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ATTACKER – The Weight Of The World

Gli ATTACKER sono una sorta di istituzione della scena metal statunitense. Già alla metà degli anni Ottanta, la formazione del New Jersey ci ha regalato ottimi album come ‘Battle At Helms Deep’ e ‘The Second Coming’. Gli anni Duemile poi hanno visto la band tornare in pista, con il suo peculiare sound, a metà tra metal classico ed inflessioni speed. Dopo una serie importante di cambi di line-up, il nuovo ‘Sins Of The World’ è arrivato a mostrare che gli Attacker sanno ancora graffiare. Il drummer e menbro fondatore Mike Sabatini ed il cantante Bobby Lucas hanno risposto alle nostre domande…

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Prima della pubblicazione di questo album, il chitarrista e membro fondatore Pat Marinelli ha lasciato la band. Cosa è successo? Ha contribuito in qualche modo al disco?
“(Mike Sabatini) Poco prima di iniziare le registrazioni del disco, Pat ci ha fatto sapere che se ne sarebbe andato. Da un po’ non era contento di diverse cose nella sua vita, e questo si ripercuoteva sulla band. Aveva un atteggiamento piuttosto negativo, anche per quanto riguarda il gruppo. A volte ci sono cose che devono cambiare, per evitare che diventino critiche, e questa è una, anche se Pat era da sempre nella band. Sul disco ha suonato solo i suoi assoli, mentre è stato Mike a occuparsi di tutte le parti ritmiche. Quindi possiamo dire che il suo contributo è stato abbastanza limitato. Una cosa di cui spesso i fan non si rendono conto sono le relazioni interne, che possono arrivare al punto di uccidere una band. Per questo a volte dei musicisti devono andare, per permettere agli altri di restare uniti e andare avanti.”

Per la prima volta l’intero songwriting è stato curato da Mike Benetatos…
“(Mike Sabatini) Mike scrive musica in continuazione, tanto che ha sempre materiale nuovo da farci sentire. Ed è quello che di solito fa col resto della band, quando il materiale è già abbastanza strutturato, Sta già lavorando al nostro prossimo disco. E con ogni probabilità anche i nuovi membri porteranno il loro contributo al nuovo materiale. Di solito, chiunque ha delle idee le porta e si discutono insieme. Stavolta, è successo che Mike avesse idee in abbondanza, ma non è detto che sarà sempre così. Il prossimo disco potrebbe essere di nuovo un lavoro di squadra, sarà il tempo a dirlo…”

Jon Hasselbrink ora ha affiancato Mike Benetatos alla chitarra. Dobbiamo attenderci qualche cambiamento nel sound?
“(Mike Sabatini) Finora, Mike e Jon assieme hanno fatto crescere ancora il nostro suono. E credo davvero che questa formazione sia la migliore che gli Attacker abbiano mai avuto. Quando i fan la vedranno in azione potranno giudicare, ma siamo più compatti che mai e le cose stanno funzionando davvero bene. Non potrei immaginare nulla di meglio!”

Come puoi collocare il feeling generale di ‘Sins Of The World’ rispetto alle passate release degli Attacker?
“(Mike Sabatini) Secondo noi, siamo riusciti a fare meglio di quanto non avessimo mai fatto. Dopo le ottime reazioni a ‘Giants Of Canaan’ eravamo un po’ preoccupati all’idea di dover fare ancora meglio. In molti avevano scritto che era il nostro disco migliore di sempre, e in fondo ne eravamo convinti anche noi. E’ stato uno stimolo molto forte ad andare avanti. Di certo, ‘Sins Of The World’ è un disco di cui siamo orgogliosi, perché è venuto come avremmo voluto. E come band degli anni Ottanta ci sentiamo ogni volta doppiamente in gioco, perché la gente confronta i nostri lavori di oggi con quelli del passato. Ed è bello vedere che gli Attacker di oggi sono considerati come quelli doi allora, quando non addirittura meglio.”

Il titolo che avete scelto per il disco e le immagini che corredano il booklet, fanno immaginare per i testi temi tutt’altro che banali…
“(Bobby Lucas) Grazie, innanzitutto. Cerco di trovare temi che spingano l’ascoltatore a usare l’immaginazione, e allo stesso tempo, che magari lo spingano ad approfondire di che cosa si parla. Magari a fare un po’ di ricerca sul tema della canzone. Credo che dei concetti particolari ed intelligenti siano decisamente meglio della media dei testi che di solito si trovano nel metal.”

C’è un qualche filo conduttore nel disco? Se non sbaglio, ‘Giants Of Canaan’ era ispirato a temi della Bibbia…
“(Bobby Lucas) Su ‘Giants Of Canaan’ in realtà i temi erano abbastanza variegati. Due canzoni erano ispirate alla Bibbia, ed è divertente notare che bastano due canzoni dedicate al tema, mentre il resto del disco parla di temi del tutto diversi – Samurai, figure storiche e leggende celtiche – per  farsi chiedere se siamo diventati una band cristiana… Non lo siamo, ovviamente. Ho frequentato una scuola cattolica per 9 anni, sono molto interessato alla Bibbia e credo in Dio… ma scrivo di tante altre cose. Su ‘Sins Of The World’, l’unico pezzo davvero ispirato alla Bibbia è ‘Sins Of Man’, ed è evidente a che cosa fa riferimento. ‘World Destroyer’ contiene un riferimento a Wormwood, la stella di fuoco che secondo le leggende un giorno distruggerà la terra. Potrebbe essere il pianeta Nibiru, chiamato anche ‘Pianeta X’, scoperto negli anni Sessanta ma tenuto nascosto fino a pochi anni fa. Non possono più negarne l’esistenza perché si vede a occhio nudo, soprattutto all’alba e al tramonto, in particolare dall’Europa. Si avvicina alla terra ogni 3.600 anni circa, e potrebbe essere stato la causa del diluvio universale, dell’estinzione dei dinosauri, o anche della glaciazione. Quando si avvicina alla terra, il suo campo magnetico è cos’ grande da provocare grandi cataclismi. Questo è il possibile riferimento biblico che puoi trovare su ‘Sins Of The World’. Per il resto, ci sono tanti altri temi nel disco, storici, letterari o mitologici.”

