Loud Reports

CHILDREN OF BODOM – Il report del concerto @ Live Club, Trezzo Sull’Adda (Mi) – 22.03.2017

Un Live Club sicuramente più organizzato è quello che si prepara ad accogliere i “bambini del lago Bodom”. Il pubblico – numeroso ma non oceanico come la settimana precedente per gli Anthrax – fluisce all’interno del locale in modo ordinato e rapido, decisamente felice di sfuggire all’improvviso abbassamento delle temperature. Un pubblico eterogeneo, costituito da giovani imberbi che pensano che i Children Of Bodom facciano death metal, da attempati metallari (e probabili musicisti) affascinati dalla componente chitarristicamente neoclassica dei Nostri ed ancora: fan del metalcore con tanto di dilatatori alle orecchie e tatuaggi ovunque, ragazze ammaliate dal fascino del piccolo ma “cazzuto” Alexi ed amici del sottoscritto – che suonano in noti gruppi power metal – che non possono non apprezzare i riff catchy che i finlandesi hanno sempre dispensato a piene corde. Ma andiamo con ordine. Il vostro recensore di fiducia decide di mangiarsi una pizza seduto in modo davvero “geriatrico” al piano superiore del club, incurante che da li a poco sarà completamente spiazzato dagli Oni. Ammetto di non averli mai sentiti, e che nonostante la stupenda recensione del loro disco (che trovate qui) io non sia stato sufficientemente curioso. Ebbene, la band sale sul palco armata di strumenti “headless”, quelle chitarre (ed in questo caso anche il basso) prodotte dalla Steinberger che non possono non farci pensare subito ai Cynic. Un altra cosa colpisce chi vi sta scrivendo… la presenza di uno xylosynth. Johnny DeAngelis, è forse il primo musicista ad utilizzare questo strumento in un contesto metal e se ad inizio concerto la mia espressione è tra lo stupito e lo stupido, mi ritrovo immediatamente ad amare questa band innovativa ed incredibile. Partiture djent, progressive, death, il tutto miscelato e dosato alla perfezione. Una tecnica individuale letteralmente annichilente – posta al servizio di brani evocativi e fantasiosi – ci stupisce e sconvolge. Raccogliamo la mascella giusto in tempo per salutare i canadesi capitanati dal corpulento (e purtroppo non sempre impeccabile) cantante Jake Oni, ed ecco che casca nuovamente a terra, stupiti dall’avvenenza di Maja Shining dei Forever Still, cantante tuttofare che si presenta sul palco portando il basso del suo compagno di band, per poi sistemare parte della scenografia. Si impegnano eh? Parecchio. Si impegnano nel ricalcare pedissequamente le orme di decine di female-fronted band giunte prima di loro. La bella cantante si prodiga in movenze sensuali ed eleganti, ricordandoci sovente un bellissimo cigno nero, ma purtroppo non si va oltre questo. Brani POP senza mordente, assoli, dinamica. Di metal non hanno nulla se non le distorsioni ed il look, e qualitativamente siamo ben lontani dalla sufficienza. Tanto rumore (gotico) per nulla. Giungono finalmente i finnici fintanto non finiamo accasciati dal torpore indotto dai danesi! I Children Of Bodom si presentano carichi a 1000 su un palco che non brilla sicuramente per bellezza e ricchezza (con luci pessime che hanno complicato la vita ai fotografi presenti, ma non al nostro Luca Bernasconi che è riuscito comunque nell’ardua impresa di pubblicare un ottimo foto report). Fa sorridere come il buon “Wildchild” Laiho colpisca dapprima per la sua presenza ed energia senza tempo, per poi raccogliere commenti pittoreschi (su tutti quello di una splendida ed appariscente bionda che dice: “sembra Donatella Versace”). Come suonano i bravissimi finlandesi? Come sempre, precisi e vigorosi, con un Alexi che negli anni (ormai molti) ha mutato il suo modo di cantare, passando da uno screaming acido e graffiante ad un ringhio possente e testosteronico, una sorta di ruggito maledettamente rock. Il pubblico è in visibilio e nonostante il sound non sia cristallino (come il Live ci ha abituati) riusciamo comunque a distinguere e goderci i soli neoclassici di Alexi (che in un paio di occasioni maschera con consumata professionalità delle piccole imperfezioni in fase solista) e di Janne Wirman, fedele tastierista e virtuoso dei tasti d’avorio. Pezzi come ‘Warheart’ e ‘Downfall’ fanno saltare tutti, cantare e squarciagola e mimare gli assoli con centinaia di air-guitar. Che dire insomma, un ottimo concerto, in cui i Children Of Bodom hanno puntato direttamente al sodo, la musica. Ci vediamo al prossimo show.

Foto di Luca Bernasconi

Alberto Biffi

Alberto Biffi

Alla tenera età di 11 anni fui folgorato sulla via di Damasco da una voce divina e soprannaturale (Bruce Dickinson), che mi guidò sulla retta via del Signore (R.J. Dio). Da allora ho vagato nel mondo metal cercando la mia giusta collocazione; dapprima come groupie (ma dovetti rinunciare presto, troppo brutto e peloso), poi come musicista coinvolto in innumerevoli progetti nell'area rock lombarda ed infine come umile scribacchino digital-musicale. Già redattore per Truemetal.it, Italiadimetallo.it, Metalitalia.com, Suonidistortimagazine.it ed altre innumerevoli realtà minori ma sempre e comunque professionali ed appassionanti, mi accingo ad iniziare questa nuova entusiasmate avventura con loudandproud.it.

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