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AXEVYPER – Pirates of the Underground

Sono grandi conoscitori della scena metal, oltre che ottimi musicisti. Gli AXEVYPER vivono l’underground, non si limitano a suonare heavy metal. Chi li conosce di persona lo sa molto bene. E dal punto di vista musicale, la band continua a crescere con ogni disco. SANDRO BUTI si è fatto raccontare tutti i segreti dell’ultimo, eccellente ‘Into The Serpent’s Den’, ma la nostra chiacchierata con la band quasi al completo non si è limitata a questo…

Ogni disco che fate è più vario, e questo non fa differenza. Perchè?
“(Guido) Non c’è un vero motivo, fin dall’inizio negli Axevyper non c’è stato niente di pianificato. Dopo ‘Metal Crossfire’, tra i vari concerti e il cambio di batterista, ce la siamo presi con più calma rispetto al passato, e così facendo abbiamo accumulato un bel po’ di pezzi nuovi. Selezionando le migliori, e tenendo a mente il giusto equilibrio del risultato finale, è venuta fuori la scaletta di ‘Into The Serpent’s Den’… Penso che la maggiore varietà sia una questione di crescita naturale, e per quanto riguarda me posso dirti che non ho mai amato molto le band troppo monotematiche!”

Dove sono cresciuti di più gli Axevyper tra un disco e l’altro?
“(Damiano) Abbiamo sempre cercato di crescere, ma per l’ultimo album abbiamo dato veramente il massimo molto più delle altre volte, teniamo molto a questo progetto quindi ci siamo imposti che ogni aspetto dell’album avrebbe dovuto avere una qualità più alta rispetto ai lavori precedenti, prima di tutto volevamo delle canzoni veramente valide perciò c’è stato un grande lavoro in sala prove per poi passare allo studio di registrazione con un lavoro altrettanto duro, è stata una gran bella esperienza ed i risultati ci stanno soddisfacendo molto.”

Avete lavorato in modo diverso sui pezzi stavolta?
“(Damiano) Il processo di lavorazione non è cambiato rispetto al passato, però si è intensificato maggiormente per ‘Into The Serpent’s Den’. Ognuno di noi ha partecipato alla stesura finale di ogni brano dando il proprio contributo a composizione e arrangiamenti, di modo che ogni pezzo potesse rendere al massimo.”
“(Guido) Rispetto al passato, anche se i compositori principali siamo rimasti io e Andrea, c’è stato molto più lavoro di squadra… abbiamo passato davvero molto tempo in sala prove – e vivendo un po’ sparsi tra Livorno, Viareggio e Bologna non è stato facilissimo – cesellando ogni dettaglio. Ormai sono molti anni che suono e scrivo canzoni, ma non mi ero mai dedicato alla cosa con tanta maniacalità… Spero che il risultato si senta!”

Anche la produzione mi sembra decisamente più riuscita…
“(Damiano) La produzione è un aspetto importantissimo e siamo molto soddisfatti di come il Reload Studios abbia lavorato su questo album, volevamo una produzione all’altezza, che rendesse giustizia al duro lavoro di composizione e così è stato, ed è la registrazione più professionale alla quale abbiamo partecipato e alla quale ci siamo affidati.”

axevyper-band

Un pezzo del disco nuovo si chiama ‘Soldiers Of The Underground’. Siete voi?
“(Luca) Non propriamente. Cioè siamo noi, ma non solo noi. Siamo tutti noi. Siete voi che che non ci avete mai fatto mancare il vostro affetto, siete voi che mantenete ancora viva la speranza per questo genere tanto bistrattato e appannaggio di ultimi, indefessi, eroi. Sia chiaro, non ci vogliamo erigere a paladini di una scena o di un particolare movimento, dato che siamo soltanto dei semplici “aficionados”, come si suol dire: la nostra canzone è un semplice atto di amore e una fantasiosa allegoria che tratta di un popolo cacciato nei sottosuolo, ma stufo di vivere lontano da chi punta il dito contro di lui e voglioso di gridare al mondo intero la propria rabbia e di ricacciare a gran voce i propri sentimenti e i propri sacrosanti diritti.”

Ma cos’è che rende la scena underground così “magica”?
“(Damiano) La presenza di amici pronti sempre a supportarti e a passare del tempo insieme, persone di cui non potremmo mai fare a meno, questo è quello che conta in mezzo a cumuli di polemiche e altre questioni ridicole.” 
“(Luca) L’intimità, il calore dei pochi contro il tutto, il capirsi con uno sguardo, il condividere un qualcosa che nessuno capisce, ma che solo noi comprendiamo, il ritrovarsi ad una festa continua con i fratelli di sempre. Ecco cosa rende così magica la scena underground. Chi va solo a vedere gli eventi delle big band non riuscirà mai ad entrare a contatto con una logica simile, ed è per questo che invito spesso chi non è avvezzo a sonorità “cult” ad interessarsi, anche solo per curiosità, ad esse. Perché è nell’underground che batte veramente il cuore del metal, il metal suonato col sudore della fronte e col battito del cuore.”
“(Guido) L’underground, pur se limitante a livello di numeri, ti dà una possibilità che è negata a chiunque suoni anche soltanto per racimolare due spiccioli: poter suonare per passione pura, senza dover rendere conto a nessuno, senza doverci pagare le bollette, senza fretta, senza pressione. Nell’underground vero tutto ciò che ascolti è vero e viene dritto dal cuore, è questa la vera magia.”

