Talks

CIRITH UNGOL – Frost and Fire over Europe!

Premessa d’obbligo. Oggi tutti sono fan dei CIRITH UNGOL. O almeno dicono di esserlo, da sempre. Solo qualche anno fa, la band di Ventura era considerata esempio classico di musica per die hard fan, inaccessibile o quasi alla moltitudine heavy metal. Cosa è cambiato? Non di certo la musica della band, considerando che la loro ultima release ufficiale è datata 1991, se si eccettua la raccolta ‘Servants Of Chaos’. E’ cambiato l’atteggiamento dei fan, oggi molto più attenti verso quello che è “culto”, arrivando addirittura a volte a mettere in secondo piano i reali gusti personali. Nessun giudizio su questo, ci mancherebbe. Solo, prendiamo la palla al balzo per parlare con Robert Garven, storico drummer della band, alla vigilia della prima apparizione europea, al Keep It True tedesco…

Partiamo con ordine però, dal ritorno della band dal vivo, allo scorso Frost And Fire festival, in California…
“Sono stati tre giorni davvero indimenticabili! Tante ottime band, e tanti fan da tutto il mondo! Addirittura, sono arrivati nostri amici dall’Italia e due di loro mi hanno portato un berretto della Ferrari (Garven è storicamente un grande fan della casa di Maranello /nda)! Certo, da secoli non suonavamo su un palco del genere, ma ci eravamo preparati a fondo. E non appena abbiamo iniziato, le cose hanno funzionato alla perfezione. Mi ero dimenticato di quanto fosse divertente suonare davanti a un grande pubblico, non vedo l’ora di ripetere l’esperienza al Keep It True!”

Come è nata l’idea di rimettere insieme i Cirith Ungol? Ho letto che alla base di tutto c’è la passione del bassista dei Night Demon…
“Vero, è tutta colpa sua! Per anni mi sono detto che non avrei mai più suonato, ma Jarvis Leatherby è riuscito a farci cambiare idea. E’ un buon amico nostro, viviamo nella stessa città e i suoi Night Demon sono davvero una grande band. Diverse volte è andato in tour negli States e in Europa, e ogni volta veniva a raccontarci di quanti fan i Cirith Ungol avessero ancora in giro per il mondo e di quanto la band fosse ancora amata. E per anni gli ho detto che non avrei mai ricominciato a suonare, tanto ero rimasto schifato dal music business ai tempi. Nel 2015, ha messo in piedi un festival a Ventura, e l’ha chiamato Frost and Fire in nostro onore. Ci ha convinto a partecipare come ospiti per una signing session, e ci siamo trovati di fronte a decine di fan che ci chiedevano di firmare di tutto. Tra loro, Oliver Weinsheimer del Keep It True, che ci ha chiesto la stessa cosa per il suo festival. Abbiamo accettato, e Jarvis è rimasto così soddisfatto della risposta dei fan che ci ha chiesto di suonare alla seconda edizione del Frost and Fire. Dopo mille discussioni abbiamo accettato, con la condizione di prepararci al meglio perché non volevamo deludere nessuno. I ragazzi dei Night Demon ci hanno messo a disposizione la sala prove coi loro strumenti, in particolare Dusty Squires mi ha permesso di usare la sua batteria! E, sorpresa, le cose hanno funzionato fin da subito! Abbiamo deciso che avremmo fatto sul serio, abbiamo trovato una sala nostra e abbiamo addirittura ricomprato alcuni strumenti!”

Jarvis Leatherby non si è limitato a convincervi a tornare, ma è anche entrato a far parte della line-up…
“E’ stata una cosa quasi naturale, visto il ruolo che ha avuto nella reunion della band. Il bassista originale, Michael ‘Flint’ Vujejia, non ha potuto unirsi a noi, così ci siamo trovati senza bassista. A chi avremmo potuto chiedere se non a Jarvis, che già aveva fatto così tanto per noi?”

Torniamo allo show di Ventura. Eravate nervosi prima di salire sul palco?
“Personalmente per niente. Certo, sapevo che si trattava di uno show importante, ma essere nervoso non fa parte della mia personalità. Piuttosto ero carico, volevo che il pubblico si accorgesse di quanta carica avevamo e abbiamo ancora. Non so esattamente cosa si aspettasse la gente, ma dopo poche note eravamo tutti emozionati allo stesso modo, sopra e davanti al palco. In tanti hanno detto che Tim ha cantato ancora meglio che su disco, e questo secondo me vuol dire che in generale siamo piaciuti!”

I Cirith Ungol non sono mai stati una band “facile”, per lo stile che avevate scelto ma anche per il modo molto personale di suonare…
“Diciamo che non eravamo una band per tutti, e non lo siamo nemmeno oggi. Avevamo le nostre influenze, ma alla fine siamo riusciti a sviluppare uno stile abbastanza personale, e questo ci veniva riconosciuto già allora. Io ho imparato a suonare la batteria da solo, e certo il mio stile può avere contribuito a forgiare quello della band. Ma in generale non abbiamo mai seguito nulla di quanto fosse popolare allora, e questo spiega come le reazioni allora sono sempre state molto contenute. Ma forse spiega anche lo status di cult band che la gente da sempre ci riconosce.”

