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COMMUNIC – Humanity Hour Zero

Sei anni sei di attesa, ma finalmente il nuovo album dei clamorosi Communic ha visto la luce. ‘Where Echoes Gather’ (qui recensito) ci riconsegna una band ispirata e volenterosa di rifarsi del tanto tempo trascorso dal precedente ‘The Bottom Deep’. Il mastermind Oddleif Stensland ci ha raccontato per filo e per segno gli ultimi anni della band, lasciandosi andare anche a interessanti voli pindarici sulla condizione dell’essere umano e del nostro pianeta. Vediamo meglio cosa è successo dal 2011 a oggi…
“(Oddleif Stensland) Ci sono stati alcuni incidenti di percorso. Sei anni dedicati principalmente alla famiglia. Ma abbiamo lavorato alla nuova release a fari spenti per tutto il tempo. Provo a fartela breve: dopo l’uscita di ‘The Bottom Deep’ nel 2011 abbiamo fatto un grande tour europeo (con Rage e altre band) e subito dopo abbiamo iniziato a lavorare al nuovo album. Tra il 2012 e il 2013 ci siamo tuffati nell’arrangiamento e nella scelta dei brani e delle idee che avrebbero formato il nuovo album. Verso la fine del 2013 avevamo più o meno tutte le idee pronte per il lavoro finale. La pre-produzione è stata fatta nel 2014 ed a giugno siamo entrati nei DUB studios per registrare la batteria, pianificando una possibile release a inizio 2015. Nel 2014 è nato un altro mio figlio, il terzo, e ho deciso quindi di focalizzarmi maggiormente sulla famiglia. Non molto tempo dopo le registrazioni della batteria Tor Atle ha dovuto dedicarsi come me alla famiglia, in quanto anche lui è diventato nuovamente padre. Abbiamo dovuto quindi rallentare un attimo con la registrazione di basso e chitarra e il tutto si è trascinato un po’ nel tempo. Nel 2016 abbiamo iniziato a parlare con la Nuclear Blast per la futura release. Hanno preso un po’ di tempo per pensarci e alla fine hanno deciso di liberarci dal contratto con loro. Noi abbiamo preso un’altra direzione e ci siamo messi in contatto con la AFM, firmando con loro un contratto a inizio 2017. Successivamente ho registrato le parti vocali. L’artwork è stato ideato da Eliran Kantor e ogni cosa è stata mandata al mixaggio. La voglia di terminare tutto nella prima parte del 2017 ci ha portati a trovare una nuova energia, a ricaricarci. Non ci saremmo mai aspettati un’attesa tanto lunga, per noi è stato come un battito di ciglia, ma posso capire che ai fan sia sembrato un tempo lunghissimo…”

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Il sound di ‘Where Echoes Gather’ mi riporta ai vostri primi tre album, un po’ diversi dal precedente ‘The Bottom Deep’, molto oscuro e claustrofobico. Sei d’accordo con me? Da dove è arrivata l’ispirazione per la composizione del nuovo arrivato?
“Sì, sono d’accordo. Questo album guarda più alle nostre radici. Ho voluto volgere lo sguardo all’indietro, a quell’archivio di idee inutilizzate a cui ero legato. Avevo alcune vecchie songs e bozze che mi spiavano, che mi cercavano e ho sentito finalmente che avevo tutto il tempo di dare loro la giusta attenzione e di riprendere in mano quel qualcosa che da tempo riecheggiava nella mia mente. Alcuni dei riff e delle idee che sentite nel cd sono abbastanza vecchie, ma ho sempre saputo che in esse c’era qualcosa di speciale. Ho voluto tornare indietro e renderle fruibili a tutti i nostri ascoltatori. Un altro motivo per cui ho ripreso in mano questo materiale è dovuto al fatto che dopo ‘The Bottom Deep’ ho passato un periodo di apatia, non sentivo più gioia nel suonare, come quando ero giovane. ‘The Bottom Deep’ è stato un album incentrato sulla depressione, il dispiacere e il dolore, era troppo per me a livello personale… Stavo perdendo il senso, la motivazione a continuare a suonare. Ho voluto ritrovare la gioia, il divertimento, l’eccitazione della sperimentazione, fare musica come se fosse una nuova sfida per me, per tutti noi e per i nostri ascoltatori. Sappiamo che non tutti i metalhead capiranno le nostre scelte, ma non abbiamo mai prestato troppa attenzione a ciò che la gente si aspetta da noi; seguiamo sempre e comunque la nostra strada.”