‘Metal Tyrant’ appare dedicata ai Jag Panzer, ed in particolare al loro singer Harry Conklin. Perché questo tributo?
“(Luca) Perché fondamentalmente era giusto così, detto con tutta la franchezza del mondo. I Jag Panzer sono una delle “driving force” che ha fatto sì che il Metal non esalasse il suo ultimo respiro in un momento di vera crisi nera. Negli anni della nostra adolescenza, se ti piaceva il metal potevi contare su pochi nomi. Sentivi i Manowar, i Running Wild, i Grave Digger,i Sacred Steel, U.D.O. e i Riot e se proprio c’eri dentro fino al collo, ti spaccavi i timpani con X Wild, Unrest, Vanize, Thunderhead, e, appunto, Jag Panzer. Un nome bellicoso, altisonante e foriero di grandi speranze. Non potevi non rimanere affascinato da un nome tanto “ignorante”, seppur non possedessi, chiaramente, le info necessarie per scoprire chi diamine fossero e che carriera avessero intrapreso. ‘The Age of Mastery’ e ‘Thane to the Throne’, ‘Mechanized Warfare’ li abbiamo tutti comprati in diretta e ci siamo emozionati grazie ad essi e, successivamente, abbiamo scoperto dell’esistenza di ‘Ample Destruction’ lasciando l’anima e il cuore tra quei solchi. Noi tutti siamo figli dei Jag Panzer e dobbiamo essere estremamente debitori ad Harry Conklin, Mark Briody e soci per aver mantenuto ardente la fiamma in un’epoca in cui spegnerla sarebbe stato non solo facile, ma, secondo alcuni, quasi obbligatorio. Spero vivamente che i membri dei Jag Panzer leggano questa intervista e abbiano modo di sentire il brano, saremmo veramente orgogliosi se venissero a conoscenza che una band italiana è così “devota” al loro credo immortale.”

Heavy metal, power metal, epic metal… C’è una definizione in cui vi riconoscete?
“(Guido) Penso che ‘Heavy metal’ sia più che sufficiente. È vero che abbiamo spostato il tiro su coordinate molto più epiche che in passato, ma quanti dischi HM del passato contenevano richiami eroici e battaglieri? Certe cose fanno parte del DNA dell’heavy metal dal giorno in cui è nato.”
“(Luca) Sottoscrivo in pieno quanto appena asserito da Guido. Heavy Metal con incorruttibile e purissimo con venature epiche, ma non Epic Metal Tout Court”

Omen, Manilla Road, Jag Panzer, Iron Maiden, e potrei andare avanti a lungo…  Quali sono le band che sentite davvero più vicine e vi accomunano?
“(Guido) Tra le influenze comuni a tutti aggiungerei soltanto i Running Wild, una band – o un uomo, a seconda dei periodi -che ci rappresenta pienamente, dal punto di vista musicale e non.”
“(Luca) Queste band sono senz’altro quelle che principalmente accomunano i gusti di tutti i membri coinvolti negli Axevyper. Sono i nostri “capisaldi”, le bands a cui ci ispiriamo maggiormente da sempre. Ma, a dispetto di una “base univoca” di preferenze, tra di noi vi sono differenze sostanziali in termine di gusti personali. Nicco (il batterista) è un fanatico di Death Metal, genere che suona da una vita con la sua band Profanal – con il quale ha inciso il secondo album in uscita per la nostrana Iron Tyrant dell’amico Luca Marchetti; Andrea ascolta moltissimo Progressive Rock e si diletta nel tempo libero a suonarlo con alcuni amici; Damiano ha radici tipicamente anni Settanta e protometal che si riflettono nel suo personalissimo e riconoscibilissimo guitar playing; Guido è un maniaco di sonorità americane più o meno aggressive, dallo US Metal al Thrash passando per l’A.O.R. –  ricordo che quando i nostri destini si incrociarono, mi citò, in tempi non sospetti, gli Infernal Majesty, quando ancora nessuno sembrava conoscerli – e io, ultimamente, sto riscoprendo generi che non avevo mai seguito cercando di spaziare moltissimo in ogni settore del rock “giusto”. Oggi pomeriggio, mentre vi scrivo, la mia playlist è composta da Rose Tattoo, Samael, Masacre colombiani, Pungent Stench, Blood Sweat & Tears, ‘Destructo Evangelia’ dei Damnation ed il nuovo, fantasmagorico LP dei Running Wild, ‘Rapid Foray’… A margine della domanda, tengo a sottolineare la passione sviscerata che io, Guido e Andrea abbiamo da sempre per la musica dei Pooh, la più grande band italiana di sempre, autrice di capolavori autentici in bilico tra Prog Rock, cantautorato e light-A.O.R. che tutti noi vi consigliamo spassionatamente di riscoprire senza “paraocchi” autoimposti – a partire da ‘Parsifal’ sino ad, almeno, ‘Il cielo è blu sopra le nuvole’ non hanno sbagliato un colpo.”  

