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CANNIBAL CORPSE – ‘Red Before Black’

E come disse il generale Massimo Decimo Meridio: “al mio segnale scatenate l’inferno”. E qui, amici nostri, l’inferno si è scatenato immediatamente dopo l’uscita del nuovo ‘Red Before Black’ degli storici Cannibal Corpse. Questo disco, lo diciamo subito, dividerà tutti. Ma l’avrete già letto no? Vi sarete già fatti una prematura (ma azzeccata) idea ascoltando la title-track rilasciata in anteprima da Metal Blade Records. Questo disco dei colossi americani del death metal è molto, molto, molto più semplice dei precedenti. Cosa significa? Pezzi maggiormente memorizzabili, più diretti grazie a un approccio violentemente thrash e a strutture meno machiavelliche. Ora, dire che questo sia un qualcosa di positivo o meno sta solo e unicamente a voi, certo è che il sound dei Cannibal Corpse è qui in qualche modo snaturato… o forse è solo evoluto? Comprendiamo che al quattordicesimo disco – di un genere che la band stessa ha fortemente contribuito a creare – la voglia di cambiare sia forte e le pulsioni artistiche di un musicista lo portino sempre a mutare, ricercare e sperimentare. Certo che qui… è una botta. Ascoltate un pezzo come ‘In The Midst Of Ruin’ senza guardare l’artwork del disco… vi sfido a riconoscere la band. A chi si avvicinano musicalmente i Cannibal Corpse in questa release? Mi vengono in mente i Sinister, con quel sound squisitamente slayeriano. Ok, getto la maschera! A me questo disco piace. Questo disco mi piace moltissimo. Perché? Perché odio l’immobilità stilistica, odio il fossilizzarsi su un concetto che non solo si è quasi inventato, ma che si è già espresso ai massimi livelli. Davvero vorreste ascoltare ‘Tomb Of The Mutilated’ (pubblicato il 22 settembre 1992 dalla Metal Blade Records) ancora ed ancora? Ma potete farlo! Il disco è li, alla vostra destra, sul terzo scaffale. E se vi basta ascoltare la stessa musica cambiando di volta in volta i titoli potreste fotocopiare il retro della copertina e sovrascrivere con un pennarello dei nomi inventati da voi (per gli stessi brani. I soliti di sempre). Insomma non vi sono bastati 13… dico “tredici” dischi dove i Nostri hanno dimostrato di essere dei capiscuola? O meglio: Dei della scuola (death). Se scrivessimo a terra, una dopo l’altra, in fila, le note suonate dalle dita di Alex Webster in 13 dischi, otterremmo la distanza esatta tra la piramide di Cheope (che fa tanto Alan Kadmon citarla) e la mia cantina. Migliaia di note. E permettetemi un po di empatia verso il “vecchio” Paul Mazurkiewicz, che qui puoi tirare leggermente il fiato. Le chitarre di Pat O’Brien e Rob Barrett si lanciano in partiture thrash metal e assoli (sempre tecnicamente sopraffini) che passano dal melodico (relativamente ai “Corpe”!) alla scuola Hanneman/King, con quell’effetto “chitarra che va in pezzi” che a noi piace tanto (‘Code Of The Slashers’). Intendiamoci amici, non è che stiamo parlando degli AC/DC! La tecnica è sempre elevata, il nostro Giorgione (criticato altrove) canta come ci ha sempre abituati, forse solo leggermente sottotono e svociato come un cane che ha ringhiato troppo, ma signori… non è che debba cantare ‘Eagle Fly Free’. Ok? Mi sembra ridicolo disquisire sulla vocalità di un uomo di quasi 50 anni che ha passato la vita a vomitare dietro i microfoni di Cannibal Corpse, Path Of Possession e Monstrosity. Dai… siamo seri. Quindi, in modo maturo, non mettiamoci a giudicare il cambio stilistico, ma bensì (direi) la qualità. E qualitativamente com’è sto disco? Ottimo. Parti molto “groovy” dove il buon Webster si fa sentire, un Mazurkiewicz che per una volta può non suonare al 130% delle sue possibilità e sopratutto riff, tonnellate di riff. Non molti screaming per il nostro Giorgione, che per tutto il disco si assesta su tonalità medio-basse e raramente doppia la sua voce (come succede in ‘Destroyed Without A Trace’). Facciamola breve: se fate parte della frangia iper conservatrice del metal, dove secondo voi ogni gruppo si trova in un limbo senza tempo entro il quale deve suonare sempre allo stesso modo, disprezzerete questo disco. Se fate invece parte di coloro che hanno tutti i tredici precedenti dischi dei Cannibal Corpse e che magari erano in attesa di qualcosa di più fresco, apprezzerete come me questo bellissimo ‘Red Before Black’. Ora mi aspetto solo che questo disco venga chiamato da qualcuno: “il black album dei Cannibal Corpse”. Si… ‘Red Before Black (Album)”. Rilassatevi amici miei, e ascoltate senza limitanti preconfezionati preconcetti.

Tracklist:
01. Only One Will Die
02. Red Before Black
03. Code Of The Slashers
04. Shredding My Human Skin
05. Remaimed
06. Firestorm Vengeance
07. Heads Shoveled Off
08. Corpus Delicti
09. Scavenger Consuming Death
10. In The Midst Of Ruin
11. Destroyed Without A Trace
12. Hideous Ichor

Line-up:
George “Corpsegrinder” Fisher – voce
Pat O’Brien – chitarra
Rob Barrett – chitarra
Alex Webster – basso
Paul Mazurkiewicz – batteria

Editor's Rating

Alberto Biffi

Alberto Biffi

Alla tenera età di 11 anni fui folgorato sulla via di Damasco da una voce divina e soprannaturale (Bruce Dickinson), che mi guidò sulla retta via del Signore (R.J. Dio). Da allora ho vagato nel mondo metal cercando la mia giusta collocazione; dapprima come groupie (ma dovetti rinunciare presto, troppo brutto e peloso), poi come musicista coinvolto in innumerevoli progetti nell'area rock lombarda ed infine come umile scribacchino digital-musicale. Già redattore per Truemetal.it, Italiadimetallo.it, Metalitalia.com, Suonidistortimagazine.it ed altre innumerevoli realtà minori ma sempre e comunque professionali ed appassionanti, mi accingo ad iniziare questa nuova entusiasmate avventura con loudandproud.it.

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