C’è un argomento generale che lega le lyrics dei brani di ‘Where Echoes Gather’?
“Le tematiche trattate sono normalmente collegate alla valvola di sfogo dei miei pensieri, uniti a dosi di immaginazione e fantasia. I miei pensieri e la mia mentalità legati a certi periodi della mia vita, a cose che mi ispirano o mi irritano… è ciò che mi porta a scrivere queste piccole storie che trasformo poi in testi. Non è propriamente un concept album, ma c’è un battito che riecheggia per tutte le canzoni, legandole assieme. Il disco è basato sul comportamento distruttivo dell’umanità e sugli effetti delle nostre azioni e di ciò che facciamo durante le nostre vite. Le nostre azioni influenzeranno molto il futuro, sia i singoli individui che l’intera immagine cosmica. Qualsiasi cosa tu faccia nella vita e che ti riguarda, cose come scrivere, comporre, educare i figli et. etc. riecheggerà per sempre, raccontando la tua storia anche quando non ci sarai più. Si parla anche del nostro rapporto con la Terra, le stelle e la luna. La relazione tra i nostri antenati con la Terra contrapposta alle moderne connessioni “attraverso il mondo” (come Internet, l’elettricità, etc.etc.). Si tratta il rispetto per gli individui, per la natura e le sue meraviglie, ma anche dell’odio e della rabbia che ci circondano in questo mondo moderno. Ci dimentichiamo di aprire gli occhi e di vedere cosa accade intorno a noi, focalizzandoci troppo sul nostro successo. Parliamo della vita e della morte, cercando di ritrovare il battito originario della Terra. Mi viene da ridere perché tutto ciò suona strano, un po’ sconnesso e confuso per essere una fonte di ispirazione, ma penso riassuma perfettamente i miei pensieri e giudizi su ‘Where Echoes Gather’.”

E quale è invece il processo che porta alla nascita di una canzone dei Communic?
“Musica e testi sono composti da me ed è sempre stato così, ma tutti nella band possono aggiungere un tocco di personalità al materiale. Il più delle volte ho a disposizione degli schizzi grezzi pronti a diventare canzoni, ma preferisco il vecchio stile, cioè portare le canzoni in sala prove e provarle con tutta la band. Lì capiamo meglio come lavorare sui dettagli, sentire il groove e il tempo adatti e suonare i brani tutti e tre insieme, per capire se potremmo portarli poi dal vivo. Non usiamo tracce registrate o click nei nostri show, ciò che senti è suonato dal vivo dai tre soli ragazzi della band. Erik e Tor Atle sono consapevoli del fatto di poter portare ciò che vogliono alla musica dei Communic, idee per i testi o riff, ma fino ad ora loro hanno sempre creduto nel mio lavoro, o magari non se ne preoccupano affatto, ahahah. Godiamo di una chimica speciale che è cresciuta saldamente nel corso degli anni, basata sul rispetto e sulla volontà di continuare questo viaggio insieme. Prima di portare una song alla band o alla sua versione finale la conservo nella mia “incubatrice” per circa 5-10 anni. Probabilmente dovrei rendere più veloce questo processo, ma adesso è così, ahahah.”

