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ARDUINI / BALICH – The Road To The Light

Il progetto ARDUINI/BALICH ha sorpreso in molti per il solo fatto di essere stato concepito. Trovare il cantante degli Argus e l’ex-chitarrista dei Fates Warning impegnati sullo stesso disco ha creato curiosità e sollevato interrogativi. A cui i due musicisti hanno risposto in modo eloquente con ‘Dawn Of Ages’, un disco non per forza semplice ma ricco di spunti interessanti… Abbiamo cercato di farci raccontare di più da Brian Balich, frontman degli Argus…

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Domanda obbligata di partenza, come è nato questo progetto comune?
“E’ stato Victor a dargli il via, una volta archiviato almeno per il momento il progetto Freedoms Reign. Stava scrivendo musica molto personale, che poteva essere la base per un progetto solista, in cui si sarebbe potuto esprimere liberamente. Ci siamo conosciuti tramite Tom Phillips dei While Heaven Wept, ci siamo tenuti in contatto, Argus e Freedoms Reign hanno anche fatto un paio di concerti insieme, e tutto questo ci ha reso buoni amici. Mi ha raccontato di questo progetto, e quando non è riuscito a concludere col cantante con cui stava lavorando, gli ho chiesto se avrebbe potuto prendere me in considerazione. Le cose sono partite così, ci abbiamo messo un po’ coi miei impegni, ma ce l’abbiamo fatta e sono immensamente orgoglioso di questo disco.”

A parte il contatto diretto, lui non era proprio uno sconosciuto per te…
“Certamente, conoscevo il suo lavoro sui vecchi dischi dei Fates Warning, che amo da quando ero un teenager!”

Chi si è occupato del songwriting? Avete avuto modo di collaborare?
“Tutta la musica è stata scritta da Victor. In qualche caso è nata nel corso di jam condotte con Chris Judge, che ha suonato la batteria su ‘Dawn of Ages’. Alcuni di questi pezzi erano già completi quando ho iniziato a collaborare con lui, altri li ha scritti man mano nel corso del tempo. Mi mandava i file, e non potevo far altro che ammirare la sua musica e pensare quanto ero fortunato a poter prestare la mia voce a pezzi del genere. A maggio 2015, è venuto a Pittsburgh per un weekend e abbiamo messo giù le voci di due pezzi – per il resto abbiamo sempre lavorato in remoto, scambiandoci file via Internet. Victor mi dato grande spazio, ho scritto tutti i testi e abbiamo lavorato insieme sulle melodie vocali. Ha un grande senso per la melodia, e a volte le sue idee erano troppo buone per essere ritoccate. E’ stata una buona collaborazione, senza problemi di ego. Abbiamo fatto quello che ci sembrava meglio per ogni canzone.”

Vi hanno attribuito l’etichetta “progressive doom”. La trovi in qualche modo azzeccata?
“Ora che tutto deve essere etichettato e catalogato per forza, credo che questa possa essere una definizione buona come tante altre. Di certo le radici doom ci sono, come del resto gli elementi progressive, tra cambi di tempo e pezzi dalla lunga durata e ricchi di atmosfere intense… E’ solo heavy metal, ma certo ci sono elementi doom e progressive.”

Una cosa altrettanto sicura è che ‘Dawn Of Ages’ mostri tante influenze musicali, anche molto diverse tra loro…
“Beh, sono tante le cose che personalmente ascolto, e con Victor ci sono molti punti di riferimento comuni. I Black Sabbath, i Fates Warning della sua era, i Rush… Il disco è un distillato delle cose che amiamo a livello musicale, anche se è difficile indicarne qualcuna in particolare, perché magari ci sono passaggi che richiamano una determinata band, e magari immediatamente dopo le cose cambiano e poi cambiano ancora. Ricordo di aver chiesto a Victor se uno dei pezzi era un omaggio inconscio ai King Crimson perché mi ricordava molto ‘In The Court of the Crimson King’. Alcuni passaggi di ‘Beyond the Barricade’ li chiamano le “parti Rush”!”

Diversi dei pezzi sono davvero molto lunghi. Non temete di chiedere troppo all’ascoltatore medio di oggi?
“Sinceramente, l’unico nostro obiettivo era fare musica che ci piacesse fare. Non abbiamo mai pensato se i pezzi sarebbero stati troppo lunghi, o troppo impegnativi da ascoltare. Sappiamo che, una volta definito il sound che avevamo in mente, questo sarebbe stato sufficiente per noi. Certo, speriamo che la gente ci dia il tempo e la pazienza di ascoltare brani lunghi come i nostri. Condividere musica è una delle cose migliori che si possano fare al mondo, e sapere che altri possano apprezzarla è un piacere enorme. L’attenzione dell’ascoltatore medio è sempre più ridotta, ma credo che i veri fan – e gli amanti del metal – sappiano trovare ancora il tempo per apprezzare cose non per forza semplici, ma che mettano insieme integrità, talento, cose diverse da quanto si trova solitamente nel mainstream. Queste persone si dedicheranno al disco, lo capiranno.”

Secondo te, ci sono elementi di Argus o di Fates Warning che appaiono all’interno di quetso progetto?
“Come musicisti, siamo quello che siamo. E anche se siamo cresciuti entrambi nel corso del tempo, è chiaro che ognuno di noi ha il suo tocco e il suo stile. Alla fine, la mia voce è questa, e anche se su questo disco mi sono messo particolarmente alla prova, non posso far fingere di non essere quello che sono. La voce poi è un elemento riconoscibile, e quindi forse puoi trovare qualcosa degli Argus qui. Come puoi trovare qualcosa dei Fates Warning, visto che la sua chitarra era un elemento fondamentale del suono dei primi dischi. In ogni caso, credo che siamo riusciti a creare qualcosa di discretamente personale su ‘Dawn of Ages’, che credo potremo andare avanti ad esplorare in futuro.”

Hai seguito un qualche filo conduttore per i testi del disco?
“Non particolarmente, nel senso che non ci sono collegamenti a livello di temi. Più o meno tutto si basa sulle mie esperienze personali: ho avuto un 2015 davvero pesante, con la fine di una relazione, e questo ha di certo influenzato l’impeto che traspare in alcune canzoni, oltre magari a qualche riferimento nei testi, ma altri pezzi sono legati ad eventi differenti o magari più introspettivi.”

Arduini/Balich è destinato ad essere un semplice studio project? O ci saranno possibilità di vedervi on stage prima o poi?
“L’obiettivo iniziale era creare questo disco, senza per forza pensare in termini di band. Detto questo, se ci fossero delle opportunità interessanti, ci piacerebbe anche poterci esibire live. Di certo non saremo mai una band con un’attività regolare, ma credo che se avessimo la possibilità di fare qualche festival, oppure qualche data selezionata, le cose potrebbero funzionare. Victor dovrebbe creare una band di supporto e dovremmo provare, io vivo a otto ore di distanza da lui, ma se ci fosse la volontà, tutto sarebbe certo possibile.”

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Line-up:
Brian Balich – voce
Victor Arduini – chitarra, basso
Chris Judge – batteria

Discografia:
Dawn Of Ages (2017)

 

 

Sandro Buti

Sandro Buti

Scrivo di heavy metal dai lontani e gloriosi anni Ottanta. Prima su fanzine più o meno amatoriali, poi dalla metà degli anni Novanta su magazine come Flash, Metal Hammer e Metal Maniac. Sono da sempre un cultore della scena underground, perché è ricca e perché è da lì che tutti arriviamo...

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