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BYZANTINE – ‘The Cicada Tree’

Il primo pensiero di un recensore quando ascolta un disco è quello di inquadrarlo in un determinato genere musicale; nel nostro caso cerchiamo a quale “sotto-genere” il lavoro sotto esame faccia parte, per poi eviscerarne i contenuti in una disamina che tenta fondamentalmente di farvi capire – a parole – quello che noi abbiamo sentito con le orecchie, il cervello e il cuore. Mica facile. Lavoro di virtuosa prestidigitazione giornalistica. Poi arrivano i Byzantine e per l’auore di turno sono volatili per diabetici. La band (che non ha mai raccolto quanto merita) torna con l’ennesimo disco ai limiti della perfezione, che si lascia ascoltare con piacere e con (ancora una volta) stupore. Non ci si abitua mai a Byzantine, band che ha la colpa di investire poco nella propria immagine, nel non voler mai battere il ferro finché è caldo. Pensano solo a scrivere grande musica… loro. Ingenui. Ecco allora che il mediatico mondo musicale metallico si ricorda della band solo quando si legge in rete la news di una loro imminente pubblicazione, che allora diventa attesa, bramata. I Byzantine sono come quell’amante dimenticata, alla quale basta però solo un messaggio per risvegliare ogni nostro senso e la voglia di riaverla. I Nostri sono fautori di un progressive thrash metal, estremamente melodico, tecnico, in cui i veri mattatori sono Chris Ojeda e Brian Henderson, chitarristi e cantanti in grado di dipingere quadri musicali vari e raffinati, potendo contare su una tavolozza di colori praticamente illimitata. Da un brano modernamente metal come ‘The Subjugated’, un mid-tempo epico e graziato da un refrain evocativo, si passa alla bella ‘Dead As Autumn Leaves’, una canzone 2.0, ma dalla melodia vocale classicamente metal. Thrash death metal tecnico, con la potente ‘Incremental’, ennesimo brano cadenzato, dove cambi di tempo, finezze ritmiche e assoli strappa-distorsori arricchiscono il tutto. Parti acustiche e un flavour hard rock permeano la bellissima title-track, con una coda che più progressive non si può. Si sconfina quasi nel POP con ‘Verses Of Violence’ e ancora hard rock con ‘Moving In Stereo’ che ricorda qualcosa del dark rock da classifica nordeuropea di metà anni ottanta. Insomma qui dentro c’è di tutto, dai Sacred Reich agli Audioslave, dagli Orgy agli Alter Bridge, dai Conception al deathcore. La genialità sta nel far funzionare tutto estremamente bene e in modo fluido. Ora dimentichiamoci nuovamente di questi geni, fino al prossimo disco… mi raccomando.

Tracklist:
01. New Ways To Bear Witness
02. Vile Maxim
03. Map Of The Creator
04. Dead As Autumn Leaves
05. Trapjaw
06. The Subjugated
07. Incremental
08. The Cicada Tree
09. Verses Of Violence
10. Moving In Stereo
11. Servitude

Line-up:
Chris Ojeda – voce, chitarra
Brian Henderson – chitarra, voce
Sean Sydnor – basso, chitarra acustica
Matt Bowles – batteria

Editor's Rating

Alberto Biffi

Alberto Biffi

Alla tenera età di 11 anni fui folgorato sulla via di Damasco da una voce divina e soprannaturale (Bruce Dickinson), che mi guidò sulla retta via del Signore (R.J. Dio). Da allora ho vagato nel mondo metal cercando la mia giusta collocazione; dapprima come groupie (ma dovetti rinunciare presto, troppo brutto e peloso), poi come musicista coinvolto in innumerevoli progetti nell'area rock lombarda ed infine come umile scribacchino digital-musicale. Già redattore per Truemetal.it, Italiadimetallo.it, Metalitalia.com, Suonidistortimagazine.it ed altre innumerevoli realtà minori ma sempre e comunque professionali ed appassionanti, mi accingo ad iniziare questa nuova entusiasmate avventura con loudandproud.it.

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