Talks

CLAUDIO SIMONETTI’S GOBLIN – Racconti di sangue

E niente… capita che la notte di Halloween vai al Circolo Colony di Brescia per assistere ad un concerto indimenticabile (qui il report della serata) e ti ritrovi in camerino coi Goblin a scambiare due chiacchiere con il Maestro Claudio Simonetti. Ecco cosa ci ha raccontato l’autore delle più sinistre colonne sonore del cinema italiano (e non solo), coinvolto ultimamente in contesti non propriamente prog o rock…
(Claudio Simonetti) Noi siamo sempre invitati a festival o serate metal, pur non essendo una band metal. Veniamo però a scoprire che molti gruppi che suonano con noi hanno iniziato ascoltando la nostra musica; è un connubio un po’ strano, io non mi definisco metal. Ci chiamano a suonare ai festival metal e la gente apprezza la nostra musica, perché comunque il metallaro ci collega ai film horror, all’immaginario horror, metal e gotico appunto. C’è sempre un legame.”

claudio simoneti goblin 10

Secondo te il rock progressivo, come anche il vostro, potrebbe essere il genere non metal più apprezzato e ascoltato dai metallari?
“Penso di sì. Noi siamo i papà di molta gente che suona metal. L’heavy metal deriva dal prog degli anni 60-70.”

E cosa è per te il prog?
“Già la definizione mi suona un po’ strana. All’epoca non si chiamava così, il termine prog è venuto col tempo e nemmeno so chi lo abbia coniato. Noi ci esibivamo ai festival pop, la nostra musica era definita pop. Poi è diventata prog, ma è un termine che è stato usato dagli anni Ottanta. Ci chiediamo spesso, quando ci incontriamo con gli altri musicisti della nostra generazione, da dove venga fuori questo nome. Non so quindi come definire il prog. Prog non vuol dire nulla se ci pensi. Se senti i King Crimson, i Jethro Tull, i Genesis per esempio. Sono tutti uno diverso dall’altro, però fanno parte della scena prog. Musicalmente il prog ha ovviamente delle sue caratteristiche, come i tempi dispari, i virtuosismi e altri elementi. Io non vedo i Goblin come una vera e propria prog band, nei libri di musica prog non siamo mai nominati. I primi gruppi hanno iniziato negli anni Settanta, noi siamo arrivati un attimo dopo. I veri gruppi prog italiani erano il Banco, la PFM, i New Trolls, anche i Pooh con certi loro lavori, i The Trip, le Orme. Alcuni poi hanno deviato e sono diventati “canzonettari” perché hanno capito che avrebbero fatto più soldi che con il prog. L’ultimo gruppo prog vero, per me e ancora oggi esistente, sono i Dream Theater. Loro sono un vero gruppo prog moderno.”

C’è qualche gruppo di oggi che segui particolarmente?
“Sì ce ne sono molti. Anche se ormai è tutto un rifare cose già trite e ritrite. E’ già stato detto tutto, non c’è niente di nuovo. I giovani vengono ad ascoltare le cose vecchie per poter vedere qualcosa di nuovo (frase da scolpire nella pietra, Nda). E’ triste ma è così. La nostra generazione ha creato un’epoca, abbiamo creato della musica, i nostri idoli dell’epoca erano nostri coetanei. Io ho cominciato ascoltando Emerson, Lake & Palmer che avevano solo qualche anno in più di me. Oggi purtroppo un ragazzo cosa fa? Va a vedere Vasco Rossi – che a me piace molto eh, non ne sto parlando male – che però potrebbe essere suo nonno! Ai nostri tempi uno di 35 anni era già un vecchio decrepito. Sono nato, cresciuto e vissuto con questa gente qua, una generazione prog di coetanei (più o meno) nostri.”

Che consigli ti sentiresti di dare a un musicista di oggi?
Eh è molto dura. Vedo tante giovani band che suonano da Dio, però alla fine sono cose sentite 50.000 volte, in versioni tutti diverse, nessuno ha più il coraggio di osare. Anche perché comunque non è facile provare a fare cose nuove. Io stesso quando voglio fare qualcosa di innovativo non so nemmeno da dove cominciare. C’è da dire però che all’epoca noi ci sforzavamo, provavamo ad essere originali. Oggi molti invece si rifanno a cliché abusati e ciò non porta a nulla. Se formi una band e suoni come suonavano i Led Zeppelin beh, loro ci sono già stati. Non è facile comunque, ripeto… I gruppi che la gente va a vedere sono sempre quelli, i grandi del passato. Dopo di loro non ci sarà nulla, ahah. No beh, non ne ho idea. Io trovo molto innovativa la musica dance per esempio. Vedo che ogni tanto escono cose nuove e bellissime, e mi chiedo come facciano a concepirle. Io ho fatto dance per anni ed è un genere che so apprezzare. Lì c’è molta ricerca e molta innovazione. Il rock è statico.”

