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CUSTARD – True as Steel

I tedeschi CUSTARD sono un ottimo esempio di dedizione alla causa. Hanno festeggiato quest’anno i trenta anni di carriera, con quello che potrebbe essere il miglior disco della loro storia. ‘A Realm Of Tales’ ci è piaciuto parecchio (qui la recensione) e ci ha spinti ad approfondire la conoscenza della band di Herne – la stessa città dei Rage. Ad accompagnarci, il batterista Chris Klapper, unico membro rimasto della formazione originale…

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Tra ‘Infected By Anger’ e questo ‘A Realm Of Tales’ sono passati ben cinque anni…
“La verità è che siamo molto pigri!! Seriamente, non ci sentiamo spinti a pubblicare un disco solo perché è ora di farlo. A dire il vero l’idea di fondo di ‘A Realm Of Tales’ è nata già poche settimane dopo la pubblicazione del disco precedente, ma ci abbiamo messo molto a preparare pezzi che meritassero di essere pubblicati. Per questo ci piace lavorare coi ragazzi di Pure Steel, non ci spingono e noi abbiamo la libertà di fare quello che vogliamo quando lo vogliamo.”

‘A Realm Of Tales’ appare ispirato a diverse storie, favole e leggende, alcune anche ben note a livello letterario…
“Con ‘Infested By Anger’ abbiamo affrontato per la prima volta un concept e abbiamo trovato molto pratico il fatto di mantenere le nostre menti in unico macro-tema quando scriviamo i pezzi. Scegliendo il mondo delle favole e leggende abbiamo avuto a disposizione un mondo infinito di storie , spesso tristi e crudeli, tra cui scegliere e a cui dare una nostra interpretazione di testi e musica. Ad essere onesto, ci sono altre storie che abbiamo provato ad affrontare senza successo, col risultato di mettere tutto da parte, magari dopo una grossa risata.”

C’è qualcuna di queste storie che ha un significato particolare, almeno per te?
“Alla fine è solo questione di gusti personali, perché ognuna di queste storie ha il suo significato, spesso abbastanza profondo. ‘Queen Of Snow’ ad esempio è una gran combinazione di momenti epici e attitudine aggressiva, mentre ‘Daughter of the Sea’ è molto rilassata, quasi giocosa, ma si sposa bene con la storia. Tutti i pezzi in qualche modo hanno una loro profondità, andrebbero ascoltati seguendo le storie a cui sono dedicati, in modo da poter avere il quadro completo. Dal punto di vista musicale, la mia preferita è ‘The Little Match Girl’. Una storia davvero triste, che inizia come ballad ma si trasforma in un pezzo molto arrabbiato.”

Dal punto di vista, la vostra aderenza alla tradizione è encomiabile…
“Siamo vecchi. Non ti devi aspettare qualcosa di troppo lontano dalle nostre radici. E non è nemmeno qualcosa che ci interessa fare. Ci piace quello che facciamo e come suoniamo come band. Certo, ci sono elementi di novità, ad esempio quando nella band entra un membro nuovo, ma in generale non ci interessa per forza sperimentare. Siamo gli AC/DC del power metal!!”

Avete provato qualcosa di differente rispetto al passato?
“Sì e no. Abbiamo sempre avuto modi diversi di scrivere. E stavolta è andata allo stesso modo. Da un lato i chitarristi si presentano con un’idea, magari basata su un libro. Partono da un riff e da quello si sviluppa il pezzo coi suoi testi. Oppure Oliver arriva con una linea melodica e dei testi., a volte anche completi. E su quella linea mettiamo la musica. Non c’è un “direttore musicale” come tante altre band che conosciamo. Il mio compito, oltre a curare la parte ritmica, è controllare il risultato non sia troppo lontano dall’approccio Custard. E a volte non è un compito semplice…”