Negli ultimi anni si è parlato molto di New Wave of Traditional Heavy Metal. Realtà o semplice bufala di marketing?
“(Guido) Bufala, non so se di marketing o meno. Primo perché “traditional heavy metal” non significa nulla, o suoni heavy metal o suoni altro, e secondo perché non c’è niente di “nuovo”; a leggere certe cose in giro sembra che dal 1990 al 2010 l’Heavy Metal fosse stato messo fuorilegge, quando invece noi che siamo musicalmente cresciuti in quegli “anni bui” potevamo contare su una valanga di band clamorose che però, a differenza dei loro predecessori, non stavano sotto i riflettori. I Running Wild hanno dato il meglio di sé proprio in quel periodo, così come gli Slough Feg, i Doomsword e tanti altri! In ogni caso mi sembra che questo trend sia ormai al termine, nomi che si vedevano su tutti i festival europei sono già spariti nel nulla. Purtroppo sembra che la logica della musica usa-e-getta sia penetrata anche nell’HM, e mi mancano davvero quegli “anni bui”, quando l’HM era sinonimo di indipendenza e fedeltà sincera…”

E’ indiscutibile che comunque ci siano tante band “nuove” in circolazione. Ce n’è qualcuna che vi ha colpito particolarmente?
“(Luca) Tra le band nuovissime non posso non citarti gli italiani Vulture’s Vengeanxe, autori di una demo assolutamente fantasmagorica e di un disco in uscita per Gates of Hell che promette davvero bene. L’anteprima che hanno piazzato su YouTube è da panico! Occhio anche ai giovani Midnight Vice dal Veneto. Ne sentirete parlare presto. Segnatevi questo nome.”
“(Guido) Mi permetto di aggiungere i Ravensire portoghesi, i Terminus nordirlandesi e soprattutto i miei eroi Stonewall, non più nuovissimi ma che hanno finalmente ricominciato a suonare dal vivo!”

Guardando oltre confine, avete avuto riscontri particolarmente positivi in Spagna. Perchè?
“(Luca) Perché Italia e Spagna sono nazioni sorelle, per non dire gemelle. La cultura è simile, l’approccio alla vita è quasi identico (anche se il modus vivendi iberico è senz’altro molto più gioioso e godereccio del nostro), la lingua ha diverse affinità. E noi Axevyper siamo molto “spagnoli”, in primis perché siamo “persone calienti”, siamo sempre allegri, sorridenti e abbiamo un approccio molto “friendly” e divertito. Se poi ci mettete che io ho studiato alle superiori spagnolo e un po’ lo mastico ancora, nonostante siano passate ere geologiche da quando ho finito la scuola… la frittata (anzi, la tortilla, in ‘sto caso) è fatta. Buen aprovecho!”

E gli altri paesi? In particolare la Germania, che in chiave classic metal pare essere la madre di tutto?
“(Guido) I primi riscontri dalla Germania cominciano ad arrivare adesso che siamo sotto un’etichetta tedesca… Al momento, purtroppo, numerosi impegni ci impediscono di muoverci troppo per i live, ma l’intenzione di andare finalmente a portare la nostra musica lassù c’è.”

A quanto un nuovo EP, o magari un intero album in italiano?
“(Damiano) Un seguito di ‘Angeli d’ Acciaio’ sarebbe un piccolo sogno nel cassetto, e dato che un sacco di sostenitori hanno apprezzato quell’ EP sarebbe bello poter riproporre qualcosa di simile, però adesso è presto per pensarci. Attualmente la nostra priorità sarà spingere ‘Into The Serpent’s Den’ come merita d’essere promosso.”

 

Line Up:
Luca “Fils” Cicero – voce
Guido Tiberi – chitarra
Damiano Michetti – chitarra
Andrea Tognetti – basso
Niccolò Vanni – batteria

Discografia:
Axevyper (2010)
Angeli d’acciaio (EP, 2011)
Metal Crossfire (2012)
Into the Serpent’s Den (2016)

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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