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BULLET-PROOF – Family Business

C’è una band che dal profondo Nord dell’Italia sta facendo onore al nostro paese. Con dischi solidi, ottime prestazioni dal vivo, un contratto con un’etichetta internazionale… Gli altoatesini Bullet-Proof hanno da poco pubblicato il loro secondo album ‘Forsaken One’ per la Sleazsy Rider Records. A noi è piaciuto parecchio (qui la recensione), e abbiamo intercettato la band al completo per sapere qualcosa di più…

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Tra i due dischi sono passati due anni, Come è cresciuta la band in questo tempo?
“(Richard) Ciao Sandro, ed innanzi tutto grazie per l’intervista! Beh, io credo che a questa domanda dovrebbe rispondere più che ha comprato i nostri CD e può così darti la sua differenza! Per quanto mi riguarda sicuramente siamo diventati più forti dentro, più “bulletproof”, più resistenti alle pallottole dopo gli inizi complicati, e qui mi riferisco alla battaglia di trovare le persone per la band, con vero interessi di suonare, di pensare alla band come un’unità, una famiglia, che si diverte ma sa che deve combattere e superare tanti ostacoli e non pensare solo ai propri interessi . Quindi, il principale cambiamento è che siamo diventati più forti come band!”
“(Lukas) Per quel che ho notato io, siamo maturati molto come persone come unione/gruppo e come compositori. Abbiamo avuto un paio di cambi nella line-up all’inizio, ma questo è normale quando parti, e non mi pare nemmeno che debba essere ribadito troppo questo tema…”

Come sono nati i pezzi nuovi? E’ cambiato il modo di comporre?
“(Richard) Guarda, i pezzi nascono e basta per quanto mi riguarda. Arriva il momento in cui senti che vuoi dire qualcosa. Per ogni cosa che scrivo, ma credo capiti un po’ a chiunque, ho avuto un’esperienza che mi ha segnato in un modo o nel altro. Magari semplicemente leggi un articolo, o in telegiornale senti delle cose e ti ispirano. O un film, un libro… o anche solo la vita. E’ lei la miglior fonte di ispirazione!E su questo disco prevale ciò che mi è accaduto personalmente. Ma ci sono anche i pezzi come la title-track ‘Forsaken One’ che parla di Cristo, anche se non nel modo religioso. Oppure il pezzo d’apertura che parla di diritti umani. E sono stato ispirato da ciò che è accaduto con i Sioux, quando Trump è salito sul trono. Il fatto che debbano abbandonare la loro terra “per uno scopo superiore”. E non hanno nessun diritto di rimanerci, pur essendo la loro terra. Che sia chiaro, non me ne fotte nulla né di Trump né di chiunque altro. che sia di sinistra o di destra! Non sono pro uno o pro l’altro! Sono contro! Semplicemente realizzi che non cambia mai nulla! I ricchi fottono i poveri e decidono cos’è il diritto. Ed ho voluto per questo motivo usare la frase in apertura al disco, detta da Platone molti anni fa: “Justice is nothing less than the interest of the stronger.” Parlando di modo di comporre, è cambiato il fatto che abbiamo due componenti nuovi. Nuovi solo perché non hanno registrato il primo disco, perché fanno parte della band comunque da tanto. Ecco, sia Max che Federico hanno saputo contribuire notevolmente a comporre, il che è fantastico! Federico ha scritto praticamente intero il pezzo di chiusura, ‘Little Boy’, e con Max ci siamo divisi ‘Portrait of The Faceless King’, dove lui ha composto delle chitarre bellissime, e io ci ho buttato su il testo con le linee vocali. E sono molto fiero del risultato. Per il resto, finora sono stato soprattutto io a preparare “la pasta” e con Luki ne facciamo uscire la torta. ;-)”
“(Max) Sono contento di essermi unito ai Bullet-Proof in tempo per poter partecipare alla fase compositiva dei pezzi. All’inizio non sapevo bene che spazio mi sarebbe stato concesso compositivamente: come ultimo arrivato mi sarei aspettato di dover soltanto imparare pezzi già pronti, invece sono stato sorpreso positivamente dall’atteggiamento di apertura alle idee e ai suggerimenti. Parlando del mio contributo compositivo, sono contento che l’intera parte strumentale di ‘Portrait of a Faceless King’ sia stata accolta dalla band, e anzi migliorata decisamente dalla linea vocale di Richard, che la porta a un livello superiore rispetto alla sua forma “grezza”: è finita nel disco e ne sono molto orgoglioso. Mi preoccupava molto la composizione degli assoli, perché chi aveva il mio posto nel disco precedente aveva fatto un lavoro notevole: non volevo si sentisse un calo di qualità. Ho avuto carta bianca e devo ringraziare i ragazzi nella band, che non hanno tolto nemmeno una nota alle mie idee.”
“(Lukas) Sì, credo che sia cambiato molto.Il primo cd è stato prevalentemente composto da mio papà (Richard) ed io l’ho aiutato nella fase di arrangiamento. Mentre per quanto riguarda il secondo, abbiamo partecipato un po’ più tutti…”

