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AVATARIUM – The Beauty Inside A Storm

Era il 2013. Ed è bastato un pezzo. Con ‘Moonhorse’, gli Avatarium sono diventati all’istante una delle band più promettenti della scena doom. Anche se di doom in senso classico la band svedese non aveva poi molto. Il legame più forte col genere, senza dubbio, la presenza in formazione di Leif Edling, mastermind dei Candlemass. Quattro anni sono passati da allora, Leif ha avuto i suoi problemi e si è tirato un po’ indietro su molti fronti, non per forza questo. Ha contribuito in modo significativo al nuovo ‘Hurricanes and Halos’, anche se formalmente non è più un membro ufficiale della line-up. Del disco nuovo e delle evoluzioni all’interno della band, abbiamo parlato con una disponibilissima Jennie-Ann Smith…

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“Come tutte le band, cerchiamo di guardare avanti. Abbiamo due dischi alle spalle, che sono andati piuttosto bene e soprattutto ci hanno permesso di creare attorno agli Avatarium un buon following. Pezzo dopo pezzo e disco dopo disco siamo cresciuti, come persone e come musicisti. E credo che ‘Hurricanes and Halos’ rifletta questa crescita.”

E’ cambiato in qualche maniera il modo di lavorare sui pezzi, visto il ridotto – si fa per dire – impegno di Leif?
“Già il fatto di scrivere due pezzi da zero, Marcus ed io, è stata una bella differenza. Leif fa le cose alla sua maniera, arriva con brani praticamente completi, che devono solo essere rifiniti. Poi, è aperto a critiche e consigli, non è per nulla un dittatore. Ma è un musicista di grande esperienza, con una vision davvero unica, e se scrive qualcosa in un certo modo puoi stare certo che sia quello migliore. Detto questo, sulle linee vocali ed esempio abbiamo sempre lavorato in modo molto costruttivo, e se qualcosa per qualche motivo non mi andava bene, era sempre pronto a rivederla. Stavolta, su due brani abbiamo lavorato da soli, Marcus ed io, ed è stata una bella esperienza. Soprattutto per me, non avevo mai scritto un pezzo da zero, ma credo che il risultato sia ottimale.”

Tra l’altro, uno dei due brani che avete scritto ha un significato particolare per Marcus…
“Certo, ‘When Breath Turns To Air’ è dedicata a suo padre, che è scomparso proprio mentre stavamo lavorando al disco. Era malato da tempo, e non è stata una cosa inaspettata, ma Marcus ovviamente è rimasto molto toccato. E il pezzo è forse il suo modo per salutare un’ultima volta una delle sue persone più care. E’ un brano molto introspettivo, quasi una ballata folk”

Una volta si diceva che il terzo album era spesso il punto di svolta nella carriera di una band. Vi siete sentiti in qualche modo sotto pressione?
“Non in modo particolare. O meglio, non per colpa di fattori esterni. La pressione era tutta interna, legata al desiderio di non deludere i nostri fan, e magari di fare meglio ancora. Per Marcus e me la pressione è stata doppia, perché lui era coinvolto anche come produttore, e perché io sono una perfezionista di natura. Cerco di fare tutto al meglio, con il fatto che trovo spesso elementi negativi anche quando tutti sembrano soddisfatti. Per farti un esempio, mi sarò ascoltata ‘The Girl With The Raven Mask’ un centinaio di volte, cercando ogni volta di capire che cosa si sarebbe potuto fare meglio…”

E come trovi ‘Hurricanes And Halos’ rispetto al suo predecessore, se posso chiedertelo?
“Più vario e personale, senza dubbio. E’ un disco che suona più Avatarium e meno legato alle altre band a cui possiamo essere accostati. Ed è anche un disco che mescola tanti elementi diversi, in tutti gli ambiti del rock, e non solo – pensa al coro di bambini in ‘Medusa Child’… Ora come ora, ne sono davvero soddisfatta. Poi, magari se ne riparliamo tra sei mesi, faccio in tempo a trovare anche qui cose migliorabili.”

