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BLUT AUS NORD – ‘Deus Salutis Meae’

I Blut Aus Nord sono la viva rappresentazione di tutto quanto l’anima di Vindsval concepisca nell’oscurità della sua mente. La musa che ispira la sua arte è sempre prolifica e alla ricerca di un modo per rivelarsi al mondo senza venire rinchiuso in etichette o limitato ad un genere. Questa libertà compositiva rende i suoi lavori ostici alla maggior parte del pubblico ma, per coloro i quali sono capaci di scorgere la scintilla in questo marasma di rumori oscuri e suoni tetri, l’ascolto di ‘Deus Salutis Meae’ sarà, come per ogni album dei francesi, un’esperienza profonda e appagante. Le sperimentazioni ormai marchio di fabbrica della band si ingarbugliano e lottano in questo mare di riff black e death, oppressi da un atmosfera pesante e grigia. I pezzi sono destrutturati e ricostruiti con un modus riconoscibile per i fan dei francesi. Quello che può essere definito alla lontana come black metal cammina su un tappeto industrial-doom, cadenzato e mesmerico, carico di oscurità e mistero. ‘Deus Salutis Meae’ si apre con la strumentale ‘δημιουργός’, il demiurgo, colui che lavora per il bene comune: di bene non ce n’è neanche un po’ e non ci vuole niente per accorgersene. La prima parte dell’album scorre un po’ tutta uguale, fino ad arrivare ad ‘Apostasis’, in cui l’atmosfera si fa più fredda e, se possibile, ancora più nera. Proseguendo verso la conclusione dell’album le componenti black e industrial si bilanciano maggiormente, le melodie dissonanti creano una sensazione di allucinazione acida e durante l’ascolto ci si perde nel vortice denso di note dilatate. L’album si chiude di botto, lasciandosi cadere nel silenzio con una sensazione di incompletezza attorno che difficilmente può essere colmata da altra musica, realizzando che ‘Deus Salutis Meae’ non è solo un insieme di note, un accozzaglia di suoni ma è un susseguirsi di sentimenti e sensazioni che si impigliano nella memoria e, come una cancrena, lentamente anneriscono e marciscono tutto ciò con cui vengono a contatto. Si rimane lì a riflettere su quello che si ha appena ascoltato e sul vuoto incolmabile che ne è scaturito, certi che nessun altro disco, di lì a breve, potrà avere lo stesso impatto emotivo.

Tracklist:
01. δημιουργός
02. Chorea Macchabeorum
03. Impius
04. γνῶσις
05. Apostasis
06. Abisme
07. Revelatio
08. ἡσυχασμός
09. Ex Tenebrae Lucis
10. Métanoïa

Line-up:
Vindsval – voce, chitarra
GhÖst – basso
W.D. Feld – batteria, tastiere, elettronica

Editor's Rating

Mara Cappelletto

Mara Cappelletto

Il mio nome è quello del demone del sesto cielo dei buddhisti e può essere tradotto dal sanscrito come morte e pestilenza... in alcune lingue indoeuropee la Mara è un incubo. A casa giravano vinili di prog italiano e straniero, ma anche AC/DC, Litfiba, Pino Daniele e Ivan Graziani. Ho passato l’adolescenza, quella triste e solitaria, ascoltando punk e ska. Iniziata al power metal a 16 anni dal mio migliore amico che trafugava dalla macchina di sua sorella Halloween, Savatage e lacca per capelli, poco dopo ho scoperto il magico mondo del death e del thrash e ben presto, sono approdata al black, genere che da allora mi ha sempre accompagnato. Non esco mai senza la mia macchina fotografica e senza lo smartphone. Non è difficile incontrarmi in giro per i boschi del centro Italia. Ho collaborato con diverse webzine sia in veste di fotografa che di recens… rice? Recensitora? Recensitrice? Vabbe, ci siamo capiti.

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