Loud Albums

COMMUNIC – ‘Where Echoes Gather’

Non penso abbiate mai letto una recensione del vostro sottoscritto redatta in prima persona. A Loud and Proud siamo un noi, non un io. Oggi però ci sentiamo – o meglio, mi sento – di fare un’eccezione, considerato il peso che la band esaminata ha avuto sulla mia vita. Sette o otto anni fa, ora non ricordo, mi sono imbattuto in un gruppo completamente fuori dagli schemi, figlio di quel prog-thrash di Nevermoriana memoria che ancora non aveva attecchito tra i musicisti europei, figuriamoci poi tra i freddi ed impostati scandinavi. Con loro invece era tutta un’altra storia, il discorso cambiava eccome e già dal primo capolavoro ‘Conspiracy In Mind’ i Communic mettevano in chiaro quanto la loro proposta avrebbe saputo rivoltare come un calzino la scena metal del Vecchio Continente. Un trio dotato di incredibili qualità tecniche e baciato da un’ispirazione che trovava spazio in un songwriting sempre efficace e mai banale. Era quasi impossibile trovare dei brani “meno riusciti” all’interno dei loro lavori, lavori in cui convergevano con una facilità disarmante potenza, melodia e malinconia tutta norvegese. Un mix unico pronto ad avvolgere l’ascoltatore e ad imprigionarlo tra le sue spire, cullandolo con dolci arpeggi che in un attimo si sarebbero trasformati in tellurici riff spaccacollo. Tutte queste parole non bastano a tradurre l’impatto che i Communic ebbero sul sottoscritto e ovviamente non possono spiegare quel caleidoscopio musicale che si sprigiona nel nostro cuore ogni volta che ascoltiamo un loro album. Oggi è tempo quindi di riprendere in mano le cuffie e di buttarci nuovamente nel decadente mare color arcobaleno in cui galleggiano i tre norvegesi, con questo nuovissimo ‘Where Echoes Gather’ che vede la luce dopo quasi sette anni di preoccupante silenzio discografico. L’ultimo ‘The Bottom Deep’ ci aveva mostrato il lato più oscuro della band, il personale abisso dal quale molti di noi faticano ad uscire, bloccati da quella nera melma infernale che ci risucchia ad ogni sterile tentativo di fuga. Cosa ci offre quindi l’ultimo arrivato? Innanzitutto una rinnovata eterogeneità stilistica che ci riporta ai primissimi dischi dei Communic. Parliamo quindi di eteree e soffici linee vocali che sfociano senza preavviso in potenti vocals accompagnate da una base ritmica capace di tenere testa ai più temuti vulcani islandesi. Il cantante, chitarrista Oddleif Stensland si presenta all’ascoltatore spogliandosi di ogni pregiudizio musicale e viaggiando tra coordinate astrali in cui è bellissimo perdersi. Parlavamo di prog ok, ma nulla qui è artificioso o forzato, ogni riff nasce dall’anima di chi lo ha partorito. Il metal dei Communic è intimo come pochi altri, non conosce confini e – soprattutto –non annoia mai. Citare un brano a scapito di un altro sarebbe un’offesa all’intero album, un vincolo imposto che non renderebbe giustizia alla linfa vitale che alimenta ‘Where Echoes Gather’ nella sua totalità. Sedersi, ascoltare e sognare. Nulla più…

Tracklist:
01. The Pulse of the Earth (Part 1 – The Magnetic Center)
02. The Pulse of the Earth (Part 2 – Impact Of The Wave)
03. Where Echoes Gather (Part 1 – Beneath The Giant)
04. Where Echoes Gather (Part 2 – The Underground Swine)
05. Moondance
06. Where History Lives
07. Black Flag of Hate
08. The Claws Of The Sea (Part 1 – Journey Into The Source)
09. The Claws Of The Sea (Part 2 – The First Moment)

Line-up:
Oddleif Stensland – voce, chitarra
Erik Mortensen – basso
Tor Atle Andersen – batteria

Editor's Rating

Martino Brambilla Pisoni

Martino Brambilla Pisoni

Amante del metal e del rock fin da bambino (cresciuto a pane e Litfiba da mio fratello), della montagna, del Milan ed ovviamente della Spagna. Nel mio piccolo alfiere del metal spagnolo in Italia, faccio la spola tra Lecco e Madrid per poter assistere ai numerosi concerti delle band iberiche che da quasi 40 anni infiammano con il loro metal dannatamente classico il suolo spagnolo.

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