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BLACK FAITH – ‘Nightscapes’

Di black non lo so, ma di “faith” chi si appresta ad ascoltare questo disco deve averne davvero tanta. Fede e pazienza. Iniziamo con la splendida bio che ci è stata spedita, qui di seguito un breve riassunto… pronti? Sicuri? Poi non dite che non vi avevamo avvisato: nascono nel 2004 con Snarl, Fabio Notarfranco, Tiphereth e Tamoth ma poi Melqart passa alla seconda chitarra e LucasDemon alla batteria, ma poi restano solo Snarl e Lucas Demon finchè non entra Kjiel e Melan Nefos Thanathos. Certo, sembrerebbe troppo bello tutto ciò se non fosse che Hyakrisht entra come nuovo drummer. Non capisco più nulla ma ad un certo Funestum salta fuori tra un Attar ed un “nonsobenechi”. Sono quasi convinto di aver letto anche Goldrake e Memole in qualche cambio di formazione, ma ormai esausto dopo una bio assolutamente inutile mi appresto ad ascoltare il disco. Ecco, colpo di grazia. Brani dalle durata media di 7 minuti (sette minuti) con un picco di quasi una decina (nel brano ‘The Shadowline) mi uccidono con una fatality degna di Mortal Kombat. Piccolo “problema”: la band è in gamba, tanto. Il disco è proprio bello ed i Nostri suonano un black freddo, gelido, in grado di congelarci le ossa con un approccio assolutamente convincente, professionale, maligno. I ragazzi compongono un black metal dal forte approccio scandinavo, dove alcuni afflati norvegesi vengono accolti in un involucro di siderale e melodico black metal di stampo svedese. Un riffing dalla forte impronta “swedish” dunque, dove il tremolo picking è alla continua ricerca di un riffing memorizzabile ed epicamente melodico. Ricordano non poco i maestri Dark Funeral (ed i mitici Sacramentum) nel loro approccio, con la bestiale voce di Snarl (davvero bravo) a comandare la legione satanica all’attacco della volta celeste ed un Hyàkrisht alla batteria che sembra davvero baciato dal demonio. Splendido l’affiatamento tra le due asce, in un alternanza di powerchords e riffing tipicamente black. Si vira spesso verso la più grezza Norvegia, come nel brano ‘These Corridors Spurts Blood’, con una chitarra ed un tempo rubati agli ultimi Darkthrone, così come il riff quasi crust che lancia la diretta e “stoned” ‘Throwback’. Citiamo anche alcune chicche come i “grunt” di Snarl, quasi a tributare i padri Celtic Frost e Bathory. Insomma un disco molto bello, con una varietà (e qualità) compositiva coerentemente eterogenea. Ma insomma… chi vi scrive immagina questo disco con brani più snelli, con un minutaggio non superiore ai quattro minuti (ed una bio più adulta) e si ritrova a pensare ad un potenziale capolavoro. Ah, come se non bastasse ci piazzano anche una ghost track totalmente inutile, che di ghost non ha nulla, se non il fantasma della nostra pazienza ormai defunta. Ragazzi…andiamo! Dai! Sfiorare un capolavoro componendo nere gemme di tale caratura, per poi cadere in ingenuità adolescenziali. Bellissimo disco che poteva essere una pietra miliare.

Tracklist:
01. Obsecratio
02. Culmination Of Injustice
03. Preghiera (Intermezzo)
04. NeverEternal
05. In Total Disgust
06. Throwback
07. The Shadowline
08. These Corridors Spurts Blood
09. Nightscapes
10. Consecrabor
11. Outro (Ghost Track)

Line-up:
Snarl – voce, chitarra
Attar – chitarra
Hyàkrisht – batteria

Editor's Rating

Alberto Biffi

Alberto Biffi

Alla tenera età di 11 anni fui folgorato sulla via di Damasco da una voce divina e soprannaturale (Bruce Dickinson), che mi guidò sulla retta via del Signore (R.J. Dio). Da allora ho vagato nel mondo metal cercando la mia giusta collocazione; dapprima come groupie (ma dovetti rinunciare presto, troppo brutto e peloso), poi come musicista coinvolto in innumerevoli progetti nell'area rock lombarda ed infine come umile scribacchino digital-musicale. Già redattore per Truemetal.it, Italiadimetallo.it, Metalitalia.com, Suonidistortimagazine.it ed altre innumerevoli realtà minori ma sempre e comunque professionali ed appassionanti, mi accingo ad iniziare questa nuova entusiasmate avventura con loudandproud.it.

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