Il disco nuovo mi sembra più vario e compatto al tempo stesso. Che ne dite?
“(Richard) Sono contento che sia quello che senti!”
“(Lukas) Penso che questo CD sia più maturo del primo e prodotto molto meglio, dai suoni a come sono stati arrangiati i pezzi, e qui dobbiamo ringraziare moltissimo anche Federico Pennazzato che è un grandissimo artista… Chi ascolta il disco si accorge che ci sono vari elementi e credo che si senta più collaborazione e varietà, ma come dici tu allo stesso tempo anche compattezza
“(Max) Lo è: c’è stata una ricerca compositiva in questo senso, hanno avuto spazio pezzi più lenti ed alcuni forse più aggressivi rispetto all’album precedente, che pur avendo parecchi momenti diversi, era un po’ più centrato su un suono. In questo ci ha molto aiutato anche la produzione di Federico Pennazzato, che è stato fondamentale nel rivestire col suono giusto le varie parti dell’album. Dal punto di vista testuale, pur non avendo contribuito direttamente, mi sembra ci sia stata una notevole dose di introspezione da parte di Richard e anche la scelta dei temi delle song ha determinato una maggiore varietà nel sound, caso forse più evidente il riff orientaleggiante di ‘Forsaken One’. Per chi si stesse preoccupando, suoniamo ancora thrash, non c’è polka o merengue, qui dentro!”
“(Federico) Ricollegandomi alla precedente risposta devo dire di sì, ‘Forsaken One’ contiene brani più variegati, sia per le vicissitudini che hanno accompagnato la loro creazione, sia per il fatto che sono stati composti da più persone. Questo può essere un punto a favore o a sfavore, di un disco che di sicuro vuole guardare al futuro, e non solamente alla bieca riproduzione di un genere di 30 anni fa”

Thrash metal anni Ottanta. E’ una definizione che vi va stretta?
“(Richard) Ahahahaa!
“(Lukas) Si e no.”

“(Federico) Decisamente stretta. Ogni volta che sento qualcuno definirci in questo modo penso che in realtà non ci abbia davvero ascoltati ! Per il primo disco forse poteva essere una definizione valida ma ora mi sembra piuttosto limitante. Spero che con il prossimo CD riusciremo da dare un’ulteriore prova di ciò.”
“(Max) Rapportandoci ad un underground decisamente più old-school e di noi, devo dire che fatico un po’ a vedere appropriata questa definizione ai Bullet-proof: ci sono in giro band decisamente votate al sound anni ’80 senza compromessi, dal look, al logo, ai suoni. Se invece ci rapportiamo alla scena metal-core o più estrema, o più recente, siamo decisamente un gruppo old style. Direi che abbiamo una ricetta che prende un bel 80% dal thrash classico, soprattutto dalla scuola Bay Area anni ’80 e anche ’90, per come la vedo io, un 10% di riff più attuali e “moderni”, un 10% di influenze melodiche che filtrano dagli ascolti davvero vari che abbiamo tutti noi nella band. Probabilmente bisognerebbe evitare di raccontarlo, ma dall’autoradio del furgone quando ci spostiamo per i concerti, è successo di sentire anche Samantha Fox o le Bananarama.”

Nella vostra musica c’è anche molto metal classico direi…
“(Richard) Sai cos’è? Che noi tutti ascoltiamo un po’ di tutto. Ecco la risposta.”
“(Lukas) Io direi che dentro  Max ci sia molto metal classico :-)… ma forse vale un po’ per tutti in generale.”
“(Federico) Assolutamente! I brani di questo CD sanno essere molto più orecchiabili, si sentono influenze maideniane fino a quelle più metalcore. Credo che ciò rappresenti il connubio di quello che tutti ascoltiamo, ossia una grande varietà di generi.”
“(Max) Sì, nella “ricetta” c’è spazio decisamente anche per il metal classico, si sente prepotentemente in certi riff e in certi assoli, cioè dal mio punto di vista più nelle parti di chitarra. Ovviamente anche in questo caso è perché la composizione non può che essere un distillato dei nostri ascolti, che come dicevo sono molto più ampli rispetto al thrash metal. Non cado mai troppo fuori dal mondo hard and heavy, ma è più facile per me ascoltare un disco AOR o della NWOBHM rispetto a un album degli Impaled Nazarene (che tra parentesi adoro), e parlando per me, credo si senta un po’ nel mio stile chitarristico (sempre che ne abbia uno :) ) che ricerco sempre uno spunto melodico, da qualche parte.”