Non dubito… Parlando di influenze e punti di riferimento, pensi che si possano considerare gli Avatarium una band heavy metal, o addirittura doom? In fondo, una buona parte del vostro pubblico arriva da lì…
“Sincera? Non credo che abbiamo molto a che vedere con l’heavy metal. Certo, c’è qualche riff pesante, qualche ritmo rallentato, c’è soprattutto il contributo di Leif Edling, ma anche col doom metal c’entriamo abbastanza poco. Siamo una band rock, o hard rock, che guarda agli anni Settanta, al progressive e alla psichedelia, almeno come all’heavy metal. Poi, ovviamente anche tra noi ognuno ha le sue influenze personali.”

Che se non ricordo male, nel tuo caso non includono l’heavy metal…
“Ricordi benissimo, nel senso che ascolto di tutto ma non per forza heavy metal. In particolare, con le cose troppo cupe o aggressive ho i miei problemi. Nel corso degli anni Marcus mi ha fatto ascoltate un sacco di band, ce ne sono ovviamente che mi piacciono, e anche molto – come gli Opeth… Ma non posso definirmi una fan del genere. Anche se apprezzo molto la scena, perché la trovo davvero ricca di passione e calore, più di ogni altro genere che mi possa venire in mente. Pensa solo a noi… Come ti dicevo prima, non siamo una metal band, e non facciamo nemmeno finta di esserlo. Ma siamo stati accolti alla grande, anche in festival che dovrebbero essere molto di nicchia, come l’Hammer of Doom tedesco. La gente è più aperta mentalmente di quanto potrebbe sembrare, e questo è un patrimonio incredibile.”

Ma cosa ascolti tu personalmente? Chi sono i tuoi artisti preferiti?
“Un po’ di tutto, come ti accennavo. Sono molto varia negli ascolti. Sono cresciuta con il rock di Neil Young e Joni Mitchell, con il soul di Nina Simone, ma anche la musica classica. Adoro Nina Simone, credo avesse una classe davvero infinita. In generale amo il rock americano anni Sessanta e Settanta, perché mi piacciono quelle melodie aperte, ma può piacermi davvero di tutto, indipendentemente dal genere, purché abbia delle melodie efficaci e non banali.”

Effettivamente, una delle caratteristiche che emergono evidenti da ‘Hurricanes and Halos’ è un suono molto classico, direi settantiano e vicino alle radici del rock…
“Sulla produzione ha fatto un grandissimo lavoro Marcus, proprio cercando di rendere il suono del disco più naturale e organico possibile. Abbiamo usato strumenti moderni, ma credo che il suono del disco sia abbastanza vicino a quello delle band di allora. Che rispetto a quelle di oggi avevano una caratteristica eccezionale, non si ponevano troppi limiti. Allora il rock era rock, non c’erano troppi confini e troppe definizioni. Band come i Pink Floyd facevano dischi che superavano ogni etichetta. Lo stesso, nel nostro piccolo, vorremmo farlo noi. La musica che facciamo è la nostra, stop. Se la chiami rock è ok, se la chiami hard rock è ugualmente ok, se la chiami metal non è comunque un problema, anche se ti ho spiegato come la penso. L’importante è lo spirito, non ci sentiamo obbligati a seguire un determinato percorso, e proprio per questo cerchiamo di dare spazio a tutte le nostre ispirazioni. Come si dice in questi casi, chi ci ama ci segua!”

A proposito di seguirvi, a settembre sarete in tour e passerete anche dalle nostre parti…
“Sì, suoneremo per la prima volta a Milano (il 27 settembre al Legend Club, vedi la nostra news), e io ne sono personalmente molto contenta. Sono stata in Italia un sacco di volte, ma sempre da turista. Marcus ed io amiamo molto il tuo paese, e siamo curiosi di salire su un palco, visto anche che i riscontri ai dischi finora sono stati davvero ottimi. Nel tempo, poi, i concerti sono diventati un punto di forza della band, e credo proprio che chi ci verrà a vedere in questo tour non resterà deluso.”

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Discografia:
Moonhorse (EP, 2013)
Avatarium (2013)
The Girl With The Raven Mask (2015)
Hurricanes and Halos (2017)

Line Up:
Jennie-Ann Smith – voce
Marcus Jidell – chitarra
Rickard Nilsson – organo
Mats Rydström – basso
Lars Sköld – batteria

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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