglese tradizionale, come la musica celtica e medievale, perché è quello che abbiamo avuto modo di ascoltare. Allo stesso tempo, la musica va oltre la provenienza, e ascoltiamo tanti tipi di musica di tutto il, mondo, per scoprire somiglianze a volte sorprendenti tra la musica di culture completamente diverse. Abbiamo appena parlato di folk metal: la gran parte delle folk metal band scandinave si rifanno all’era dei vichinghi perché fa parte della loro storia, nel modo di vestirsi on stage e nei testi. Ecco, l’influenza britannica per noi va più o meno nella stessa direzione.”

Quanto pesa invece sulla vostra musica l’influenza dei giganti del metal inglese degli anni Ottanta, a partire da Maiden e Priest?
“Si tratta di band che hanno avuto sicuramente una grossa influenza su di noi, in particolare gli Iron Maiden. Anche le band degli anni Settanta, come Deep Purple e Rainbow, ci hanno influenzato e, parlando di Maiden, i loro dischi più moderni sono importanti per noi come quelli degli anni Ottanta o quasi. Certo, quegli anni sono stati i più importanti nello sviluppo dell’heavy metal nel nostro paese, e la gran parte delle band in circolazione oggi guarda molto a quel periodo, in un modo o nell’altro. Noi non cerchiamo di ricreare quelle sonorità nella nostra musica, ma di certo puoi sentire richiami a quel periodo.”

Una band che in passato ha compiuto un percorso simile al vostro sono gli Skyclad. Vedete qualche collegamento con loro?
“Ci sono sicuramente diversi punti di contatto tra noi e loro, in particolare per le influenze folk che ci contraddistinguono. Le melodie del folk sono immediate e riconoscibili, ma non direi che suoniamo in modo simile agli Skyclad.”

L’artwork di ‘Beyond The Veil’ è stato curato da Duncan Storr. Che cosa è stato in grado di aggiungere alla vostra musica?
“Duncan è un artista incredibile, siamo rimasti davvero senza parole davanti all’opera che ha creato per noi. E’ incredibile, è riuscito a catturare in pieno l’essenza dell’album e della band, che non è per nulla una cosa facile. Se ascolti le canzoni e guardi l’artwork che Duncan è stato capace di creare, l’esperienza arriva a tutto un altro livello. Le due cose si completano perfettamente a vicenda. In questo caso, la grafica è una rappresentazione visiva di quello che stai ascoltando, ed è una cosa davvero unica e speciale.”

Come vanno le cose dal vivo? Siete soddisfatti di quello che riuscite a fare sotto questo aspetto? Cosa ci dobbiamo aspettare da voi a breve?
“Diciamo che ci siamo tolti molte soddisfazioni, con molti concerti e bei festival nel corso degli anni. Tra questi Brofest, Live Evil, The Annihilation of Bavaria (insieme agli Atlantean Kodex) tanto per fare qualche nome. Siamo più che soddisfatti delle opportunità che abbiamo avuto, e che hanno davvero aiutato la band a raggiungere un pubblico sempre maggiore. Ovviamente, vogliamo sempre crescere e andare avanti, per quanto riguarda i live e musicalmente in genere. Prossimamente suoneremo all’Harder than Steel in ottobre e all’Hell Over Hammaburg a marzo, entrambi in Germania, ma stiamo cercando di fissare altre date, per cui tenete gli occhi aperti!”

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Line-up:
Josh Winnard – voce
Christian Horton – chitarra
Patrick Jenkins – chitarra
Paul Thompson – basso
Adam Sidaway – batteria

Discografia:
Dark Forest (2009)
Dawn of Infinity (2011)
The Awakening (2014)
Beyond the Veil (2016)

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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