Avete in programma qualche show per promuovere l’album? Come vanno le cose in Europa a livello di fan? E nella vostra Norvegia?
“Sì, ci proveremo. Suonare dal vivo, fare qualche tour, festival, ma dobbiamo prima vedere che offerte ci proporranno e tra quali opzioni potremo scegliere. Penso che abbiamo una solida fanbase, anche se siamo stati lontani dai palchi europei per un po’. Proviamo a fare tornare l’attenzione su di noi e vedremo cosa succederà. In Norvegia siamo ancora un po’ troppo underground, ma cerchiamo di farci conoscere il più possibile anche qui.”

Il vostro sound è molto intimo e particolare, molti brani raggiungono direttamente il cuore dell’ascoltatore. Come riuscite a creare quella malinconia presente in molte delle vostre canzoni? E’ qualcosa collegato alla vostra terra d’origine?
“Mi fa piacere tu mi abbia detto queste cose. Il mio obiettivo principale è sempre stato raccontare delle storie e comunicare attraverso la mia musica. Questo è anche il motivo che ci ha portato a scegliere il nome della band, il poter Comunicare. Mi piace il dinamico ed emozionale legame che proviamo a creare. Mi piace pensare che ha a che fare coi lunghi e freddi inverni ed il tempo deprimente che abbiamo qui, ma credo che il risultato finale si avrebbe anche se io componessi seduto di fronte ad una soleggiata spiaggia piena di palme. Penso che il tutto sia collegato a me come persona, non alla mia terra.”

Pensi che l’essere umano sia destinato a soffrire? La musica può essere un mezzo per salvarci dalle dure (e spesso crudeli) prove che la vita ci presenta giorno dopo giorno?
“Non penso. Noi siamo destinati a vivere al massimo, ma siamo il predatore più brutale del pianeta. Ci sono molta rabbia e molto odio intorno a noi. Molta gente che vuole imporre la propria ideologia agli altri, attraverso odio e sofferenze. Penso dovremmo godere di più della vita e comportarci meglio, utilizzando le risorse offerte dalla natura per poter condurre al meglio la nostra corta esistenza. La musica può essere una buona forza per canalizzare alcune frustrazioni e sentimenti. Io la uso come se fosse una terapia, per togliermi di dosso un po’ di cose mie. So che posso sembrare un po’ depresso e arrabbiato allo stesso tempo, ma ora sono un ragazzo felice.”

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Quali sono le band che più vi influenzano? Ascoltate anche qualcosa fuori dall’ambito metal?
“Riassumendo i gusti di tutti i ragazzi della band ti potrei citare: Rainbow, Dio, Rush, Deep Purple, Black Sabbath, Megadeth, Testament, Overkill, Fates Warning, Crimson Glory. Ayreon. Machine Head, Mercyful Fate, King Diamond e molti altri. Se mischi il tutto crei la miscela che dà vita al sound dei Communic. Credo non ci sia nulla assorbito da me fuori dal metal.”

Perfetto! Grazie mille per questa interessante intervista!
“Grazie a voi! Passate a trovarci su communic.org per avere a disposizione tutte le info sulla band e di seguirci sulla nostra pagina facebook, dove proviamo a interagire, a raccontare qualcosa della band e condividere ciò che succede in casa Communic. Cheers!”

Discografia:
Conspiracy In Mind (2005)
Waves of Visual Decay (2006)
Payment Of Existence (2008)
The Bottom Deep (2011)
Where Echoes Gather (2017)

Line-up:
Oddleif Stensland – voce, chitarra
Erik Mortensen – basso
Tor Atle Andersen – batteria

Martino Brambilla Pisoni

Martino Brambilla Pisoni

Amante del metal e del rock fin da bambino (cresciuto a pane e Litfiba da mio fratello), della montagna, del Milan ed ovviamente della Spagna. Nel mio piccolo alfiere del metal spagnolo in Italia, faccio la spola tra Lecco e Madrid per poter assistere ai numerosi concerti delle band iberiche che da quasi 40 anni infiammano con il loro metal dannatamente classico il suolo spagnolo.

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