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DARK AGES – Andare oltre le apparenze

Andare oltre le apparenze. Non fermarsi alla prima impressione. Superare le categorie tradizionali. Temi molto cari a livello musicale ai DARK AGES, band veronese fresca della pubblicazione del nuovo ‘A Closer Look’. Il disco ci è piaciuto molto (qui la recensione), proprio perché non rientra in nessuna categoria pre-definita. E anche per questo abbiamo cercato di approfondire il discorso con la band…

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Innanzitutto, da dove nasce un titolo come ‘A Closer Look’?
“(Roberto) Ciao Sandro, grazie per averci concesso questa intervista! ‘A Closer Look’ è il titolo che, secondo noi, rappresenta al meglio questo nuovo album. Nasce dalla nostra volontà di capire cosa volevamo esternare con la musica dei Dark Ages, e uno sguardo più attento verso quello che la band voleva trasmettere ha portato a comprendere che nella vita di tutti i giorni non si prestano le giuste attenzioni a tante cose, volevamo trasmettere un avvertimento, qualcosa ci sta sfuggendo di mano e dobbiamo reagire.”

Si tratta di un concept? O cmq ci sono collegamenti tra i pezzi?
“(Roberto) E’ un album tematico, come dicevo prima il disco ha un filo conduttore che è l’attenzione, la ricerca, tutti noi abbiamo la necessità di dare uno sguardo più vicino alle cose. E questo riguarda diverse sfaccettature dei nostri sentimenti, delle nostre personalità, dei nostri rapporti interpersonali fino al nostro rapporto con la natura.”

Dopo le due parti di ‘Teumman’ è stato difficile ripartire “da zero” come temi?
“(Simone) ‘Teumman’ è stato pensato e voluto come un’opera rock quindi il tema dei brani era già tracciato anche nelle musiche. Il nuovo lavoro al contrario ci ha permesso di comporre senza vincoli, quindi ognuno di noi ha potuto esprimersi liberamente.”
“(Roberto) Non necessariamente. Intendo, abbiamo anche pensato a sviluppare un nuovo concept e non è stato difficile trovare delle tematiche da affrontare ma, visto che buona parte della musica era già stata scritta, volevamo che tutto calzasse perfettamente con l’atmosfera generale dell’album e che non risultasse neanche parzialmente una forzatura. Questa è stata la scelta più sentita da parte di tutta la band ed è stata un’ottima idea.”
“(Angela) La scelta del tema è stata del tutto naturale, dopo aver “fantasticato” con le vicende del protagonista del concept, abbiamo guardato “più da vicino” dentro di noi e a quello in cui crediamo e gli argomenti sono usciti da soli senza bisogno di cercarli.”

E’ il primo disco con Roberto alla voce. Ci sono state modifiche nel modo di lavorare? Che contributo generale ha portato?
“(Simone) Roberto lo conoscevamo già molto bene in quanto è stato uno dei protagonisti nella realizzazione teatrale dell’opera ‘Teumman’; di lui ci avevano colpito subito, oltre la voce ovviamente, la passione e il metodo di lavoro molto simile al nostro. Quindi direi proprio che non ci sono state modifiche nel procedimento compositivo. Aggiungo che una grande sorpresa l’abbiamo avuta con Gaetano, il nuovo bassista. Da subito abbiamo creduto in lui come strumentista ma pensavamo, data forse la giovane età, di dover attendere qualche tempo prima che trovasse il proprio equilibrio, invece è entrato immediatamente in sintonia con tutti e senza difficoltà.”
“(Roberto) E’ stato davvero molto facile lavorare con loro, oltre che una bella sfida per il sottoscritto. Ho contribuito a questo ‘A Closer Look’ con i testi, che ho scritto dopo essermi confrontato con i desideri di tutta la band, e con le linee vocali che ancora non erano state scritte da Angela e Simone. E’ stata una bella esperienza che mi ha fatto crescere tanto, ed è stato un piacere vedere che le mie idee venivano apprezzate e poi vederle crescere e migliorare ulteriormente. Speriamo di continuare così e di progredire sempre di più!”

Una cosa che non manca è l’influenza del prog settantiano sulla vostra musica. Vero?
“(Angela) La matrice rock progressive è caratteristica dei Dark Ages, molti dei nostri ascolti provengono da quel genere e non solo emerge dalle linee melodiche ma soprattutto negli arrangiamenti di tastiera; personalmente sono molto legata a quello settantiano per l’uso dei suoni che amo di più, soprattutto il pianoforte e l’organo hammond.”

