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AVATARIUM – L’anteprima di ‘Hurricanes And Halos’

Quando sono nati gli AVATARIUM, in molti hanno pensato a un semplice progetto parallelo di Leif Edling, vista la calma piatta che regnava in casa Candlemass. Da allora molte cose sono cambiate, Leif ha avuto una serie di problemi personali che finalmente appaiono in via di risoluzione, gli Avatarium hanno realizzato un paio di dischi ma soprattutto hanno trovato una stabilità evidente come band. Stabilità che li ha portati con ‘Hurricanes And Halos’ al loro terzo album, il primo in cui la coppia Jennie-Ann Smith/Marcus Jidell ha partecipato in modo ufficiale al songwriting, il primo che vede Leif Edling ufficialmente fuori dal gruppo, e impegnato “solo” come compositore. Le aspettative per questo disco non sono poche, grazie alla Nuclear Blast abbiamo avuto la possibilità di ascoltarlo in anteprima…

AVATARIUM 2017

‘Into The Fire – Into The Storm’ –  Il disco si apre su un riff molto dinamico, che mescola doom e hard settantiano, con un pizzico di wave nella voce di Jennie-Ann. Un brano piuttosto metallico, solo ammorbidito da un retrogusto evidente di tastiere, che accompagnano in modo efficace un Jidell particolarmente ispirato – il solo mescola i due strumenti in modo molto purpoliano;

‘The Starless Sleep’ – I ritmi sono lievemente più cadenzati, mentre il refrain porta il brano su lidi decisamente rockeggianti – settantiani e non solo. Potrebbe avere un potenziale commerciale notevole, tra suoni curati fin nei minimi dettagli e passaggi chitarristici a tratti più wave (Smiths?) che metal;

‘Road To Jerusalem’ – Si apre su atmosfere orientali, che di fatto non lasciano mai il brano. Un pezzo ipnotico, che culla l’ascoltatore quasi fosse una nenia, e lo porta verso territori musicali ancora inesplorati. Medio oriente, hard settantiano e doom possono avere un punto di incontro? Se sì, è da queste parti…;

‘Medusa Child’ – Uno dei pezzi portanti del disco, nove minuti di pura oscura opulenza, con un primo refrain quasi fanciullesco che si accompagna ad un riffone plumbeo, quasi i Saint Vitus si fossero reincarnati in una kindergarden band – ed è una voce infantile a ripetere il refrain ad un  certo punto. Per nulla facile, nel suo continuo cambio di tempi ed atmosfere, ma un brano che avvolge e coinvolge;

‘The Sky At The Bottom Of The Sea’ – Si torna a viaggiare spediti, con un pezzo che gioca con l’hard settantiano dei Rainbow. Jidell mescola Blackmore e Iommi, e le linee vocali di Jennie-Ann portano il brano su lidi vagamente psichedelici. Molte band cosiddette retro-rock dovrebbero ascoltare con attenzione…;

‘When Breath Turns To Air’ – Pezzo dal sapore intimistico, dedicato al padre di Jidell scomparso durante le lavorazioni del disco. Suoni soffusi ed atmosfere dilatate, con la voce di Jennie-Ann accompagnata da una chitarra e un Hammond che sembrano piangere con lei. Emozionante;

‘A Kiss (From The End Of The World)’ – Introdotto da una chitarra acustica, si rivela forse il pezzo più classicamente doom del disco, costruito su un riff che pare scolpito a mano nella lava. Si apre come di consueto nel refrain, restando uno dei brani più immediati – oltre che robusti – del disco, nonostante i mille giochi armonici della chitarra di Jidell;

‘Hurricanes And Halos’ – La title track è uno strumentale dalle atmosfere dilatate, con la chitarra che pare porsi al servizio della malinconia, ancora una volte elemento dominante, come peraltro lungo tutto il disco.

Avatarium

 

Nel suo complesso, ‘Hurricanes And Halos’ è un disco al tempo stesso coerente e sorprendente. Coerente con l’anima rock settantiana che gli Avatarium hanno sempre avuto, sorprendente perché la porta su livelli per certi versi inediti e per le influenze differenti che aggiunge. Nel disco ci sono i maestri del doom, c’è l’hard settantiano di Rainbow e Uriah Heep, ma ci sono anche Cure e Smiths, senza – sia chiaro – che gli Avatarium perdano appeal nei confronti di orecchie più tradizionaliste. Non è un disco semplice, e in fondo non se lo sarebbe aspettato nessuno. Ma è un disco da ascoltare con attenzione, chiudendo gli occhi e facendosi cullare da una musica che avvolge, penetra nelle ossa ed emoziona. Non sono per nulla qualità da poco…

 

 

 

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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