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BELPHEGOR – Una nuova offerta al Demonio

Venticinque anni sono ormai passati da ‘Bloodbath in Paradise’, il primo demo dei Belphegor e la fiamma ancora non si è spenta. Helmuth Lehner, rimasto unico membro originale della band dal 2007, è pronto a calcare il palco con una nuova offerta al principe delle tenebre. Sarà stato il patto con il diavolo a farlo sopravvivere alla febbre tifoide che lo afflisse qualche anno fa dopo il tour in sud America e a ridarlo al mondo più forte e combattivo che mai? Ancora una settimana e il 15 settembre sarà nei negozi. Nell’attesa, potete leggere qui la nostra recensione…
Ciao Helmut! Sono Mara di Loud And Proud, ci siamo incontrati al Colony Open Air, allora la mia prima domanda è: come è stato il festival?
“Ave Italia! Ave Mara!! Sfortunatamente abbiamo avuto dei problemi sul palco ma abbiamo comunque provato a dare al nostro pubblico un rituale  Black/Death folle e indimenticabile, del tipo apri il tuo cuore e fai entrare il caos! È sempre un piacere fare a brandelli l’Italia!”

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Puoi rivelarci qualche dettaglio su ‘Totenritual’, il vostro album in uscita? Sarà qualcosa di death come ‘Conjuring The Dead’ oppure avrà un’atmosfera diversa?
“Il death e dappertutto! ‘Totenritual’ è la perfetta rappresentazione dei Belphegor del 2017, è un album estremamente oscuro e malvagio. Le chitarre low tuned spaccano veramente tutto: è la prima volta che le accordiamo fino al La e al Si#, più in basso di quanto ci fossimo mai spinti. Abbiamo aggiunto un sacco di dettagli: per comprendere a fondo alcune canzoni e scoprire tutto quello che ci abbiamo infilato dentro c’è bisogno di ascoltarle più volte. Direi che questo è il nostro album più malvagio di sempre.”

Quindi alla fine siete soddisfatti di come è uscito fuori…
“Sono estremamente orgoglioso di ‘Totenritual’: è uscito proprio come volevamo.”

Cosa vi ha ispirato?
“L’ispirazione proviene da molte fonti sia visive che musicali. Uno dei musicisti che ci hanno ispirato è stato Paganini: la sua storia e la sua musica ci ha fornito molte idee che si sono poi trasformate in parole e musica. Altri riferimenti dei testi sono degli antichi manoscritti di magia, come pure i lavori di Crowley. Bisogna menzionare anche la tesi di Friedrich Nietzsche secondo cui è necessario guadagnarsi la vittoria per acquisire forza e non cercando la strada più facile. A volte bisogna cadere, per rialzarsi più forti di prima. Un altro argomento a me caro è la libertà di parola e la libertà in generale. Oltre a essere un omaggio alla morte stessa, ‘Totenritual’  parla di tutto ciò he mi interessa al momento ma con quel tocco malato e misantropico alla Belphegor. Continuiamo anche a usare canti antichi, incantesimi e poemi anti-dio in tre lingue. La copertina del disco è un’ottima rappresentazione di questi temi e della mia personalissima danza con la morte: è stato tutto così irreale e mi sento ancora shockato quando ripenso agli ultimi vent’anni. È un onore continuare a suonare dal vivo in giro per il mondo, non avrei mai pensato che tutto questo sarebbe durato così a lungo. Ma la fiamma brucia ancora e noi andiamo sempre avanti, più forti che mai. Siamo inarrestabili!”

Qual’è il concetto dietro alla copertina dell’album?
“Abbiamo sempre scelto copertine disturbanti e molto dettagliate e Seth Siro è un maestro in questo. Gli ho portato il concetto di base ma poi lui è stato libero di lavorarci su, poi il disegno è stato rivisto e revisionato fino a che non mi ha soddisfatto del tutto.  L’ idea di base era già malata di suo, ispirata da una musa veramente sconvolta. Le componenti visive sono molto importanti come la musica, i testi, tutto si deve mescolare ed essere rappresentato infine dalla copertina e dal titolo. Ovviamente poi è la musica a troneggiare su tutto.”