Dal 2009 la band ha una formazione abbastanza stabile. Quanto si ripercuote sull’aspetto prettamente musicale?
“Abbiamo avuto un solo cambio negli ultimi anni, con l’arrivo di Stefan alla chitarra. Molto meglio rispetto agli anni passati, in cui la gente arrivava e ripartiva con troppa facilità. E’ più semplice lavorare con persone che conosco. Nessuno deve presentarsi o convincerti delle sue capacità, tutti si possono concentrare sulle canzoni. Come ho detto prima: a volte avere idee fresche fa bene, se ci si ritrova in qualche modo bloccati, ma ora non mancano né la forza né le idee. A farla breve, sono molto contento della squadra che ho a disposizione!”

Siete da sempre considerati tra i “prototipi” della classica e tradizionale band tedesca…
“Ok, siamo tedeschi, siamo vecchiotti, e la band ha raggiunto i 30 anni di storia. Basta per definirci una band “tradizionale”? Facciamo quello che ci piace, e decisamente non scartiamo un pezzo se suona troppo “americano”. Intendo, c’è un motivo se gli altri musicisti pian piano sono entrati nei Custard! Certo, ognuno ha la sua personalità, ma chi è arrivato l’ha fatto perché gli piaceva la roba che i Custard hanno fatto in passato. E ognuno porta le sue idee, ma un cambio radicale non avrebbe senso. Cerchiamo di mantenere il nostro suono attuale, e di non ripetere le sonorità dei singoli dischi, tutto qua. Ma la gente ha bisogno di categorie da usare, e sinceramente non è la peggiore che possiamo trovare.”

Come è cambiato nel corso del tempo il vostro approccio alla musica?
“Oggi siamo molto più rilassati, non ci sconvolge ricevere una cattiva recensione o se qualcosa succede sul palco. E la stessa cosa vale quando scriviamo o quando siamo in studio. Imparare a gestire la pressione ci ha resi una band migliore. Le mie influenze personali però rimangono le stesse nel corso degli anni, non devo esplorare coste sconosciute per trovare nuovi tesori. Tutto quello che chiedo è fare cose che mi piacciono e divertirmi.”

Come vive dopo tutti questi anni una band del vostro livello? Intendo, avete una storia importante alle spalle, ma non siete proprio delle rockstar…
“Il periodo 2005/2006 è stato molto stressante, abbiamo cercato di suonare il più possibile pur mantenendo i nostri lavori. E alla fine abbiamo rischiato di rompere la band. Ci piacerebbe suonare più spesso, ma in fondo non è possibile. Ci sono lavori, famiglie e altre cose che richiedono la nostra attenzione. Se volessimo suonare più spesso potremmo farlo, i club fortunatamente non mancano. Ma preferiamo concentrarsi su quello che preferiamo, con un occhio speciale per i festival.”

Che esperienze avete al di fuori della Germania? E che tipo di reazioni avete ottenuto finora all’estero?
“Abbiamo suonato in diversi paesi, Olanda, Belgio, Austria, Svizzera… Alla fine intorno alla Germania. E’ difficile parlare di reazioni, perché ogni volta sono diverse. Ad esempio, gli svizzeri non sono per forza noti per essere un pubblico caldo e passionale, ma una volta ci hanno davvero stupito per il loro calore. Ci piacerebbe una volta poter raccontare qualcosa sul pubblico italiano, spero che capiti presto! In generate, credo che abbiamo sufficiente esperienza per riuscire a coinvolgere la gente, indipendentemente dove. Abbiamo suonato a festival in mezzo a gruppi black e death ed è andata bene, tanto da avere in prima fila gente con corpsepaint e pugni alzati!”


Discografia:
Kingdoms of Your Life (1999)
For My King  (2000)
Wheels of Time  (2005)
Forces Remain (2008)
Infested by Anger (2012)
A Realm of Tales (2017)

Line-up:
Oliver Strasser – voce
Carster Reichart – chitarra
Stefan Absorber – chitarra
Markus Berghammer – basso
Chris Klapper (batteria)

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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