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ARMORY – ‘World Peace… Cosmic War’

Se c’è qualcosa che in campo heavy metal sembra non conoscere crisi, è la scena tradizionale svedese. Gli Armory sono l’ennesimo prodotto di un sottobosco scandinavo che davvero non accenna a inaridirsi. Arrivano da ‘Goteborg’, hanno alle spalle due demo pubblicati tra il 2013 e il 2015, e debuttano ora per la High Roller con questo ‘World Peace… Cosmic War’. Un disco che richiama alla mente i tempi d’oro dello speed metal americano, tra Savage Grace e Agent Steel – questi ultimi in particolare citati apertamente, in liriche di ispirazione sci-fi ma soprattutto nelle vocals iperacute di Konstapel P, che non possono far pensare immediatamente a John Cyriis. Musicalmente gli Armory guardano anche verso territori più tradizionali, con echi di Iron Maiden e Judas Priest nel guitarwork, ed un pizzico di Motorhead ad intorbidire ulteriormente le acque – l’intro di ‘Phantom Warrior’ omaggia esplicitamente ‘Ace Of Spades’. Ai ragazzi non manca di certo l’energia, anzi. Un filo di razionalità in più non guasterebbe, come pure un minimo di variazioni su tempi ed arrangiamenti, ma di certo tutto si può dire di ‘World Peace…’ tranne che si tratti di un disco statico o incapace di trasmettere emozioni. Se poi consideriamo che gli Armory sono giovani, capiamo che i margini di miglioramento non mancano. Le promesse ci sono, la stoffa per poterle mantenere anche. Intanto, qui c’è energia in abbondanza…

Tracklist:
1. World Peace (Intro) (1:10)
2. Cosmic War (3:51)
3. High Speed Death (3:06)
4. Hell’s Fast Blades (5:26)
5. Spinning Towards Doom (3:48)
6. Without Days, Without Years (4:11)
7. Artificial Slavery (5:28)
8. Phantom Warrior (3:01)
9. Final Breath (2:40)
10. Space Marauders (9:18)

Line-up:
Konstapel P – Vocals
G.Sundin – Guitars
Ingelman – Guitars
Anglegrinder – Bass
Ace – Drums

Editor's Rating

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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