Dove trovi solitamente ispirazione? Libri, film, altra musica?
“Bella domanda. Sono ispirato da tutto ciò con cui vengo in contatto giornalmente, che sia un libro o un’esperienza fatta mentre sono in giro per il mondo. I miei occhi cercano la Magia ogni volta che vedo posti nuovi o quando incontro nuove persone, membri della “ comunità metallica”. Non sai mai cosa possa ispirarti, le cose ti penetrano nel cervello e iniziano a marcire là dentro, finché non salta fuori un’idea. Un mix contorto di tutte le cose malate che questo mondo ha da offrirci. Adoro tutti i libri che parlano di occulto, paranormale, negromanzia, cannibalismo, serial killer… e in generale ciò che riguarda l’horror, sia nei libri che nei film.  Tutto ciò che è oscuro, anticonformista cattura la mia attenzione. Ho avuto molte possibilità nella vita di imparare che essa è  molto più strana della finzione.”

Puoi nominarmi le tue-quattro band favorite di sempre?
“Fare solo quattro nomi sarebbe difficile, sarebbero troppi per fare anche sono una breve lista in questa sede. Rock/metal/death/black o come altro lo vuoi chiamare è sempre la mia maggiore fonte di ispirazione e passione. Spesso vado anche a scovare compositori classici o chitarristi di Flamenco e tutti gli altri chitarristi, musicisti e artisti a cui mi ispiro.”

Nell’album precedente abbiamo potuto godere delle apparizioni di Glen Benton dei Deicide e di Attila dei Mayhem…
“È stato un sogno che si avverava poter avere come ospiti su un album dei Belphegor due cantanti dei miei sottogeneri estremi preferiti. Sia Attila Csihar che Glen Benton hanno fatto un lavoro veramente ottimo. È stato veramente un onore poter aggiungere la loro magia su ‘Legions Of Destruction’. Esperimenti stilistici a parte, Deicide e Mayhem sono ancora i capisaldi del Black/Death… credo sia stato Metal Rules, se non sbaglio, che ci ha chiamati “i tre tenori dall’inferno”, dato che anche io ho cantato sul pezzo. Uno dei migliori commenti di sempre! Hail!”

Quali sentimenti vi hanno accompagnato attraverso il processo di composizione?
“Bloodhammer, il nostro nuovo batterista, ha uno stile molto tecnico così per stargli dietro siamo migliorati molto come band e come musicisti. Quando inizio un nuovo progetto, mi esercito molto intensamente: non voglio fare le prove in studio e sprecare tempo che potrebbe essere usato più proficuamente durante il processo creativo. Per le registrazioni in studio, concentro tutta la mia energia nella creazione di qualcosa di oscuro ed eccezionale. Prima di registrare, ovviamente, facciamo le prove come ogni band. Voglio sentire l’energia creativa fluire e non comporre al computer come oggi fanno molti, risultando poi innaturali. È stato veramente bello scrivere questi undici “sacrifici”, l’umore di tutta la band è stato sempre alto e tutti sono stati entusiasti dei vari cambiamenti e felici di realizzare il nostro album più oscuro. Non ci siamo mai fossilizzati su una formula prestabilita, abbiamo sempre cercato di lavorare con nuovi produttori, in nuovi studi, con nuove persone: questo ci ha permesso di essere sempre eccitati e di vedere tutto come una sfida. Odio quando le cose ristagnano…”

Hai qualcosa da raccontare riguardo alle registrazioni?
“Possiamo dirti che ‘Totenritual’ è il sacrificio più potente e brutale che  abbiamo consacrato finora. La batteria è precisa, intensa, distruttiva e molto tecnica con un sacco di cambi di tempo e di breaks. IL basso è come un panzer che si fa largo nel terreno. Le quattro chitarre ritmiche sono aggressive e oscure… non si sentono molto spesso chitarre accordate così basse. La voce è molto varia rispetto al solito, e come ti ho detto prima i testi parlano di occulto, come sempre, pieni di brama diabolica, magia e blasfemia. Ogni cosa è spinta oltre i limiti di ciò che abbiamo fatto fino ad ora. ‘Totenritual è stato mixato da Jason Suecof mentre il mastering è stato affidato a Mark Lewis negli Audiohammer Studios in Florida. Questi due ragazzi hanno messo su un autentico muro di suono: si sente distintamente ogni suono, il ruggito del basso, la cassa, i piatti, le chitarre… Il suono più mostruoso di sempre.”