Un pezzo come ‘At The Edge Of Darkness’, coi suoi 10 minuti di durata, ha passaggi quasi immediati e molto “metallici” per i vostri standard. Come è nata?
“(Roberto) In questo caso lo scheletro del brano era già stato scritto al mio ingresso in line-up, io ho contribuito con le linee vocali (anche se sul ritornello ho chiesto una mano ad Angela) cercando di caratterizzare al meglio un pezzo così forte e d’impatto nonostante sia il più lungo del platter. Il testo rappresenta un appello che il pianeta lancia a tutti noi, a guardare a quello che stiamo facendo e a quello che, soprattutto, ci sta sfuggendo di mano. Al nostro legame empatico con tutto quanto, che stiamo (o stavamo) perdendo…”
“(Angela) E’ vero che ci caratterizza molto il prog settantiano ma in nessuno di noi manca la matrice metal; in alcuni momenti si ha bisogno di qualche riff aggressivo proprio per esprimere alcune emozioni più dirette, oltre al fatto che ci piace molto sperimentare nella musica che facciamo non dandoci troppi limiti o regole.”

Più in generale, come sono nati i brani nuovi? Che tipo di collaborazione c’è stata nella band?
“(Roberto) Trovo che abbiamo lavorato davvero bene e, nonostante il grosso della musica ci fosse già, le idee, sia mie che del bassista Gaetano Celotti, sono state ascoltate ed accolte con entusiasmo! Il pezzo che più ho potuto “pasticciare” è stato ‘Against The Tides’ e sono davvero molto molto orgoglioso del risultato complessivo. Sapevo di dover strutturare un brano per più voci ed hanno fatto tutti un grandioso lavoro (parlo di Claudio Brembati degli Anticlockwise e di Tiziano Taffuri e Ilaria L’Abbate che hanno partecipato con noi a ‘Teumman Opera Rock’)! L’assolo finale di sax ad opera di Enrico Bentivoglio poi si commenta da solo. Pazzesco.”
“(Angela) La base della struttura melodica del brano di solito viene fatta da me e Simone, alla quale si aggiunge la sezione ritmica e la linea vocale; ma non è tutto così matematico, spesso la sezione ritmica modifica alcuni passaggi che stravolgono il brano o magari la linea vocale sviluppa una parte piuttosto che un’ altra e quindi, anche in questo caso, si modifica il percorso; i brani nascono e si sviluppano con la collaborazione e la sinergia tra tutti i componenti della band, ognuno per il suo strumento. Quindi si sa dove si parte ma non si sa dove si arriva fino alla conclusione!”

L’artwork è molto suggestivo, raffigura una strada. Vi sentite in mezzo a un percorso?
“(Roberto) Assolutamente sì! Dobbiamo sentirci in mezzo ad un percorso! Non i Dark Ages, ma tutti quanti. E dobbiamo esplorare e cercare con la curiosità dei ragazzini. E tornare a guardare il mondo aprendoci alle possibilità e non considerando soltanto quello che siamo abituati a vedere!”
“(Angela) Secondo me la cosa peggiore per un artista è sentirsi “arrivato” si è perennemente in mezzo ad un percorso, ogni giorno, ogni incontro, ogni esperienza può farti crescere, cambiare, migliorare. Bisogna avere l’umiltà e curiosità di imparare, solo così si può trovare la propria strada ed esprimere sempre quello che si ha dentro.”

Quali le prossime tappe di questo percorso?
“(Anegla) Cercare di suonare il più possibile live e sicuramente rimettersi al lavoro per il prossimo album! Nei nostri progetti c’è anche quello di riprendere in mano l’Opera Rock per farne un DVD… insomma le idee non mancano di certo bisogna solo mettersi al lavoro e lo spirito e la voglia di fare non ci mancano.”

Un tema che a me personalmente è molto caro. Avete avuto riscontri anche dall’estero con la vostra musica?
“(Angela) L’etichetta discografica di ‘A Closer Look’ è l’Andromeda Relix di Gianni Della Cioppa che come distribuzione si appoggia a GT Music. Possiamo dire che, purtroppo, è il primo nostro disco che abbia una distribuzione “fisica” anche all’ estero, prima era stata fatta soltanto su canali digitali e quindi di difficile controllo anche se qualche vendita in Europa e in Russia era stata fatta con ‘Teumman’. Già subito dopo l’uscita di questo quarto album il lavoro di Gianni ha portato risultati, abbiamo avuto riscontro soprattutto in Germania e Olanda anche se la strada da percorrere è ancora tanta (per rimanere in tema!) Crediamo inoltre che nell’era in cui i dischi non si vendono più, la cosa più efficace sia suonare il più possibile live, il concerto rimane il modo più diretto per comunicare con il pubblico.”

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Discografia:
Saturnalia (1991)
Teumman – Part One (2011)
Teumman – Part Two (2013)
A Closer Look (2017)

Line-up:
Roberto Roverselli – voce
Simone Calciolari – chitarra
Angela Busato – tastiere
Gaetano Celotti – basso
Carlo Busato – batteria

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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