Da quando siete tornati in pista, la Metal Blade ha cominciato a ristampare il vostro materiale, in particolare finora ‘Paradise Lost’ e ‘King Of The Dead’…
“E’ una gran cosa, che ci onora davvero. ‘Paradise Lost’ è stato ristampato in occasione del nostro ritorno on stage, ‘King Of The Dead’ uscirà ufficialmente per il Keep It True. In entrambi i casi si tratta di edizioni curate molto bene, rimasterizzate sia per il vinile che per il CD e arricchite da diverse bonus track – ‘King Of The Dead’ ha anche un DVD registrato dal vivo nel 1983. Certo, come immagini non può competere con le produzioni di oggi, ma è un bel documento della band di allora, ed è soprattutto da considerarsi un bonus, un qualcosa di più per i fan. Interessante anche il fatto che ci siano tre pezzi audio registrati al Frost and Fire dello scorso anno…”

Il periodo attorno a ‘Paradise Lost’ non è stato proprio il migliore per la band…
“Direi proprio di no. Jerry se n’era andato, Flint poco dopo di lui. Fortunatamente con Jim avevamo trovato un buon chitarrista locale, capace di fare un ottimo lavoro. L’idea iniziale era quella di avere due chitarristi, ma come detto Jerry se ne andò prima di entrare in studio, lasciandoci in difficoltà. Il materiale era già stato scritto poco dopo l’uscita di ‘One Foot in Hell’. Abbiamo cercato nuovi musicisti locali, Joe e Bob (Joe Malatesta e Bob Warrenburg /nda), che ci hanno aiutato nelle registrazioni ma se ne sono andati subito dopo. La stessa Enigma, la nostra casa discografica, era in difficoltà perché stava confluendo nella Restless Records… Tutto questo ha ritardato la produzione e l’uscita del disco. Senza contare che abbiamo avuto un sacco di discussioni con il produttore… A pensarci è quasi un miracolo che sia uscito, anche se oggi sono in tanti a considerarlo uno dei nostri dischi migliori se non il migliore in assoluto. Non sono troppo d’accordo, anche se ci sono due pezzi secondo me davvero forti come ‘Join The Legion’ e ‘Paradise Lost’…”

Hai accennato prima alla doppia chitarra, come mai avete deciso di tornare con una formazione a cinque?
“Non tutti lo sanno, ma per un certo periodo Greg e Jerry hanno suonato entrambi la chitarra, quando Flint è entrato al basso attorno al 1981. Non è la prima volta che ci troviamo in questa situazione, che dal vivo ci permette di avere più impatto e anche di suonare cose un poco più complesse ed elaborate. Al Frost and Fire è andata moltol bene, Greg e Jim si intendono alla grande e sono sicuro che al Keep It True sarà lo stesso.”

A proposito di Keep It True, come tu stesso hai raccontato, lo scorso anno siete venuti “in visita”. Che impressione ti ha fatto?
“Un’impressione assolutamente irreale. Tim ed io siamo rimasti assolutamente scioccati dal supporto che i fan europei danno all’heavy metal. C’era un pubblico incredibile, che ha seguito tutte le band incitandole dalla prima all’ultima. Un locale splendido, un’organizzazione impeccabile, un sentimento di fratellanza che da noi non esiste, o non esiste più. Siamo rimasti anche sorpresi di quanto tutti si ricordassero di noi, non so nemmeno quante foto abbiamo fatto e quanti dischi abbiamo firmato!”

Dopo il Keep It True vi rivedremo in circolazione a breve, in Germania e in Grecia. Cosa ci dobbiamo aspettare ancora?
“Ogni show sarà diverso, vorremmo che ogni concerto sia un piccolo evento, e cambieremo qualcosa ogni volta. Vogliamo che ci conosce già resti soddisfatto di come facciamo i pezzi vecchi, e che non ci conosce ancora magari abbia la curiosità di scoprire i nostri dischi passati. Ogni show sarà speciale per noi, e vorremmo che allo stesso modo fosse speciale anche per tutti i nostri fan, vecchi e nuovi. Mi piacerebbe tantissimo suonare in Italia, sai che sono un fanatico totale della Ferrari. Sarebbe davvero un sogno…”
“E’ vero, abbiamo iniziato a scrivere del nuovo materiale, e le cose non vanno per niente male. Abbiamo anche molto materiale vecchio inedito, e ci piacerebbe pubblicarlo, magari registrandolo con questa formazione. E’ presto per entrare nei dettagli, ma se tutto va bene nel 2018 potremmo davvero pubblicare qualcosa di completamente nuovo a firma Cirith Ungol!”

greg91-r1-e028-copy2

I Cirith Ungol ai tempi di ‘Paradise Lost’ (foto di Greg Hazard)

Discografia:
Frost and Fire (1980)
King of the Dead (1984)
One Foot in Hell (1986)
Paradise Lost (1991)
Servants of Chaos ( 2001)

Line-up:
Tim Baker – voce
Greg Lindstrom – chitarra
Jim Barraza – chitarra
Jarvis Leatherby – basso
Robert Garven – batteria

 

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

Post precedente

PARADISE LOST - I primi dettagli del nuovo album

Post successivo

WARRANT - Ascolta 'Perfect' dal nuovo album 'Louder, Harder, Faster"