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BLACKFINGER – ‘When Colors Fade Away’

Doom. Un mondo oscuro e affascinante, che attrae e spaventa al tempo stesso. Facile sentirsi dire, che le band suonano tutte uguali. Che le atmosfere che creano si conciliano male con il desiderio di divertimento che alla fine è alla base di tutto il rock. Chi invece ha queste sonorità nelle sue corde, sa che in fondo non è vero. Che il doom è un mondo a sé, ricco di atmosfere e di approcci differenti, forse più di ogni altro genere in ambito rock/metal. Un microcosmo nero, ricco di sfumature, all’interno di un mondo potenzialmente infinito che è l’heavy metal. Un microcosmo in piena salute, vista la mole di band che lo popolano, tra imberbi newcomer e indomiti leoni sopravvissuti a mille battaglie. E soprattutto vista la qualità media di uscite ricche di inventiva e suggestione. Preambolo imponente ma necessario per parlare del secondo disco dei Blackfinger, band dalla storia relativamente breve, che però vede in azione due stagionati leoni di cui sopra. Si tratta della nuova creatura del chitarrista Terry Weston (già in Dream Death e Penance) e soprattutto del vocalist Eric Wagner, un passato negli storici Trouble e un presente parallelo negli altrettanto interessanti The Skull. Come ci si potrebbe aspettare, ‘When Colors Fade Away’ è un disco dalle atmosfere cupe, ma anche un disco relativamente immediato e davvero coinvolgente. “Let us now pretend that I’m already dead…” : la voce di Eric Wagner mette subito le cose in chiaro fin dalla title-track posta in apertura. Se le sue tonalità fanno inevitabilmente pensare ai Trouble, il doom dei Blackfinger è in realtà più legato alle origini, alla solidità di riff sabbathiani che si innestano su melodie sorprendentemente ariose, tanto da risultare quasi cantabili – vedi la filastrocca macabra di ‘All My Sorrows’. Più che puntare sull’impatto, i Blackfinger avvolgono l’ascoltare nelle loro melodie dilatate, spesso arpeggiate, condotte con grande maestria da Terry Weston assieme al suo compagno di sei corde Matthew Tuite. Il risultato sono sonorità dilatate e per nulla claustrofobiche, assolutamente compatibili con l’hard & heavy più cupo e retrò – Grand Magus, ma anche Kadavar – ma sempre perfettamente in linea con la lezione di Saint Vitus e Pentagram. Un paragone attuale potrebbero essere i tedeschi Naevus, altrettanto “delicati” ed ispirati, ma i Blackfinger mostrano grande personalità lungo l’intero disco, che srotola una serie di brani dal forte impatto emotivo, musicale ed al tempo stesso lirico – ‘Waiting For The Sun’ è pura poesia… Tante parole per un concetto unico, a questo punto da ribadire: ‘When Colors Fade Away’ è probabilmente il miglior album doom di questa stagione metallica, e di certo è un disco ricco di suggestione, oltre che di grandi melodie. Date  fiducia ai Blackfinger, tingete un po’ di nero le vostre giornate, ma sarete meno disperati di quanto vi immaginereste, grazie a questo piccolo ed oscuro masterpiece.

Tracklist:
01. When Colors Fade Away
02. Can I Get A Witness
03. All My Sorrow
04. My Old Soul
05. Afternow
06. Crossing The River Turmoil
07. Beside Still Water
08. Waiting For The Sun
09. Till We Meet Again

Line-up:
Eric Wagner – voce
Matthew Tuite – chitarra
Terry Weston – chitarra
Matthew Cross – basso
David Snyder – batteria

Editor's Rating

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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