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AXEMASTER – ‘Crawling Chaos’

Gli Axemaster hanno una storia più che rispettabile alle spalle. Esistono dal 1985, anche se hanno attraversato nella loro carriera diverse fasi, pause comprese. Ci hanno comunque regalato diverse release interessanti, tra album veri e propri e demo autoprodotti. Da un paio d’anni sono tornati stabilmente in attività, e con ‘Crawling Chaos’ danno un seguito al disco del ritorno, ‘Overture To Madness’ di due anni fa. C’è anche un nuovo chitarrista, ma questa è roba da aficionados… Musicalmente, è il concetto di old school a dominare. Nei dieci pezzi che compongono il disco, gli Axemaster ci offrono un classicissimo heavy metal di scuola americana, proprio come già facevano nella seconda metà degli anni Ottanta. Rispetto a tanti loro colleghi però, puntano più sui mid-tempo, a cominciare dalla granitica opener ‘10,000 Pound Hammer’, che fa pienamente onore al suo nome. Riff pesanti e ritmiche quadrate dunque, che solo in qualche momento si fanno più serrate, permettendo ai due axeman – il veterano e unico componente originale Joe Sims e il nuovo entrato Damin Bennett – di mettersi in mostra. Quando succede, ed è il caso di ‘Death Before Dishonour’ e ‘Knight Of Pain’, entrambe nella seconda parte del disco, la musica degli Axemaster acquista un dinamismo carente in altri momenti. Non che la band non suoni solida o compatta, e gli appassionati dello US metal più quadrato sicuramente hanno pane per i loro denti, ma spesso e volentieri è la staticità a prevalere, nonostante un guitarwork davvero di qualità. Onesto, gradevole, non fondamentale.

Tracklist:
01. 10,000 Pound Hammer
02. Crawling Chaos
03. Axes of Evil
04. Flowers for the Dead
05. Mystify the Dream Hypnotic
06. Aldar Rof
07. Shallow Grave
08. Death Before Dishonor
09. Bravado
10. Knight of Pain

Line-up:
Geoff McGraw – voce, chitarra
Joe Sims – chitarra
Damin Bennett – chitarra, tastiere
Jim Curtis – basso
Denny Archer – batteria

Editor's Rating

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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