Ci sono temi ricorrenti nei testi di ‘Forsaken One’? Di cosa parlano?
“(Richard) Qualcosa l’ho già accennato… Comunque, penso che la base di tutto siano i rapporti umani. Che siano le cose più banali che a volte sembrano scontate, come i rapporti e problemi delle coppie, oppure i rapporti nella società, tra giusti e scorretti, o i sentimenti e sensazioni delle persone davanti a certi ruoli che li aspettano… Qui parlo di ‘Forsaken One’ che racconta sì di Cristo, di come doveva sentirsi davanti alla “scelta obbligata” imposta da suo Padre, il suo sentirsi abbandonato, ma credo che ci si potrebbe ritrovare chiunque nella sua pelle. Vorrei che il testo di ‘Forsaken One’ fosse solo una metafora…”

In questi anni avete intensificato l’attività live. Quali le esperienze più significative?
“(Richard) Ogni esperienza è significativa. Se parlo per me, allora dico la più carica emotivamente, il concerto con i Testament. Non posso non menzionare nemmeno uno dei primi concerti, il Rock Im Ring festival qui in Alto Adige. Un palco da 27 metri tra le prime date non te lo scordi così facilmente!!”
“(Federico) Personalmente, ogni concerto con band di un certo livello porta grande soddisfazione. Potrei citare il tour greco con gli Holocaust, la mia prima esperienza all’estero. Oppure l’apertura ai Testament a Milano, una delle mie band preferite. Di sicuro sono stato felicissimo anche di suonare con band italiane come gli Hell in the Club e i Lucky Bastardz, che amo moltissimo.”
“(Max) La risposta più banale che ti aspetteresti è quando abbiamo avuto occasione di suonare con i personaggi più significativi del nostro mondo, cioè Raven, Tygers Of Pan Tang e Testament. E infatti non ti smentisco: per una band è importante l’occasione di poter stare al fianco di qualcuno che abbia molto da insegnarti in termini di professionalità, poter rubare un po’ di mestiere a chi è più bravo di te è un’occasione sempre importante e che riempie di orgoglio. Al di là di questo, il peso specifico più importante lo hanno i concerti in cui il pubblico è partecipe e si ammazza di headbanging e divertimento: abbiamo avuto la fortuna di ottenerlo in svariate occasioni, e per me la più importante è stato il release party dell’album, con tanti amici presenti e una botta di entusiasmo per il traguardo raggiunto,”

Arrivate da una terra “di confine” come l’Alto Adige. E avete una forte componente slovacca. Questo influisce in qualche modo sulle attività della band?
“(Max) Anche se forse in misura minima, di sicuro è importante avere queste componenti geografiche diverse: c’è un vantaggio fondamentale di tipo linguistico, nella band potremmo cavarcela bene con inglese, tedesco, spagnolo, slovacco (ma anche qualche altra lingua slava) e qualcosa di russo; sembra di poter fare tutto parlando solo l’inglese, ma la gente è molto più ben disposta se può parlarti la propria lingua, provato in prima persona! Anche vivere in una terra di transito e di confine, da cui è facile raggiungere parecchi posti in Europa, aiuta negli spostamenti.”

Domanda d’obbligo, come si sentono padre e figlio nella stessa band?
“(Lukas) E’ figo! Se hai un rapporto com’è tra me e mio papà è la cosa più bella che ti possa capitare. Avere questo tipo di rapporto può essere fortuna, ma è difficile mantenerlo… Non so come spiegartelo bene, ma noi siamo padre, figlio e amici… E sai devi imparare a rispettare l’uno e l’altro, per quanto mi riguarda è una linea molto sottile ed è difficile non attraversarla. Quando la attraversi, vai contro tuo padre e non contro un tuo amico: lui lo manderesti a fare in c***, con tuo papà non ti permetti. E’ difficile da spiegare, ma bello e complicato da vivere.”
“(Richard) Luki ti ha risposto, e non credo di dover aggiungere altro se non che ne vado fiero e sono fortunato di avere un figlio con me anche nella band, e che gli voglio bene! E che farò sempre lo stronzo con lui, come lo faccio anche con gli altri ragazzi! Di cui sono altrettanto fiero e fortunato di averli nella band, e soprattutto come amici!!”


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Discografia:
De-Generation (2015)
Forsaken One (2017)

Line-up:
Richard Hupka – voce, chitarra
Max Pinkle – chitarra
Federico Fontanari – basso
Lukas Hupka – batteria

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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