I Belphegor sono in viaggio dal 1993, sbaglio? Celebrerete i vostri 24 anni di carriera in qualche modo?
“ Non sbagli affatto! Probabilmente dei prossimi anni scriverò un autobiografia ma solo il tempo potrà dirlo, c’è veramente molto da fare. E’ previsto anche un DVD. Ci teniamo  occupati! Prevediamo di suonare e girare il mondo come sempre, magari visitando posti dove non siamo mai stati, marciando su nuovi territori. Oltre alle solite cose, ripubblicheremo i nostri primi tre album a prezzo speciale con la Season Of Mist, ma questo avverrà per i nostri 25 anni di blasfemia ed eccessi, nel 2018. Cavolo, vent’anni fa usciva il nostro secondo album ‘Blutsabbath’, un full lenght assurdo e irreale… comunque, non è facile recuperare questi album così per venire incontro ai nostri fans e non speculare sulla loro voglia di possedere questi pezzi di storia, li pubblicheremo come un singolo CD contenente gli artworks originali, il tutto ad un prezzo contenuto. Integrità prima di tutto! I Belphegor non sono solamente una band, ma anche un’alleanza, un modo di vivere, abbiamo un patto con i nostri fans.
Amo veramente quello che faccio. Alcune persone lo adorano, altre lo odiano, ancora altre si sentono offese… io sono qui per i nostri supporters, non ho tempo di pensare a quelli che parlano male di noi, dicono bugie e pensano di saper far meglio. Me ne sbatto! Vivo nel mio mondo con le mie regole! Tutto quello che c’è fuori non ha importanza!”

Quali sono i programmi dei Belphegor per quanto riguarda i live shows?
“Dopo l’uscita di ‘Totenritual’ inizierà subito il tour europeo seguito subito da quello americano per cui sono previsti più di trenta “rituali”. A metà dicembre suoneremo al ‘Black Christmas’, un festival veramente originale, che probabilmente sarà l’ultima “cremazione” prevista per il 2017. Nel 2018 poi sarà il turno di Asia, Russia e America Latina. Prevediamo di partecipare come sempre a quanti festival estivi ci sarà possibile: alcuni, tipo il Wacken sono già stati confermati, per altri non ci è ancora permesso dire nulla.”

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In una vecchia intervista hai detto di essere un artista con tendenze nichiliste, qualcosa del tipo “ sono il mio stesso dio”, ma di non essere satanista. Cosa cerchi di esprimere attraverso l’uso di immagini sataniche nell’approccio visivo della band? È qualcosa di simile al satanismo laveyano dove invece di pregare il demonio come una figura reale, l’immagine di Satana è associata con la ribellione al sistema dominante e all’anticonformismo sociale?
“L’uso di immagini e parole “sataniche” è una provocazione, per prendere una solida posizione contro la Cristianità. Satana è una parola che significa avversario, e noi siamo appunto avversari e nemici della chiesa. Per questo la scelta dell’immagine di satana è stata ovvia: è la nostra forma di ribellione contro la chiesa, per deriderla, sfidarla e maledirla. La nostra forma di satanismo non è religiosa, non c’è alcun elemento di preghiera né alcun elemento soprannaturale in cui credere: è un canto di guerra, una scelta consapevole delle armi da usare. Ho sempre usato la filosofia riguardante Satana/Lucifero – il portatore di luce – nei nostri testi come una figura ribelle, fiera, rispettata e magnifica che è capace di resistere, di prendere le proprie decisioni, camminare sul proprio sentiero. Mi descrivo come un ateo tendente al nichilismo. C’è un sacco di oscurità e di possessione demoniaca nella musica dei Belphegor, c’è sempre stata e sempre ci sarà. Non mi inchino o striscio o prego di fronte a nessuna scultura o ad alcun cosiddetto dio.”