Mike, come unico membro originale della band, riesci ad accostare ‘Sins of The World’ a qualche passata release, in termini di approccio e attiudine?
“(Mike Sabatini) Il modo di scrivere è sempre rimasto più o meno lo stesso. Un membro della band scrive un pezzo più o meno completo, e gli altri ci lavorano sopra per completarlo e perfezionarlo. A volte dobbiamo fare un po’ di aggiustamenti, sui testi o sulle linee melodiche. A livello di attitudine, è un disco molto aggressivo, anche se non manca di certo la melodia. Non so perché è venuto fuori così, ma è un disco che rispecchia molto bene quello che è la band oggi. Abbiamo dato davvero il massimo, e si sente.”

Quanto è stato difficile mantenere salde le redini della band, nel corso degli anni e con così tanti cambi di formazione?
“(Mike Sabatini) Siamo stati fortunati a trovare persone che ci hanno sempre permesso di guardare avanti, e in questo senso andare avanti non è mai stato difficile. Ci sono stati musicisti che hanno scelto di andarsene, altri cui abbiamo chiesto di lasciare, altri ancora che purtroppo sono mancati, ma siamo sempre tornati in pista più forti di prima. La cosa più difficile è doversi preoccupare di chi ama la line-up originale, una fase particolare nella storia delle band, non possiamo controllare i gusti di nessuno, ma quello che conta davvero è che oggi, nel 2017, gli Attacker sono ancora vivi e in ottima salute.”

Come sono cambiate le sfide che gli Attacker si trovano ad affrontare oggi, rispetto a 30 anni fa? E come sono cambiati i vostri obiettivi?
“(Mike Sabatini) Negli anni Ottanta c’erano molte più band con cui si doveva in qualche modo competere per avere spazio. Ora c’è la storia che ci rende un po’ più unici, ma la scena è molto più piccola, almeno qui negli USA. Per avere gente agli show dobbiamo suonare meno spesso: se facessimo il contrario non ripagherebbe di certo. Anche i promoter che chiedono alle band di vendere i biglietti sono un problema. Diventa difficile ottenete slot di supporto, perché vengono preferite band che pagano rispetto a gruppi di valore. Una volta tutto dipendeva dalla qualità, i gruppi di supporto venivano pagati, ma venivano scelti solo se meritavano. Ora tutto il music business è solo l’ombra di quello che era. E gli obiettivi… Una volta sognavamo di suonare per vivere, ora siamo contenti di tutto quello che riusciamo ad ottenere.”

A proposito di questo, cosa significa per voi la parola “successo” a questo punto della vostra carriera?
“(Mike Sabatini) Il successo per noi sta nel fatto che le persone si ricordino di quello che abbiamo fatto in passato e apprezzino quello che facciamo ora. Le opportunità che abbiamo avuto sono la ricompensa del lavoro duro degli anni passati. Tante band non riescono ad uscire dalla cantina dove provano, e noi siamo contenti di tutto quello che siamo riusciti ad ottenere. Non conta quello che succederà in futuro, se siamo riusciti a far sorridere i nostri fan con la nostra musica, non possiamo chiedere di più!”

Tra la primavera e l’estate prossime tornerete di nuovo in Europa. Cosa rappresenta il pubblico europeo per voi?
“(Mike Sabatini) Credo davvero che se non fosse stato per il pubblico in Europa, gli Attacker non esisterebbero più da anni. Ho avuto la possibilità di visitare il Keep It True II nel 2004, e questo mi ha aperto gli occhi. L’entusiasmo del pubblico è incredibile. L’heavy metal è molto più popolare che non negli States, e soprattutto è vissuto in modo decisamente più profondo. Nel corso degli anni abbiamo stretto tante amicizie che reggono ancora, e questa è una cosa ancor più importante della musica in sé. L’Italia poi è una cosa speciale, soprattutto per me viste le  origini della mia famiglia. Al momento non sono previsti show nel tuo paese, ma spero che ce ne sia l’opportunità: nel 2013 tra Rock Hard Festival ed Heavy Metal Night l’esperienza è stata davvero grandiosa, e tutta da ripetere!”
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Line-up:
Bobby Lucas – voce
Mike Benetatos – chitarra
Jon Hasselbrink – chitarra
Brian Smith – basso
Mike Sabatini – batteria

Discografia:
Battle at Helms Deep (1985)
The Second Coming (1988)
Soul Taker (2004)
The Unknown (2006)
Standing the Test of Time (2007)
Giants of Canaan (2013)
Sins of the World (2016)

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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