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Arch Enemy – ‘Will To Power’

Patti chiari amicizia lunga. Se pensate di leggere una recensione in cui si confronti questo ‘Will To Power’ con ‘Black Earth’ (Wrong Again Records, 1996), ‘Stigmata’ (Century Media Records, 1998) e ‘Burning Bridges’ (Century Media Records, 1999), siete fuori strada. Se pensate che chi vi scrive paragonerà l’attuale visione artistica di Michael Amott con quella che aveva nei Carnage, nei Carcass e negli Spiritual Beggars, avete sbagliato di grosso. Insomma se dovessi usare certi parametri la finiremmo velocemente. Questo disco si meriterebbe un 55, forse 60. Tutti a casa e passiamo ad un altro gruppo. Oppure volete parlare in modo adulto del disco che abbiamo tra la mani? Qui ed ora. Allora possiamo continuare a parlare di musica. Parliamoci chiaramente, fuori dai denti, come da sempre facciamo insieme: se Amott avesse voluto fare un disco di death melodico non avrebbe scelto Alissa White-Gluz, ma avrebbe trovato un clone di Liiva, di Tompa o di Walker in 2 giorni. Con tutto il rispetto per il genere che amo, è molto più facile trovare un bravo screamer che un clone di Geoff Tate o Bruce Dickinson. No? Allora perché scegliere una cantate brava, poliedrica ma oggettivamente con un aspetto “acchiappa like”? Perché arruolare un chitarrista mostruoso come Jeff Loomis che con il death metal di stampo europeo ha ben poco a che fare? Insomma siamo tutti d’accordo che Michael Amott sta scegliendo una via commerciale? Si? Ok, proseguiamo. Gli attuali Arch Enemy non fanno death metal melodico. Mettetevelo in testa. Suonano un hard rock/heavy metal con chitarre ribassate, compresse, con suoni pompati e un cantato estremo estremamente commerciale. Griderete allo scandalo se vi dico che questo disco, con suoni meno steroidei e con Michael Vescera alla voce, non si discosterebbe poi molto da un ipotetico ‘The Seventh Sign’ in versione 2017? Sentitevi un pezzo come ‘Dream Of Retribution’ e ditemi che non ho ragione. Non mancano le sorprese, come il brano ‘Reason To Believe’, dove finalmente sentiamo la splendida voce pulita di Alissa, che qui da prova di veri virtuosismi vocali. Un brano come ‘The Race’ non avrebbe poi sfigurato in ‘Stigmata’ (vabbè non ho resistito) mentre ‘Blood In The Water’ è per gli Arch Enemy quanto di più scontato ci possa essere, con tanto di citazioni malmsteeniane. ‘Murder Scene’ è studiata a tavolino per fare sfaceli dal vivo, con le sue linee di chitarra armonizzata e gli assoli strabilianti supportati da un riffing chiaramente hard rock. Bella ‘First Day In Hell’, una bella cavalcata classic metal che non ci cambierà la vita, ma sicuramente si lascia ascoltare con piacere, con la sua coda che si solleva su una cadenza funerea, un marcia mortale e mortifera. ‘My Shadow And I’ è un altro pezzo azzeccato, tra armonizzazioni e riff “strani” che se derubati della distorsione potrebbero sconfinare nel pop rock più aggressivo. ‘A Fight I Must Win’ è il pezzo perfetto posto nella giusta posizione. Epicità vestita di un magniloquente arrangiamento. Si chiude con il botto. Insomma com’è questo disco? Bello. ‘Will To Power’ è un bellissimo disco heavy metal che se non continuamente confrontato con il passato dell’oculato chitarrista potrà togliervi molte soddisfazioni. Niente death metal, ormai è chiaro, solo un ottimo disco di musica borchiata. E di questi tempi non mi sembra poco.

Tracklist:
01. Set Flame To The Night
02. The Race
03. Blood In The Water
04. The World Is Yours
05. The Eagles Flies Alone
06. Reason To Believe
07. Murder Scene
08. First Day In Hell
09. Saturnine
10. Dream Of Retribution
11. My Shadow And I
12. A Fight I Must Win

Line-up:
Alissa White-Gluz – voce
Michael Amott – chitarra
Jeff Loomis – chitarra
Sharlee D’Angelo – basso
Daniel Erlandsson – batteria

Editor's Rating

Alberto Biffi

Alberto Biffi

Alla tenera età di 11 anni fui folgorato sulla via di Damasco da una voce divina e soprannaturale (Bruce Dickinson), che mi guidò sulla retta via del Signore (R.J. Dio). Da allora ho vagato nel mondo metal cercando la mia giusta collocazione; dapprima come groupie (ma dovetti rinunciare presto, troppo brutto e peloso), poi come musicista coinvolto in innumerevoli progetti nell'area rock lombarda ed infine come umile scribacchino digital-musicale. Già redattore per Truemetal.it, Italiadimetallo.it, Metalitalia.com, Suonidistortimagazine.it ed altre innumerevoli realtà minori ma sempre e comunque professionali ed appassionanti, mi accingo ad iniziare questa nuova entusiasmate avventura con loudandproud.it.

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