Se posso permettermi, pensi che i problemi di salute che hai affrontato qualche tempo fa siano stati qualcosa che ti ha spinto verso un nuovo inizio sia personale che musicale? Il tuo punto di vista riguardo la vita stessa è cambiato?
“Sei settimane di ospedale, otto di riabilitazione, otto mesi di pausa forzata da tutto ciò che è la mia vita di tutti i giorni. È questo che mi è successo nell’ottobre 2011. Per non parlare dell’operazione a cuore aperto. Sono ormai passati sei anni dal mio ballo con la morte. È stato il viaggio più duro che abbia mai intrapreso: ho dovuto ricominciare molte cose, e reimparare dall’inizio cose date per scontate tipo respirare senza l’aiuto delle macchine o addirittura parlare. Ero come morto, non ho potuto vivere per mesi. Non mi ha cambiato né risvegliato nulla spiritualmente… pensavo che stavo per morire e che tutto fosse ormai finito per me. Sono stato sorpreso da me stesso, dalla mia forza di volontà durante tutto il periodo in cui si mescolavano dolore, febbre e paura. Ero diventato alcolizzato e questo non aveva reso le cose più facili… ma sono ancora qui. Ho imparato cosa sono io e che il mio corpo non è invincibile. Da quel periodo sono per lo più pulito, e sono concentrato sul futuro dei Belphegor e della nostra arte.”

Quali sono i piani per i futuro allora?
“Andremo avanti, ancora e ancora, la nostra priorità è il tour mondiale. Continueremo a portare il nostro caos distintivo ai nostri fan leali, la cui orda aumenta di giorno in giorno. Ogni cerimoniale è  entusiasmante, non importa se avviene davanti a 200 o a 200000 persone. Torneremo in Italia, il 19 ottobre al circolo Colony di Brescia. Ovviamente l’album sta per uscire e non vediamo l’ora di farvelo ascoltare. La versione in Digipack conterrà anche due bonus tracks, ‘Gasmask Terror’ da Conjuring The Dead  e ‘Stigma Diabolicum’ da Bondage Goat Zombie, registrate in aprile all’Inferno Fest di Oslo”

Grazie mille per aver risposto alle mie domande. Quali sono i tuoi saluti per i vostri fans italiani?
“Grazie a te per l’intervista Mara, ci vediamo in giro sicuramente! La musica estrema non è qui per calmare i nervi, deve far pompare il sangue, correre il cuore, provocare ribellione e qualche volta shockare anche. Questo è quello per cui esistono i Belphegor. Spero che la gente non veda l’ora di avere tra le mani la nostra nuova offerta ‘Totenritual’ e che continui a supportarci marciando insieme a noi alla massima potenza. È stato un onore… un orrore!”

Discografia:
The Last Supper (1995)
Blutsabbath (1997)
Necrodaemon Terrorsathan (2000)
Lucifer Incestus (2003)
Goatreich – Fleshcult (2005)
Pestapokalypse VI (2006)
Bondage Goat Zombie (2008)
Walpurgis Rites – Hexenwahn (2009)
Blood Magick Necromance (2011)
Conjuring the Dead (2014)
Totenritual (2017)

Line-up:
Helmuth: voce, chitarra
Serpenth: basso
Bloodhammer: batteria

Mara Cappelletto

Mara Cappelletto

Il mio nome è quello del demone del sesto cielo dei buddhisti e può essere tradotto dal sanscrito come morte e pestilenza... in alcune lingue indoeuropee la Mara è un incubo. A casa giravano vinili di prog italiano e straniero, ma anche AC/DC, Litfiba, Pino Daniele e Ivan Graziani. Ho passato l’adolescenza, quella triste e solitaria, ascoltando punk e ska. Iniziata al power metal a 16 anni dal mio migliore amico che trafugava dalla macchina di sua sorella Halloween, Savatage e lacca per capelli, poco dopo ho scoperto il magico mondo del death e del thrash e ben presto, sono approdata al black, genere che da allora mi ha sempre accompagnato. Non esco mai senza la mia macchina fotografica e senza lo smartphone. Non è difficile incontrarmi in giro per i boschi del centro Italia. Ho collaborato con diverse webzine sia in veste di fotografa che di recens… rice? Recensitora? Recensitrice? Vabbe, ci siamo capiti.

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