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ARCHSPIRE – ‘Relentless Mutation’

Gli Archspire sul loro profilo Facebook tengono a precisare che Dean Lamb suona una chitarra a 8 corde, mentre il suo socio Tobi Morelli ha un ascia che ne possiede “solo” 7. Noi potremmo tranquillamente aggiungere che il basso a orecchio e croce dovrebbe averne almeno una cinquantina (di corde) e ci siamo convinti che il batterista Spencer Prewett dev’essere un incrocio tra la dea Kālī e un millepiedi. Death metal iper tecnico e iper cinetico è quello che i canadesi Archspire ci propongono, e lo fanno nel migliore dei modi. Chi vi scrive arriva da anni in cui per technical death metal si intendevano quei Death nati dagli ancora non evoluti Mantas, così come si pensava a Pestilence, Atheist, Cynic. Ora siamo negli anni dell’estremizzazione, in cui tutto non viene spinto, ma scagliato, lanciato oltre. Ecco allora che oggi il panteon delle band tech-death annovera (purtroppo) anche nomi come i Rings Of Saturn (per esempio). Gli Archspire fanno quindi parte di quelle nuove band che suonano in modo algebrico, allineando un infinita serie di 0 e 1 in un (anti) musicale codice binario? Per fortuna no. Si torna un po indietro nel tempo quando la tecnica era asservita alla musica e non viceversa. Ovviamente non pensate a dischi come ‘Symbolic’ (Death, Roadrunner, 1995) o ‘Unquestionable Presence’ (Atheist, Relapse Records, 1991), qui siamo in altri mondi e la band ci ricorda in ogni passaggio che siamo nel 2017. Modernismo, partiture deathcore e djent sono ormai parte integrante e (sembra) inevitabile nella proposta delle nuove leve. Qual’è la peculiarità di questo combo? La linee di chitarra. Stop. Mistero risolto. Due chitarre, 15 corde, tanta passione e tecnica. Se affiniamo l’orecchio possiamo sentire incessanti linee di chiara estrazione neoclassica che rendono il percorso meno ostico e freddo. ‘Involuntary Doppelganger’ e ‘Remote Tumour Seeker’ sono il chiaro esempio di quanto vi stiamo dicendo. Le strutture algide, alchemiche e algebriche vengono stemperate da solismi in bilico tra la fusion più sfrenata, il suono di un Commodore 64 e Yngwie Malmsteen. Ammettiamo che in più di una occasione ci siamo convinti che i Nostri abbiamo ascoltato non poco un disco come ‘Tribe’ dei nostrani Sadist e le evoluzioni chitarristiche di Tommy Talamanca. Un po di sentimento e calore con la jazzata titletrack, perfetta unione tra momenti “clean” e sfuriate strumentalmente distorte ed effettate. Molto varia la voce di Oliver Rae Aleron, in grado di passare da pig squeal ferali a parti gutturalmente più consuete. Buona la scelta di mantenere una media di 4 minuti per brano, facendo si che la musica qui presente non diventi una sorta di tortura cinese, ma bensì un piccolo masochistico piacere da auto-infliggerci, riuscendo a “sopportarlo” e provando (lo ammettiamo) una discreta dose di piacere. Stupenda la conclusiva ‘A Dark Horizontal’, un brano spiazzante, epico ed oscuro dove Jared Smith si conferma come uno dei bassisti migliori ultimamente ascoltati. Splendida la parte centrale dove sono ancora chitarre dal gusto neoclassico a dominare una partitura satura di riff intricatissimi e psicotici. Un bellissimo disco per una band che sta scalando velocemente la vetta, ovviamente supportata da un lungimirante colosso come Season Of Mist.

Tracklist:
01. Involuntary Doppelganger
02. Human Murmuration
03. Remote Tumour Seeker
04. Relentless Mutation
05. The Mimic Well
06. Calamus Will Animate
07. A Dark Horizontal

Line-up:
Oliver Rae Aleron – voce
Dean Lamb – chitarra
Tobi Morelli – chitarra
Jared Smith – basso
Spencer Prewett – batteria

Editor's Rating

Alberto Biffi

Alberto Biffi

Alla tenera età di 11 anni fui folgorato sulla via di Damasco da una voce divina e soprannaturale (Bruce Dickinson), che mi guidò sulla retta via del Signore (R.J. Dio). Da allora ho vagato nel mondo metal cercando la mia giusta collocazione; dapprima come groupie (ma dovetti rinunciare presto, troppo brutto e peloso), poi come musicista coinvolto in innumerevoli progetti nell'area rock lombarda ed infine come umile scribacchino digital-musicale. Già redattore per Truemetal.it, Italiadimetallo.it, Metalitalia.com, Suonidistortimagazine.it ed altre innumerevoli realtà minori ma sempre e comunque professionali ed appassionanti, mi accingo ad iniziare questa nuova entusiasmate avventura con loudandproud.it.

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