Infatti la dance può essere catalogata. C’è la dance anni ’70 per esempio, anni ’80 e così via…
“Sì esatto. Artisti come Lady Gaga, Madonna e altri sono stati molto innovativi. Io parlo anche della musica techno, quella “ignorante”. Ci sono delle cose straordinarie, gente bravissima. Alcuni giorni fa eravamo in Belgio e siamo stati in una discoteca dove mettevano musica anni Ottanta. Ci siamo guardati chiedendoci chi potrà scrivere di nuovo dei pezzi così. Non esistono più. Sono brani che si suoneranno fra altri trent’anni, quelli di oggi fra due anni spariranno. Vedi per esempio Michael Jackson… quando mai rinascerà un altro così?! Un marziano!”

E che ruolo gioca la tecnologia nella musica o comunque nel suo percorso evolutivo?
La tecnologia ha appiattito molto. Però aspetta, nel rock non c’è tecnologia. Bisogna suonare. E ti dirò di più: un ragazzo ventenne di oggi suona molto meglio rispetto di un suo coetaneo della mia epoca. Oggi studiano, ci sono i tutorial etc.etc. Però fanno tutti le stesse cose, si bada più alla tecnica che alla sostanza diciamo. Gilmour fa tre note e capisci che è lui, questi invece fanno l’inventario del manico della chitarra e niente… Per carità, io amo gente come Van Halen, Malmsteen, Steve Vai. Ma sono comunque musicisti che hanno cominciato, hanno gettato delle basi. Ora manca l’inventiva, il coraggio di uscire fuori dal coro, fanno tutti la stessa cosa. Non ho idea di come si evolverà la musica nei prossimi anni. Quando noi suoniamo con il nostro sound, alla vecchia maniera e tutto, vedi la gente incantata, perché nessuno ora suona così. Oggi i tastieristi sono tutti bravissimi, tecnologici, hanno una tastiera con cui riproducono tutti i suoni del mondo. Io invece ne ho cinque, sei… Ognuna ha il suo suono, le sue caratteristiche. E la gente si stupisce, è un’altra scuola, non si può spiegare.”

claudio simoneti goblin 6

Cosa senti di aver dato tu al cinema horror italiano? E viceversa ovviamente…
“Abbiamo fatto qualcosa di veramente innovativo e che è rimasto nella storia. A distanza di più di 40 anni Profondo Rosso è ancora un bel film e la musica ancora funziona. Molti film di oggi, anche molto belli, non ti lasceranno niente dentro. Non stupiscono più. La musica dei film di oggi è proprio dimenticata. Non c’è molta ricerca. Il cinema oggi è molto d’effetto, si punta poco sulle colonne sonore. Un ‘Halloween’ o un ‘Tubulars Bells’ non le fanno più… purtroppo eh! Mi dispiace, vorrei ci fosse più fermento tra i giovani. I film non hanno più grandi trame, solo effetti digitali e speciali.”

Discografia:
The Murder Collection CD/LP (2014)
The Horror Box 3 LP (2015)
Profondo Rosso / Deep Red 40th Anniversario CD / LP / Limited Box (2015)
Bloody Anthology The Best of Claudio Simonetti & Goblin (2015)
Profondo Rosso – 40° Anniversary (2016)

Line-up:
Claudio Simonetti – tastiere
Bruno Previtali – chitarra
Titta Tani – batteria

Martino Brambilla Pisoni

Martino Brambilla Pisoni

Amante del metal e del rock fin da bambino (cresciuto a pane e Litfiba da mio fratello), della montagna, del Milan ed ovviamente della Spagna. Nel mio piccolo alfiere del metal spagnolo in Italia, faccio la spola tra Lecco e Madrid per poter assistere ai numerosi concerti delle band iberiche che da quasi 40 anni infiammano con il loro metal dannatamente classico il suolo spagnolo.

Post precedente

CANNIBAL CORPSE – 'Red Before Black'

Post successivo

CANNIBAL CORPSE - Tutto il nuovo album 'Red Before Black' online